sabato 27 giugno 2009

SONO FATTO COSI'

È la solita mattina, esco di casa per fare la spesa. Al momento del pagamento, però, la negoziante non vuole farmi lo scontrino. Alle mie rimostranze, risponde: “Sono fatta così”
Fuori dal negozio mi aspetta una sgradita sorpresa. Il vigile mi sta facendo la multa nonostante la mia auto sia parcheggiata regolarmente. “La ruota posteriore destra esce di 5 centimetri dalla riga bianca … che vuole, sono un precisino, sono fatto così.” “Così come? Così stronzo?” vorrei urlargli dietro, ma mi trattengo per ovvi motivi.
Quando arrivo a casa, già dalla soglia mi arriva un trambusto inusitato, e in cucina mi aspetta una scenetta raccapricciante: mio figlio, invece di studiare per l’esame di analisi, sta giocando a poker con i due cugini e un amico. C’è perfino qualche bottiglia di birra mezza scolata sul tavolo. “Cosa state facendo?” chiedo con la voce strozzata dall’incredulità. “Non siete andati al lavoro?” mi rivolgo ai miei due nipoti “Non sei andato all’università?” all’amico “…E tu non devi studiare per l’esame?”al figlio “… E da quando in qua si beve alla mattina? E…”
“Zia” mi interrompe uno dei due nipoti, con la bocca piena “A noi non ci piace né studiare né lavorare. Ci piace giocare a poker, bere e mangiare pop corn. Che c’è di male? Siamo fatti così”
Ma le sorprese della giornata non sono finite. Mio marito torna dal lavoro più tardi del solito “Sono passato dall’agenzia e ho prenotato un viaggio alle Isole Vergini. Per due persone. Io e Giovanni. Ho speso duemila euro”
“Ma ti ha dato di volta il cervello? E con cosa pago il conto del dentista?”
“Piccola, non ti agitare “ … da quando mio marito ha la voce di Humphrey Bogart? “Non potevo lasciarmi scappare questa occasione. Lo sai che mi piace viaggiare. Sono fatto così”
Che sta succedendo? Sono tutti impazziti? E da dove viene questa musica?
La radiosveglia mi solleva dall’inquietudine: che incubo! Cosa ho mangiato ieri sera?
Sollevata, penso che posso affrontare la giornata serenamente: andrò a fare la spesa, il vigile sarà al solito incrocio, mio figlio si preparerà per l’esame, mio marito prenoterà la vacanza -per noi due- solo dopo aver saldato il dentista. Ma mentre mi sto alzando, al posto delle ciabatte i piedi incontrano i fogli scomposti del quotidiano. Devo essermi addormentata mentre lo leggevo. C’è la foto del premier, in primo piano, con la faccia tirata di questi giorni. Titolo dell’articolo, a grandi caratteri: “SONO FATTO COSI’”
Ah, ecco, mi sembrava di aver mangiato leggero, ieri sera. Per precauzione, comunque, farò sparire il giornale prima che qualcuno in famiglia lo legga, e gli venga in mente di fare di quella frase il proprio slogan di vita.

venerdì 26 giugno 2009

TE GHE DE VUTA' PD

Il giorno delle elezioni europee accompagno i miei genitori a votare. Alle 15.00, perché loro vogliono recarsi alle urne appena aprono i seggi. Mamma per la sua filosofia del “Non fare domani ciò che puoi fare oggi … anzi... potevi ben farlo ieri!”, papà perché lo ritiene un dovere assoluto, e gli sembra di farlo meglio se arriva in orario, neanche dovesse timbrare il cartellino. Quando mi arriva la telefonata del “Siamo pronti” non ho ancora finito di leggere le candidature: come al solito, anzi più del solito, ho le idee chiare su chi NON votare, ma non su CHI votare. Ma tant’è. Corro a cambiarmi e via.
Nonostante le sue idee politiche siano immutate da 60 anni, durante il tragitto in auto papà chiede a mamma dove deve mettere la croce, perché da quando hanno abolito la falce e martello lui non si raccapezza più: ulivi, querce, ora che albero è?
“Te lo giamò dì, de ghe de vutà PD” (te l’ho già detto, devi votare PD) gli ricorda mamma. Che papà chieda a mamma cosa deve votare mi fa un po’ senso, mi viene in mente che quando ero piccola papà voleva imporle le sue idee politiche e la rimproverava perché votava il PDIUP (o qualcosa del genere) invece del PCI. Fino a che mamma si stufò e si rifiutò di dirgli per chi votava.
Mi fermo al posteggio delle scuole, faccio scendere mamma e poi papà, che è seduto dietro. Mentre esce con fatica dall’abitacolo, lancia saette contro Berlusconi, come se fosse responsabile della mia auto a tre porte: “chel scemu lè!”(quello scemo lì!). Mamma lo zittisce: “Ssstt!!! Se po’ mia parlà!” (non si può parlare!)
Lungo il vialetto che porta all’entrata ammiro il giardino: come sono cresciuti gli alberi, piantati quando i miei figli erano piccoli. Papà invece commenta il via vai di persone che entrano già a quell’ora: “buon segno, buon segno”… e poi aggiunge “me ve la pel de capon..”. .. (mi viene la pelle d’oca)
Chissà perché papà si emoziona quando deve votare. Forse perché solo chi è cresciuto negli anni della dittatura può apprezzare fino in fondo il valore della democrazia? Dopo aver salutato e scambiato due parole con vari conoscenti per me estranei , li lascio nella sezione 1, mentre mi reco alla 4.
Sola, in cabina, con le mie due schede immacolate, mi sento come uno studente davanti alla prova d’esame scritta, che non trova la traccia sulla quale si era preparato. Cerco l’ispirazione mettendo la mano sul cuore e sussurrando l’inno di Mameli, ma mi manca quel po’ di patriottismo. Memore del consiglio del buon vecchio Montanelli, tento di turare il naso con la mano sinistra e votare con la destra, ma mi manca l’aria, essendo la cabina elettorale già claustrofobica di per sé. Infine ho l’idea di chiudere gli occhi, far roteare la matita e fermarla a caso come nel gioco dell’alfabeto, ma mi manca il coraggio: e se la croce finisse proprio lì?
Che dire … mi è venuta in mente mamma: “te ghe de vutà PD” . E così voto.

giovedì 25 giugno 2009

DRITTO COME UN FUSO

“Nessuno pretende che i politici conducano una vita irreprensibile”
L’altra mattina a una trasmissione radiofonica hanno citato questa frase , detta o scritta da un tale che non conosco (finiva per onsky: chi è, un principe uscito da un romanzo russo?)
“Parla per te” vorrei replicare a questo Onsky …“chi ti dà il diritto di esprimere il parere di tutti? ”
Ci sono persone che pensano che un politico debba essere un esempio per il cittadino che rappresenta. Non si pretende che mettano il cilicio e conducano una vita di stenti, ma solo che si comportino in modo rispettabile, dignitoso, onesto. Che razzolino bene, oltre che predicare (male).
Vi immaginate un direttore di banca che va in ufficio con la maglietta slabbrata? Un prete che veste prada invece della tonaca? Un politico deve essere eticamente dritto come un fuso. Se no, è troppo comodo!
Che cambi mestiere, ce ne sono tanti.
Vuoi una vita spericolata? Fai il cantante rock, non il politico.
Vuoi giocare d’azzardo, bere, drogarti e compagnia bella? Non farlo mentre siedi nell’emiciclo. Non è fine.
Vuoi andare a donnine? Vacci, ma non esagerare con la cocaina, rischi che qualcuno stia male e tu fai una figura di emme.(deputato Cosimo Mele , UDC, insegna)
Vorrei che il politico fosse una persona trasparente, un cittadino al di sopra di ogni sospetto e meschinità.
Il politico è la persona che si prende l’enorme responsabilità, chiedendomi il voto, di fare le leggi e quindi di influenzare la mia vita: vorrei che fosse migliore di me. Non uguale, tantomeno peggiore. Solo migliore. Non credo di chiedere troppo.

mercoledì 24 giugno 2009

TU, CHE PUOI DORMIRE



A casa mia dormire la notte è diventato un optional. Specie il sabato sera. Mi corico verso le 11 e 30.
Poco dopo, il primo sonno ristoratore è interrotto dal rombo rampante dell’hondasivictaiperrre che entra in cortile. Strano, mia figlia è rincasata prima del solito. Entra in camera a dirmi che è arrivata, ma poi la sento parlare con qualcuno: lei e il tipo della ondasivictaiperre devono avere avuto l’idea di fermarsi in salotto a guardare la tivù. Va bè, meglio saperli in salotto che sulle strade infestate di pazzi e ubriachi.
Tento di riacciuffare il sonno per la coda ma una domanda lo fa scappare: che fine avrà fatto mio marito?
E’ andato al parco a fare la guida di un’uscita sugli uccelli notturni e nel frattempo è scoppiato un temporale: ci sarà stato un fuggi- fuggi? Avranno trovato un riparo sicuro? Starà ripescando l’imbranato di turno caduto nella roggia mentre se ne stava col naso per aria a cercare di individuare un’improbabile civetta?
Il rumore della marmitta rotta dell’auto di famiglia in via di rottamazione (l’auto, non la famiglia) mi dà la seconda sveglia della notte. Non so che ora sia, e non ho intenzione di saperlo: se aziono il display della sveglia corro il rischio che gli occhi mi rimangano aperti. Anzi, quasi quasi faccio finta di dormire, così mio marito non si mette a raccontarmi del temporale, degli uccelli non visti e dell’eventuale stordito ripescato dall’acqua.
Il marito in questione entrando in casa parlotta tra sé (ha dimenticato qualcosa in auto), scambia quattro chiacchiere con figlia e relativo moroso, entra in doccia fischiettando il verso di un rapace notturno, esce sul balcone a stendere la mantella fradicia, svuota lo zaino. Ciò significa luci accese, poi spente, poi riaccese, la tapparella che va su e giù, cassetti aperti e richiusi. Impossibile fare finta di dormire, tanto vale lanciargli qualche saetta.
Mi riaddormento pensando ai programmi serali di mio figlio: impegnato in un torneo di calcio notturno, non ho capito se ha intenzione di tornare a casa a dormire tra una partita e l’altra. L’unica cosa di cui sono sicura è che alle sette di mattina deve presentarsi al seggio elettorale come scrutatore.
Sto sognando la cascata delle Marmore? No, è la doccia di casa. E chi sta facendo la doccia? Il moroso della figlia è ancora in giro? E il marito è rientrato ? Ah, si, ecco il suo piede. E chi c’è, allora, in bagno? Ah, già, sarà il figlio che ha deciso di farsi un pisolino tra una partita e l’altra.. Ma perché deve chiudere le porte sbattendole? Domani mi sente … Domani? Oggi? Che ora sarà? Potrò, alla fine, dormire? Le risposte alle mie domande si perdono nel limbo del sonno, che dopo un paio d’ore viene interrotto nuovamente dal rumore della porta chiusa a chiave e dell’auto del figlio che parte. Ipotizzo siano quasi le quattro del mattino (o della notte), mi ha detto che doveva giocare a quell’ora… Certo che i giovani ne inventano di stupidate! La figlia sarà a letto?
Alle sei, suona la sveglia: il marito deve essere ai seggi per le sette. Borbotta tra sé, non trova i mostrini da mettere sulla camicia. Faccio finta di dormire. Il figlio è tornato da poco, mi sembra di aver sentito, nel sonno, un’altra doccia; si sarà ricordato di puntare la sveglia per essere ai seggi alle otto? Si, l’ha puntata, alle 7.30. Quando entra in cucina a fare colazione, io ho appena terminato di mangiare un panino con la marmellata. Ha l’espressione scontrosa tipica dei carenziati di sonno e mi saluta con uno stizzito rimprovero: “Non capisco proprio perché ti sei alzata, tu che puoi dormire”.
(nella foto la mia frazione di notte)

domenica 21 giugno 2009

PREOCCUPATA PER PAPI


Da quando è scoppiata la moda delle ronde, sono seriamente preoccupata per papi.
Tentano di rassicurarmi affermando che “eventuali” teste calde saranno isolate. Ma quali eventuali: uno che nel tempo libero non trova altro da fare che mettersi addosso una camicia piena di improbabili patacche, una cravatta nera (che caldo), un cappello inquietante e buffonate varie, non può che essere un invasato. Fosse una persona tranquilla, metterebbe una camicia di flanella a scacchi, un cappello per il sole e si farebbe una bella camminata in montagna, altro che ronda. Da chi sarà fermata, poi, la testa calda? Dal compagno con la testa bollente?
Dicevo, di papi. Ma cosa avete capito? Non parlavo di quel papi là, ma di mio padre: niente soldi, nessun potere, due sole preoccupazioni: capire come gira il mondo e coltivare l’orto. Niente lifting né altri inganni, ma una bella dentiera nuova di pacca, tante rughe e i capelli autentici, appena striati di grigio nonostante l’età.
Non ha mai avuto bisogno di giurare sui figli, mio padre (anche perché, se l’avesse fatto gli avrei detto: “Ma che cacchio giuri? Dì, la verità, è più che sufficiente” )
Dicevo, delle ronde. Papà non esce di casa se prima non si è assicurato di avere “l’Unità” in una tasca e gli occhiali da lettura nell’altra tasca. Se la porta dappertutto, come fosse un biglietto da visita, e la legge dappertutto: in auto, negli ambulatori medici, a casa dei figli. Anche per questo ha apprezzato il nuovo formato, più piccolo: dice che ci voleva una donna alla direzione per comprendere che così è più comodo da leggere. E sì che non era difficile da capire.
Dicevo, delle ronde. Poniamo il caso che un giorno mio padre ne incrociasse una per strada. Come reagirebbe alla vista di qualcosa che assomiglia molto agli squadroni stile Gestapo di recente memoria? Sono sicura che la cosa più gentile che riuscirebbe a dire loro sarebbe: “Fascisti! Mi avete già sparato una volta! Fatevi sotto, se ne avete il coraggio!”
E, soprattutto, come reagirebbero “loro”, teste più bollenti che calde alla vista di un vecchio che, Unità e occhiali alla mano, li minacciasse?
Ho deciso: rispolvero vecchi dissapori avuti con papà durante la mia adolescenza e per pareggiare i conti gli vieterò di uscire, la sera.
(nella foto fotogramma tratto dal film arancia-meccanica -le-ronde-di-stato-)

venerdì 19 giugno 2009

UN'IDEA BIZZARRA

Dopo alcune notti insonni alla ricerca del nome per il mio blog, dopo aver scritto e cancellato un lungo elenco di improbabili frasi (che cavolo vuol dire) slogan (non siamo nel 68) citazioni latine (troppo professorale) versi poetici (qualità troppo alta, difficilissimo mantenerla, facilissimo precipitare); dopo aver chiesto pareri che non ho seguito, finalmente mi sono decisa, chiamandolo con la domanda che più mi faccio da quando ho avuto questa bizzarra idea.
Perchè un blog, poi? Il motivo principale è che mi sono stufata di spedire lettere a giornali e poi dover andare a vedere se il mio scritto è stato pubblicato. Ci perdo un sacco di tempo. Il giorno in cui è caduto il governo, l'anno scorso, mi è scoppiata la mania di scrivere commenti a notizie di cronaca/politica/costume. Alcuni sono stati pubblicati e tante persone mi hanno risposto tramite i forum dei vari giornali. Ieri una mia lettera pubblicata sul blog di Beppe Severgnini, corriere della sera, ha scatenato una valanga di interessanti mail. Mi sono divertita tantissimo a leggerle tutte e mi piacerebbe condividerle con tutti coloro che mi hanno scritto. Quindi ho deciso di pubblicare, come prima cosa, la lettera in questione, chiedendo a queste persone di inserire su questo blog il commento che mi hanno mandato. Così voi, gentili "estimatori" del mio scritto, sarete i primi lettori del mio blog.
Che bizzarra idea, ho avuto. Quanto durerà? Va bè, ormai il dado è tratto. Ciao a tutti.