domenica 11 aprile 2010

Rispondo a Massimo Fini (the end, at last)

Non ne potevo più di rispondere a Massimo Fini, e mi sa che non ne potevano più anche i lettori, e perfino il blog stesso, tant'è vero che è sparito un post che avevo in bozza, che rispondeva all'affermazione: "Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui"

Concedetemi solo 4 lettere, al posto del post smarrito: PFUI!

Va beh, destino vuole che salti una puntata e termini il film. Un the end all'insegna delle lacrime, come vuole la miglior tradizione Hollywoodiana

“E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni”

Addirittura la pistola, mizzega. Come la mette giù tragica, il Massimino: quasi un' istigazione a delinquere.

Ho letto che in media una donna ogni anno piange 47 volte, mentre un uomo solo 7 (come avranno fatto a stabilirlo? Mah!)... Ma ridurre la faccenda delle lacrime a una spremitura di coccodrillo o a latte versato è a dir poco limitante.

Non c’è niente di spregevole nel pianto. E’ una manifestazione di sensibilità, una facilitazione nella fatica di vivere.

Le lacrime sopraggiungono inattese quando una persona cara ti maltratta;

si piange per tristezza, ma anche per pagare un anticipo a un dolore che sta arrivando, e sai che sarà un dolore senza sconti;

si piange per diluire la sofferenza o per incapacità ad affrontarla;

ci si commuove davanti alla bellezza di un bambino, di un sentimento, di un momento perfetto.

Il pianto può essere anche bello, e di sicuro piangere fa bene: scarica l’aggressività e diminuisce il livello di stress. Farebbe bene anche all’autore dell’articolo, che in ogni parola di questo pamphlet trasuda di uomo ferito. Ferito a morte nell’anima da una, due, tre donne. Possibile. La categoria “giesse” (grandi stronzi) è presente anche nel sesso femminile, ci mancherebbe altro.

Chissà se Massimo Fini sia una vittima di una, due, tre G.S. o semplicemente, si sia sempre accompagnato a chi gli somigliava.

Questa storia delle lacrime mi dà l’occasione di accompagnare al post una canzone della quale mi sono innamorata lunedì di pasquetta, avendo i miei figli dimenticato un CD sulla mia macchina. Me la sono riascoltata infinite volte, per impararne il testo e cantarlo, ma poi ho capito che cantare una canzone di Tiziano Ferro è roba da competenti.

Dedico “alla mia età” a Massimo Fini, terminando così le mie conversazioni con lui e invitandolo a farsi coinvolgere in particolare da questa frase:

E che la vita ti riservi ciò che serve spero
E piangerai per cose brutte e cose belle spero
Senza rancore
E che le tue paure siano pure
L’allegria mancata poi diventi amore
Anche se è perché solamente il caos della retorica confonde i gesti e le parole e le modifica
è perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato
E ciò che dice Lui l'ho ascoltato

sabato 10 aprile 2010

Rispondo a Massimo Fini (quarta puntata)

“Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole"

Finalmente qualche complimento. A parte la lingua biforcuta, che non so bene cosa voglia dire, di preciso. La linea retta non sempre è quella più giusta, anche se è la più breve e a volte la più facile. Se la donna è insondabile, bisognerebbe chiedersi quanto sia profonda la capacità sondativa dei maschietti. Se è imprevedibile, può essere che le previsioni del partner manchino di fantasia, così come la linea retta manca di fantasia. E la donna che “si fa su” il maschio fa il paio con la lingua biforcuta: luogo comune. Ma torniamo alla geometria, che ci insegna che da due punti passa una sola retta: una noiosissima, rigidissima linea retta, e che da quegli stessi due punti passano infinite linee curve: curve morbide, spezzate, a zig-zag, a labirinto, miste. Se l’autore voleva regalarci una metafora geometrica, dovremmo dedurre che, mentre gli uomini davanti a un problema si fermano alla soluzione standard (linea retta), le donne cercano e trovano alternative, se serve; e forse davvero le donne sono più flessibili e si adattano meglio agli imprevisti della vita. Per passare dalla geometria piana a quella solida, si può procedere con l’assunto “l’uomo è cubo e la donna poliedrica”?
Dalle mie parti, per indicare una persona rigida ma anche un po’ limitata si usa il termine “quadrèl”(mattone). Ma io mi rifiuto di pensare che tutti gli uomini siano dei mattoni, o dei cubi, e le donne dei cristalli. Non cado nel gioco delle generalizzazioni del mio interlocutore. Ci sono persone di questa e di quella categoria di qui e di là. Così come "Ci sono bambini a zig zag" (David Grossman) e "donne spezzate" (Simon de Beauvoir), due bellissimi titoli di due ottimi libri, leggendo i quali capiamo che i bambini a zig zag sono più complessi degli altri bambini solo perché più sensibili, e che l’ implacabilità della linea retta può spezzare la vita di una donna.

giovedì 8 aprile 2010

Rispondo a Massimo Fini (terza puntata)

“Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima”
Va in pensione prima dell’uomo, quella privilegiata di una femmina!
Ma, ammesso che i soldi usati per pagare le pensioni alle donne siano uno sperpero di denaro pubblico, dovete spiegarmi perché il raddoppio della linea ferroviaria, al mio paese, è stato seguito in diretta ora per ora scavo su scavo da una flotta di pensionati, simpaticissimi e attentissimi pensionati, dalla posa e dal linguaggio competente, ma… chissà le loro donne, dove erano… forse nei bar, a giocare a tresette, leggere il giornale e tirare mezzogiorno.
La mia idea sulla proposta di alzare l’età pensionabile alle donne l’ho già espressa nel marzo 2009, tanto vale che la tiri fuori dalla cantina e la incolli

ABBASSO LE FESTE!

Gli uomini propongono che siano le donne a pagare la crisi: dai tempi di Adamo ed Eva, non sono forse il capro espiatorio più a buon mercato? E allora, tutte in pensione a 65 anni, e ringraziamo per l'opportunità che ci viene data: lo fanno per non farci sentire emarginate!
Mannaggia: sono decenni che chiediamo più collaborazione in casa, asili nido, scuole a tempo pieno, pari opportunità nel lavoro, protezione dai soprusi, leggi contro la violenza, e ci hanno sempre risposto picche. E ora arrivano con questo regalo non richiesto, come se ci dicessero: non via abbiamo dato quello che chiedevate? Bhè, accontentatevi di quello che c'è. Ma io vorrei chiedere a tutti gli uomini: dove siete, quando la vostra donna prende la pillola, mette la spirale, o si mette a fare i conti mentre voi pensate solo a godervela? Dove sono i tanti tromboni, quando viviamo l'angoscia di una possibile o certa gravidanza indesiderata? Dove sono gli economisti quando dobbiamo scegliere tra il desiderio di un figlio e la possibilità di un lavoro? Dov'è Brunetta quando una maternità ci fa perdere un avanzamento di carriera? Dov'è l'Unione Europea quando un uomo ci minaccia, perseguita, picchia, violenta? Ci chiedete di essere brave lavoratrici, brave mogli, brave madri, brave cittadine.. e quando i figli finalmente sono cresciuti, non ci chiedete forse di occuparci degli anziani genitori? Per non parlare dei figli che progettano di riconvertirci in baby sitter prima ancora che noi stesse cominciamo a fare progetti post-pensionamento! Maledetto vizio di voi uomini: volere la botte piena e la moglie ubriaca ... sì, ubriaca ... di fatica!
Ci hanno preparato un bel regalino, per l'8 marzo, non c'è che dire. Forse è per questo che sono così allergica alle feste: non si sa mai che regalo ti può arrivare.

8 MARZO 2009

mercoledì 7 aprile 2010

Rispondo a Massimo Fini (seconda puntata)

SETTE ANNI DI VANTAGGIO

“Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima”

La donna vive sette anni più dell’uomo. Lo dicono i dati. Va bene, ma lasciatemi il beneficio di questo piccolo dubbio: le donne che rientrano in queste statistiche appartengono alla generazione passata, quando la donna, nel bene o nel male, non lavorava ANCHE fuori casa. Sarà da vedere, se le donne della mia generazione avranno anche loro questo privilegio, o se lo stress accumulato dalla necessità di conciliare lavoro fuori, dentro, sopra sotto e di lato, e i sensi di colpa per non riuscire SEMPRE a fare questo concilio, non avranno degli effetti negativi sulla longevità.
Ma mettiamo tra parentesi questa parentesi e torniamo alla realtà dei fatti odierni: la donna ha uno sconto di pena di sette anni.
Sembra maledettamente ingiusto, in effetti, ma io ipotizzo due spiegazioni che pareggiano i conti. Una spiegazione umana e una motivazione divina.
Partiamo dalla SPIEGAZIONE UMANA: la donna vive di più perché si ammala meno. E si ammala meno non perché, o non solo perché ha più anticorpi, come mi informa il mio commentatore number one, (sarà poi vero?) ma perché è più responsabile, matura e capace di autocontrollo: mangia meno, beve meno, fuma meno del suo collega maschio. Fa meno la sborona, non si vanta delle crapule con le amiche, tiene di più alla sua salute, e non -o non solo- per sacrosanto egoismo, ma anche e soprattutto per generosità e amore verso i propri cari: perché sa che, nel momento in cui dà forfait, l’equilibrio della sua famiglia viene messo a dura prova.
“Me podi mìa malas” (io non posso ammalarmi), dice mia mamma, e sa Iddio quanto è vero.
MOTIVAZIONE DIVINA: è la logica conseguenza del pensiero di mia madre. Il Buon Dio elargisce alle donne questo sconto di pena perché possano fare le badanti ai mariti, solitamente più anziani e a volte più malati. Perchè Dio ha la vista buona.

domenica 4 aprile 2010

Basta crederci

Il mio amico-nemico Cruciani l’altra sera ha intervistato Massimo Fini in relazione a un suo articolo misogino, che non ho ancora avuto il piacere di leggere (lascio passare la Pasqua) e al quale non ho ancora avuto l’occasione di rispondere punto per punto (lascio passare Pasquetta) (la strategia perfetta per non fare le cose che, a conti fatti, più di tanto non mi appassionano)
L’esimio giornalista-scrittore snocciola un tot di banalità condite in salsa di erre moscia da perfetto intellettuale: le donne sono una razza nemica, hanno la lingua biforcuta, si mascherano come «sesso debole» per fregare il tapino, in realtà sono attrezzate per partorire quindi molto più robuste dell’uomo, vivono sette anni di più, vanno in pensione prima, e piangono per niente. Uau!
Dopo aver diffuso nell’etere queste perle di saggezza, e dopo aver interloquito con una ascoltatrice, il giornalista conclude il suo intervento con una ciliegina sulla torta, spacciata come aforisma di Groucho Marx : “La scopata è solo un surrogato della masturbazione”
Bhè, Massimino, che dirti, basta crederci. La volpe dice che l’uva è acerba. Basta dirlo, e crederci. E convincersi. E se ci credi, e te ne convinci, buon pro ti faccia: tante grane in meno, per te e per lei. Ma convincere gli altri, non ti sembra un atto di presunzione? E’ pur vero che tante volte si è portati a credere a cose ben peggiori per i più svariati motivi: tra gli altri, convenienza, paura, ingenuità.
Ti insegno un trucco: dillo e ridillo, scivilo e riscrivilo: ripetita iuvant, e alla fine ci crederanno in tanti: la terra è quadrata, Babbo Natale porta i doni, la Befana il carbone, Vanna Marchi l’elisir, il Berlusca ha le mani pulite, Mangano stava in quel di Arcore a spalare merda di cavallo, il diavolo ti spingerà all’inferno col forcone in mano.
Il solitario è meglio di una briscola. Bè, certo, se sei seduto al tavolo da gioco, solo come un cane, è difficile giocare a briscola, devi continuamente alzarti dalla sedia.

giovedì 1 aprile 2010

Lascia o raddoppia

Dopo aver sofferto quel che abbiamo sofferto in cabina elettorale, è tempo di mettere in cabina qualcun altro e goderci una serata davanti a un quiz vecchio stampo, chiamato "lascia (la politica) o raddoppia (la strategia)"
Il conduttore ha la voce del fu-Mike, ovvio
- Bersani, metta la cuffia: busta a, bi o ci? -
- ... -
- Uno, due tre, tempo scaduto. La vedo indeciso, allora se le cucca tutte e tre. Cominciamo con la busta A: perchè in lombardia il pidì ha candidato Pena-ti, che aveva perso le provinciali l'anno scorso, e non aveva ancora smaltito la pena della sconfitta? -
- Ehm....-
- Risposta errata, signor Bersani. la risposta esatta era: per far pena-re gli elettori-
- Forza, non si scoraggi, ci metta un pò di entusiasmo, passiamo alla busta B : perchè i dirigenti pidì amano candidati perdenti e odiano i vincenti tipo Vendo-la?
- Mah, vede, il punto è... -
- risposta errata, signor Bersani. La risposta esatta era: per far dire al tesserato: ora vendo-la tessera-
- E passiamo all'ultima domanda, signor Bersani: perchè dopo le elezioni ha detto "Non abbiamo vinto e non abbiamo perso?"-
- Perchè, vede, se si osserva ...
- Risposta errata, signor Bersani. La risposta esatta era: per non dire che abbiamo fatto cagare-
- Si tolga la cuffia, ora può uscire dalla cabina, ma prima ci dica: lascia o raddoppia?-
- Non c'è un'alter-na-tiva?-

martedì 30 marzo 2010

in questa giornata funesta

In questa giornata funesta ma prevista una cosa mi ha impietosito: sentire dire dai dirigenti della sinistra, al posto di "ma come cazzo abbiamo fatto a perdere quattro regioni?" la terribile frase: "... c'è tanto da lavorare" (finora cosa hanno fatto? Giocato?)

In questa giornata funesta ma prevista una cosa mi ha strabiliata: la notizia non funesta e non prevista che nella destrosa, ricca, leghista città di Lecco gli elettori hanno rispedito al mittente il lecchese Castelli, ex ministro della giustizia ora viceministro e senatore, super gettonato e super favorito. E' stato come se qualcuno gli avesse tolto la poltrona mentre si stava sedendo, una scenetta veramente comica. Ben gli sta, a quella faccia da topo.

In questa giornata funesta, ma prevista, una cosa mi ha causato godimento allo stato puro: apprendere che Brunetta non è riuscito a salire in gondoletta.

In questa giornata funesta ma prevista una cosa mi ha urticata: la vittoria di una certa Polverini che ha rozzamente polverizzato l'armonia delle canzoni di Battisti

In questa giornata funesta, ma prevista, una cosa mi ha fatto sorridere. La lettura di un bel post sull'astensionismo e sulle ragioni del voto e del non voto.
http://www.lacrisi2009.com/2010/03/la-forza-del-partito-che-non-ce_29.html

domenica 28 marzo 2010

si può o non si può?

I miei affezionati blogghisti della prima ora (cioè nessuno) sanno che io sono la taxista ufficiale del viaggio al seggio di pà e mà. Ne ho scritto agli albori della mia carriera di blogger, a giugno dell'anno scorso, in occasione di altre elezioni, forse provinciali http://fuma62.blogspot.com/2009/06/te-ghe-de-vuta-pd.html Li accompagno alle 9.30, appena mà torna da messa. Pà vuole andare al seggio con "l'unità" in mano, mà dice che non si può, per il silenzio elettorale. Io dico che si può, e ficco l'unità formato tascabile in sacoccia a pà, ma a metà del vialetto mà gliela toglie con mossa fulminea. Nemmeno me ne accorgo. Pà me la dà, come a dire: -mò che femo?- Va bene, me la metto in borsa sta cacchio di unità ... Poi, dopo aver votato (ho votato una lista con scritto Vendola.. che c'azzecca il governatore della puglia con la lombardia? beh, ormai l 'ho votato, perchè c'era scritto la parola ecologia, va bene? Oh!!!) Dicevo, mentre aspetto che mà e pà votino in un'altra sezione, estraggo l'unità dal castigo della borsa e leggo la De Gregorio. Mà, che per prima esce dalla sezione, non osa dirmi "se pò mìa". Pà, come al solito, esce dalla cabina con la scheda aperta a mò di lenzuolo svolazzante, facendo inorridire il presidente, che prima gentilmente lo cazzia e poi gliela piega davanti agli occhi ma con gli occhi regolarmente chiusi, come prescrive il regolamento. Tutto procede come previsto, nessuna variazione al copione. -Cosa hai votato, papi? -gli chiedo, (così, tanto per rispettare la trama) - Ho votato quello che mi ha detto tua mamma, no?- - Ma scusa, se mamma ti diceva di votare Formigoni, tu lo votavi?- - Ah, no, sò mìa scemu- E' bello sapere che, in questo mondo che gira in tondo in modo frenetico, confusionario e vorticoso, c'è qualcosa che rimane immutato. Mi dà sicurezza. Il mio pà e la mia mà, immutabili, solidi come rocce, solidi ma ammorbiditi dal tempo che passa e scalfiti dagli agguati dell'età, rocce senza quasi più spigoli, come sassi di fiume levigati dal tempo e dall'erosione dell' acqua che scorre, le mie morbide rocce.

venerdì 26 marzo 2010

Seneca diffida dal votare i ciarlatani

Oggi mia figlia ha speso 50 euro per tre libri di "peda" (gogia). Mi è andata bene, suo fratello ha provato a spendere la stessa cifra per un unico volume di "merda" (fisica).
Libero dalla plastichetta quello dei tre più imponente, un tomo di 600 pagine, "Educazione e formazione a Roma". A prima vista sembra una piotta terribile, ma sfogliandolo trovo dei brani che attirano la mia attenzione. Credo che lo sbocconcellerò, leggendo qui e là .
Ci sono delle perle come questo brano di Seneca, a pagina 83:

"Tu ti puoi rivolgere anche agli antichi, che sono a disposizione. L'aiuto ci può venire non solo dalle persone ancora vive, ma anche da quelli che non ci sono più. Fra i viventi scegliamo non quelli che parlano di getto e a vanvera, ribadiscono luoghi comuni e in privato sono dei ciarlatani, ma quelli che insegnano attraverso esempi di vita, che confermano con il proprio modo di agire le massime che ci forniscono, che ci insegnano ciò che dobbiamo evitare, nè mai sono sorpresi a fare ciò che ci hanno raccomandato di evitare; chiedi aiuto a colui che ammiri per averlo visto agire più che per averlo ascoltato"

(Epistulae, 52, 7-8)

Il buon Seneca vuole indicarci la strada giusta per scegliere le persone alle quali affidarci. Rivivesse ora, anno duemiladieci dopo cristo, e si trovasse a un giorno dalle elezioni regionali, e non ammirasse alcun politico di quelli presenti sulla scheda, scommetto che si troverebbe anche lui in difficoltà, come me, e non scriverebbe quelle cose a cuor leggero.
C'è solo una cosa, di cui sono sicura: voterò a sinistra, cioè parteciperò al gioco pur sapendo di perdere.

giovedì 25 marzo 2010

calderoli fa il calderaio



Ma da piccolo non l'hanno lasciato giocare coi fiammiferi? Gli era rimasta la voglia, poverino, non vedeva l'ora. Speriamo che gli abbiano almeno lasciato distruggere le costruzioni del lego, giocare al dottore, sparare con armi giocattolo e fare il pagliaccio, una volta all'anno.

mercoledì 24 marzo 2010

un papavero fidato

dal blog di Nando dalla Chiesa
Tuesday 23 March 2010

Ho anni 63 compiuti, abito a Segrate, ho lavorato 20 anni per Mediaset in qualità di dirigente. Oggi, dopo una cena piacevole, percorro con mio marito la stradina notoriamente pedonale, ora abusivamente usata da poche auto di alti papaveri e rispettive scorte per raggiungere gli Studi televisivi di Rete 4. Da una di queste auto ci viene suonato il clacson, mio marito fa presente che i pedoni hanno la precedenza in quanto strada pedonale, si abbassa un finestrino e: "Spostati faccia di merda!"

Riconosco Emilio Fede, che protende il suo viso sotto quello di mio marito, invitandolo: mettimi le mani addosso, toccami! Mi metto tra i due: "Sono stata tua collega per 20 anni, ho lavorato 20 anni con Carlo Bernasconi (braccio destro di Berlusconi, morto nel 2001, gran brava persona). A quel punto il grande cambiamento: mi scusi Signora, mi scusi Signora. Non le voglio le tue scuse, caro Fede, chiedo scusa io: per essere rispettata come donna ho dovuto ricordarti di aver fatto parte del clan dei prepotenti e degli arroganti. Sia per me e per tutti un momento di profonda riflessione.

Silvia Cavanna, Segrate (lettera pubblicata sulla Repubblica di oggi 23 marzo)

martedì 23 marzo 2010

Amor omnia vincit

Mentre lavo i piatti apprendo che il gran mogol ha scomodato addirittura Virgilio, per la sua manifestazione di sabato scorso: pare che si sprechino frasi del tipo " l'amore vince su tutto", "il partito dell'amore", cose così. Parole d'effetto, che si contenderanno il nobel con "tre metri sopra il cielo", "scusa ma ti chiamo amore", "scusa ma ti voglio sposare", e la new entry "scusa ma mi hai rotto gli zebedei" (questa l'ho aggiunta io)

Mi è subito venuto in mente il poeta Virgilio: "Omnia vincit amor", così sono andata a ripescare la frase dal mio file "frase latine che mi piacciono". Dette così, con la musicalità della lingua dei nostri avi, queste parole odorano di poesia, ma sentite in viva voce alla radio, da lui, sanno di obbrobrio. Alla meglio, stucchevoli come i bugiardini dei baci perugina, alla peggio, ridicole.

Ho deciso di non contestargli il plagio del buon Virgilio, sarebbe capace di falsificare i registri di nascita dell'antica Roma per provare che Virgilio NON è nato prima di lui, e chi sostiene il contrario è una toga rossa.

Sentilo, il declamatore dell’amore, che aizza la folla: “Volete voi che la sinistra prenda il potere e rimetta l'ici?” “ Noooo!!!!” "Volete voi pagare le tasse?" “Noooo!!!! " Volete voi che il velo del tempio si squarci?” “Noooo!!!”

Mi ricorda qualcuno ... ma chi, chi, chi? Mussolini no, troppo inflazionato, Hitler nemmeno, troppo esagerato... eppure... Il tarlo del "chi" ha lavorato tutto il giorno, inconsciamente, senza darlo a vedere: mentre ero al lavoro, mentre guidavo, cucinavo, mangiavo, telefonavo, partecipavo a un funerale, ri-tornavo a casa, ri-cucinavo, ri-lavavo i piatti, ri-ri-ri... ora ri-cordo, chi! Come ha fatto a non venirmi in mente mentre ero in chiesa? Ma certo, Ponzio Pilato che chiede alla folla: volete liberare Gesù o Barabba? e la folla, che risponde credendo di decidere, mentre qualcuno ha deciso per loro

Non gli ho contestato il plagio di Virgilio, ma gli consiglio di dare una ripassata a Cicerone, che diceva: io temo l'elogio perchè temo il ridicolo.

venerdì 19 marzo 2010

Aiuto, primavera in agguato

Aiuto, sta arrivando la primavera. Dove posso nascondermi? Perchè a me la primavera fa brutti scherzi.
Vero che è bello, al mattino, svegliarsi col canto degli uccellini, i miei amati vicini di casa che se ne vanno in inverno e poi tornano in questa stagione, ad aprire la casa, le finestre, sbattere i tappeti, salutarti .. "Come va? Tutto bene? Noi stiamo preparando il nido per i piccoli, tu che fai di bello?" Che faccio, appunto, di bello? Bhò! Vai a saperlo!
Stamattina c'è anche il picchio rosso maggiore (sì, confermato dall'esperto) che trrrrr trrrrr ... tritura, con grinta, la corteccia di un albero malato, di buon'ora già alla ricerca di larve. 
Tutto ciò è una goduria, ma invece che predisporre il mio animo alla garruleria i miei vicini di casa mi inducono a rimanere sotto le coperte, ad ascoltarli, e fare finta che la giornata non stia per iniziare.
Poi c'è la "natura che si risveglia", mentre io vorrei riprendere sonno, occupare la tana lasciata vuota da un letargico, dicendogli: adesso tocca a me, bello! ...
E invece mi tocca fare finta che la giornata sia iniziata, e in men che non si dica sono pronta. Mentre faccio manovra con l'auto in cortile, vedo che un bulbo dimenticato nella terra dell'aiuola sta cacciando fuori il suo bocciolo, senza fatica, come se la terra non fosse pesante.
Però non è giusto: la natura può sfoderare tutta questa energia perchè ha riposato, in questi mesi. Si è spogliata, si è accomodata al volere del gelo, si è lasciata coprire di neve, si è adagiata nel rifugio dell'inverno, ad aspettare, quieta. Nessuno l'ha incalzata, è stata lasciata in pace, nel suo brodo.
A noi invece il riposo non tocca mai, se non quello eterno, che è un pò esagerato.
Proverò a chiedere in prestito un pò di entusiasmo ai miei vicini di casa, a trrr..trrrr...triturare le paturnie, come il picchio, e cacciarmi fuori anch'io, come quel bocciolo di crocus, come se la terra non fosse pesante.

lunedì 15 marzo 2010

la parola


Giovedi scorso Umberto Broccoli, conduttore dell'ottimo programma radiofonico "con parole mie", (radio uno, ore 14) ha parlato dell' importanza della parola. Della responsabilità, gravità e definitività di certe parole, che non possono essere cancellate perchè "Ormai le hai dette". Ho ascoltato la trasmissione con piacere, era in perfetta sintonia con i miei ultimi post, e grazie al bravissimo Broccoli ho conosciuto questa poesia della Dickinson:

Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento.

Emily Dickinson

p.s. un consiglio per Gigi, e per noi: stiamo attenti alle parole che nascono nella pancia, possono essere indigeste, quando "vengono fuori"

sabato 13 marzo 2010

uguali davanti o dietro?

Dicono che siamo tutti uguali. Davanti a Dio, davanti agli uomini, davanti alla legge. Panzane.
Lasciando perdere il discorso Dio, per gli altri due face-to face posso dimostrare quanto l’uguaglianza sia solo presunta. Perché se davvero fosse così, ho delle richieste da fare.
Pretendo un LODO per le alte cariche della famiglia, in modo che io e mio marito non possiamo essere processati dai figli per quello che abbiamo fatto e facciamo nell'esercizio delle nostre funzioni di genitori
Ho urgenza di appendere, nel bagno di casa mia, un DECRETO INTERPRETATIVO che interpreti a chi appartengano le tracce biologiche che attentano i sanitari sanificati dalla sottoscritta
Mi farebbe comodo un LEGITTIMO IMPEDIMENTO che mi permetta di autogiustificarmi quando, dopo una giornata di lavoro, non ho voglia di pensare alla cena
Gradirei l'IMMUNITA' sanitaria quando un utente, al lavoro, mi starnutisce o mi sputa addosso, l'immunità civile quando reagisco con un “Ma allora sei un cretino!”, l'immunità penale quando devo affrontare talis pater
Vorrei usufruire di un DECRETO salvacena quando faccio bruciare la cipolla mentre sto sul web
di un PROCESSO BREVE quando mi dimentico del ritorno del guerriero e del suo appetito
di una SANATORIA quando mi si prospetta un sabato di pulizie di primavera
di uno SCONTO DI PENA quando mi piomba in testa una spesa imprevista
Mi servirebbe uno SCUDO rinforzato per difendermi dalla dose molesta di tg quotidiano
Applicherei un RESPINGIMENTO dell'ascolto ogni volta che un politico dichiara cose stupefacenti, (nel senso che sembra parlare sotto l'effetto di stupefacenti)
Attuerei con gioia un DECRETO DI ESPULSIONE per qualsiasi pensiero si presenti nella mia testa sotto forma di paturnie.

giovedì 11 marzo 2010

martedì 9 marzo 2010

parole usa e getta

Nel post precedente parlavo del mistero e della potenza delle parole, oggi mettendo ordine nella posta trovo questa mail datata 2 marzo, inviatami da un mittente sconosciuto che si preoccupa del lifting delle parole, operazioni con cui l'arrogante di turno, allegramente e impunemente, ne cambia i connotati e il relativo significato. Parole trattate come giocattolo pronto all'uso, da usare e poi gettare. Gioco molto sporco, sporco e pericoloso, come tutti i giochi disonesti.

TANGENTOPOLI, NEO/TANGENTOPOLIE E BIRBANTELLOPOLI

L’italiano, è lingua molto ricca. Ogni vocabolo propone un mare di sfumature diverse.

E poi, di frequente, vengono coniati un sacco di simpaticissimi neologismi.

Anni fa sulla scena italiota comparve le parola tangentopoli

Di recente i comunisti/bolcevici, come sempre pedanti e poco creativi, hanno parlato di neo tangentopoli

“Ma che neo/tangentopoli e neo/tangentopoli d’Egitto”, obietta, deciso e sorridentissimo, Fra’ Inteso; qui siamo in presenza, al più, di qualche birbantello. Ed ecco un nuovo vocabolo: birbantellopoli

Ora avviene che io, di intelligenza notoriamente non brillante, sia andato in confusione. ed abbia cercato di comprendere le differenze tra tangentopoli, neo/tangentopoli e birbantellopoli.

E qui mi sono venuti in soccorso i miei studi di matrice scientifica. Ho letto i dati presentati dalla Corte dei Conti ed ho saputo che le tangenti 2009 vs 2008 sono cresciute del + 266%.

Ho provato ad esemplificare. Ad esempio, se nel 2008 la corruzione segnalava 23.488 reati, facendo 23.488 + 266% si ottiene 62.479 –

Se nel 2008 la corruzione denunziava 54.915 pastette, facendo 54.915 + 266% si trovano 200.999 tarallucci nel 2009.

A questo punto, pur essendo un curioso della lingua italiana, ho lasciato ad altri di giocherellare con tangentopoli, neo/tangentopoli, birbantellopoli.

Mi è stato sufficiente, per capire, servirmi della mia piccola calcolatrice.

Ciao a tutti, FC

Non so chi sia, questo effeci, spero solo abbia fatto i calcoli giusti, che non mi faccia fare figure

domenica 7 marzo 2010

il mistero delle parole

"Perchè bisogna credere nel mistero delle parole, e che le parole possano diventare vita, destino; così come diventano bellezza" (Sciascia, l'Antimonio)

Le parole, si sa, sono importanti. Possono trasformarsi in poesia se usate bene o in pietre se usate male. Possono essere vere o false, oneste o ambigue, rassicuranto o inquietanti. Puoi decidere se sputarle fuori intatte, con gli spigoli, o succhiarle come caramelle, prima, per levigarle.
Per chi scrive possono diventare un'ossessione. Perchè una parola non vale l'altra, ogni parola ha un posto preciso. E tu devi trovarle il posto giusto, come quando fai un puzzle: fino a che il pezzo non si incastra, devi rifare. C'è solo una parola, e bisogna trovare quella, diceva il grande Mario Rigoni Stern, che vidi per la prima volta ospite a "Che tempo che fa", e della cui persona mi innamorai all'istante.
Un grande vecchio, un grande scrittore, un autentico amante della sua montagna, morto l'anno scorso, un uomo che si vedeva lontano un miglio, che era un uomo.



venerdì 5 marzo 2010

un cucciolo entra nel blog

Ieri ho scoperto che col contatore posso andare a curiosare sulla provenienza di chi passa dal mio blog. E' divertente. Più che dai siti, è dai motori di ricerca che giungono gli arrivi più clandestini e disparati, se non addirittura disperati, come nel caso del pivellino che ha digitato su google "come si fa ha non avere paura della palla se sei un portiere" (sì, con la acca) approdando sul mio post "il portiere è un punto di vista". Oltre alla ridarella mi è venuto un attacco di tenerezzite acuta per questo -credo- portiere in erba e la voglia di riscrivere il post apposta per lui: bella domanda, cucciolo. Io non ti so dare risposte nè consigli, anche se mi chiedo: ma perchè uno fa il portiere, se ha paura della palla? Spero che, ad ogni modo e con ben altri consigli, tu riesca a superare la paura, oppure a cambiare ruolo, e a divertirti. Spero anche che tu riesca a parare le acca, quando servono, e lasciarle passare quando non servono, come nella frase che hai digitato su google. Altrimenti sarà la grammatica ad avere paura di te. E ora corri in porta, cucciolo!