giovedì 31 dicembre 2009

Tutto, ma non il cenone


Allergica come sono alle feste, in particolare a quelle dove ti devi mettere il vestito del divertimento a ogni costo, non avevo organizzato niente per oggi: all'ultimo momento, di solito, raccattiamo qualche anima generosa e disorganizzata che, desiderosa di fare un'opera pia, viene a fare compagnia a me e mio marito: due anni fa abbiamo trascorso la serata con un' amica ad ascoltare le vecchie canzoni degli abba, l'anno scorso con un amico, a parlare e tacere davanti al fuoco del camino. Perchè, ci avete mai pensato, il silenzio non è imbarazzante solo quando è circondato dai suoni sommessi della natura: la legna che crepita, il canto degli uccelli, il rombo del temporale, le voci della montagna.
Tanti anni fa mia sorella, la religiosa della famiglia, passò il capodanno in un monastero, a una veglia di preghiera o qualcosa del genere. Il giorno dopo mio padre le fece la domanda di rito: "COSA AVETE MANGIATO?."Pastina e taleggio" fu la sua risposta. Mio padre gliela mena ancora adesso.
Ieri mi ha chiamato un'amica, che tempo fa aveva lanciato l'idea di un concerto. Si va al concerto, allora. Siamo in 5, partiamo alle 5 , il concerto inizia alle 8, torneremo ... bò, verso mezzanotte, credo, e mangeremo una pizza a casa mia. Ora mio marito prepara i panetti di pasta di pane e io rassetto la casa. Poi farò la doccia e mi metterò l'intimo rigorosamente NERO.
Evvvvvaaaaiii, anche quest'anno ho evitato il cenone. Fatemi fare di tutto, a capodanno, ma evitatemi il cenone. Piuttosto, entro nella gabbia del leone. Un leone che vorrebbe farsi un cenone.
Buon anno a chi legge, con un invito a spedire in cielo qualche desiderio, di quelli tosti, stanotte, al posto dei puzzolenti e pericolosi petardi.

mercoledì 30 dicembre 2009

Guerra e pace

Quando ho visto l’invito, ho pensato subito a te, amore di un inverno.

martedì 29 dicembre 2009

Attenzione, altre feste in arrivo

(Ma finiranno, prima o poi)
Le feste di famiglia possono trasformarsi in veri e propri agguati alla serenità familiare e parentale: un attimo prima si brinda, l'attimo dopo ci si lanciano i coltelli, e succede tutto così in fretta che a ripensarci a freddo non si capisce neanche come abbia potuto succedere. Sono sicura che la disinibizione alcolica tipica di queste a volte insensate abbuffate sia uno degli elementi scatenanti dei litigi. Alcuni stratagemmi per evitare la tragedia: non eccedere nei brindisi, spegnere la tivù specie se sta trasmettendo il TG o se si sente anche solo in lontananza la voce di Emilio il coniglio, allontanare i quotidiani, usare quelli di partito per accendere il caminetto, mantenere una rispettosa distanza di sicurezza da argomenti socio-politici se già si sa che le opinioni sono nettamente divergenti, mettere il segnaposto del vecchio nonno comunista impenitente il più lontano possibile da quello del moroso della figlia, rampante consulente finanziario con cravatta verde in bella mostra. Di cosa parlare? Ce n’è, ce n’è! Tempo, cucina, spettegolamento su parenti non presenti o vicini di casa maleducati, lavoro … Solo che, se uno non ci sta attento, la politica può entrare come il prezzemolo in ogni discorso, dal contratto effimero del nipote alle strane abitudini del vicino di casa straniero.
Avendo un padre incapace di capire SE e QUANDO è il momento di parlare, e soprattutto COME parlare, io e le mie sorelle in queste occasioni abbiamo sviluppato un vero sesto senso: percepiamo il momento in cui una conversazione prende una piega pericolosa, annusiamo l'odore della parola-frase- incriminata quasi prima che venga espressa dall'interessato, intuiamo la possibile ricaduta, ci scambiamo un'occhiata complice e dirottiamo la conversazione con ogni genere di stratagemma, del tipo: "Papà, che ne dici di una bella partita a briscola?".
Meglio litigare per la donna di picche che per il re di denari.

domenica 27 dicembre 2009

E' la vigilia di Natale e sono quasi pervasa


E' la vigilia di Natale e sono quasi pervasa da un'atmosfera prenatalizia in pieno stile panettone bauli; voglio solo starmene un pò in pace, godere delle ultime ore di pace prima del caos previsto per i due prossimi giorni. Ma...c'è sempre un ma che rovina tutto,e oggi il ma è stata la malaugurata idea di leggere una lettera su Italians del 22 dicembre, che parla degli incontri post-web. Tale edificante lettura mi ha trasformata in un istante da pacifica donna a toro infuriato. Un toro nell'arena, accecato dalla rabbia, un toro che scalpita, soffia e non vede l'ora di incornare quel fighetto del torero. Il torero in questione, latore della lettera, fa parte del club degli esseri di sesso maschile che nel web hanno trovato la manna, cioè un modo comodo e poco dispendioso per cuccare. Gettano le reti, ma così facendo pescano alla cieca, perchè negli abissi è buio. Così, il torero/pescatore scrive al Beppe per lamentarsi, e cercare quel pò di consolazione: nelle reti, invece che pregiati bocconcini di pesce pregiato, finisce per trovare solo tanti scorfani! Scorfani intelligenti, spiritose, che sanno perfino scrivere, ma per niente... come dire... nessuna Meg Ryan di "c'è posta per te", per intenderci.
Ah, bene, finalmente il club è venuto allo scoperto, e con che protervia. Che stile, poi, andare a piangere sulla spalla di Beppe perchè la pesca è deludente.
Il toro, mentre soffia, pensa. Pensa che in certe patologie le parole non servono, occorrono le medicine. Le medicine e un miracolo, o una magia. Ci vorrebbe un bel farmaco anti-paraculaggine che si possa trasformare in allegato, si posizioni sotto la sedia del torero quando schiaccio invia, e parta come un petardo quando lui lo apre. Un farmaco sotto forma di supposta, naturamente, sia per l'aereodinamicità dell'evento sia perchè è il modo più veloce per raggiungere uno stronzo.

giovedì 24 dicembre 2009

un biglietto di auguri


Posto il più bel biglietto di auguri che ho ricevuto quest'anno, inviato da una donna speciale a me e a molte altre persone:
"Mi chiedevo in questi giorni quali auguri fare alle persone cui sono legata da vincoli vari. Non mi piacciono le espressioni di sola convenienza. Vorrei proprio dire parole che vengono dal profondo del cuore.
Prendo spunto da un mio ricordo di bambina.
Chiedevo con insistenza a mia madre perchè il Bambinello nei presepi non dormiva come solitamente fanno tutti i bambini piccoli e mia mamma mi rispondeva sempre, con la teologia dei semplici: "Ti guarda e sorride,perchè ti vuole bene"
Ecco, allora io auguro a te di sentirti sempre guardata e amata, di non sentirti mai sola: è questo il segreto della vera gioia.
Gli uomini d'oggi cercano la felicità nel potere, nel denaro, nella fama, nel soddisfacimento di tutti i desideri e dimenticano dove veramente la possono trovare. Penso che uno dei motivi del malessere dei nostri giorni sia proprio questo: non c'è sufficiente sguardo d'amore tra gli uomini, non c'è percezione d'amore.
Allora tanti auguri, perchè questo Natale sia veramente un Natale di gioia motivata dalla certezza che Qualcuno di veramente importante ci guarda e ci ama
Adele

martedì 22 dicembre 2009

A Natale puoi

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Oggi mi frulla in testa il motivetto pubblicitario: ♫ … a Natale puoi .. fare tutto quel che non puoi fare mai…. ♫ .. La melodia è orecchiabile, ma l’autore del testo avrà ricevuto un compenso per avere scritto tale baggianata? Cosa PUOI fare, a Natale? Quello che vuoi???

sabato 19 dicembre 2009

un'oca contro emilio fede

Sto cazzeggiando col p.c. quando dalla radio la voce del conduttore del tg 4 mi fa drizzare le antenne ed entrare in uno stato di all’erta, come una marmotta sulla soglia della tana, mentre ogni sorta di reazioni istintive e involontarie, probabilmente dovute al trauma di esperienze passate, si intrufolano nel mio corpo (sento perfino i muscoli della bocca prepararsi a un sorriso di scherno)

mercoledì 16 dicembre 2009

LIBERIAMO BABBO NATALE


Quando ero piccola, in occasione delle feste natalizie andavamo a trovare una zia consacrata che faceva la cuoca presso un istituto per disabili; nonostante il paese distasse solo una ventina di chilometri, il piccolo viaggio era considerato una vera e propria avventura. All’inizio degli anni 70 papà aveva acquistato una seicento, ma era impacciato nella guida e una volta imboccata la superstrada non ricordava mai quale fosse l’uscita esatta. A chi chiedere informazioni, se non alle signorine dagli abiti succinti che sostavano ai lati, bene illuminate da grandi falò? Ricevuta l’indicazione e imboccata l’uscita giusta papà e mamma si dilungavano a commentare quanto fossero state gentili quelle signorine.
La zia ci accoglieva nel tinello delle consorelle e ci rimpinzava dei suoi impareggiabili dolcetti: biscottini di pasta frolla, con la ciliegia candita in mezzo, e spumeggianti meringhe.
Papà reclamava a gran voce, in quel silenzio ovattato dai lunghi corridoi, il vin santo, “quello che usate per la Messa”, specificava.
La sera, sulla strada del ritorno, io e le mie sorelle contavamo gli alberi di Natale illuminati.
Percorro quella strada tutti i santi giorni, oggi, e noto con dispiacere che gli alberi illuminati sono pochi. Dall’anno scorso è scoppiata la moda di appendere un Babbo Natale sulla ringhiera del balcone; a me dà tristezza vedere questi poveri vecchietti, di schiena, che tentano di arrancare verso il comignolo senza mai riuscire a raggiungerlo. Sembrano tanti impiccati. Ognuno ha i suoi gusti, ma forse prima di comprare l’ultimo gadget comparso sul mercato impazzito del consumismo natalizio dovremmo contare fino a 10 e utilizzare un minimo di buon gusto. Da che mondo è mondo Babbo Natale arriva la notte santa, non a metà novembre. Arriva su una slitta trainata dalle renne, sosta sui tetti, entra nelle case passando agevolmente dal camino. La sua età e la sua mole richiedono un minimo di comodità e di decenza.
Perché costringerlo a una faticosa arrampicata, togliendogli dignità e autorevolezza e facendolo sembrare un ladro d’appartamenti? Qualche anno fa una misteriosa banda si aggirava nei giardini privati a liberare i nanetti di biancaneve. Chi libererà Babbo Natale da quella scomoda posizione? Solo l’arrivo della Befana.
Domenica 23 dicembre 2007

lunedì 14 dicembre 2009

cronaca di un lancio annunciato

Mario Calabresi, su “la Stampa”, scrive un bell’articolo in cui condanna chi non condanna l’aggressione al premier. Concordo su tutta la linea, soprattutto quando scrive che “l’Italia somiglia sempre più ad uno stadio in cui si sente solo la voce degli ultras che gridano mentre incendiano le curve.
Il tocco finale del pezzo, però, mi lascia delusa: “Il presidente del Consiglio, a cui va la nostra solidarietà sincera, speriamo sia così saggio da capire che proprio lui - l’aggredito - ora può fare la differenza: può abbassare i toni e aprire la strada per un confronto più civile e rispettoso. C’è da augurarsi che anche tutta l’opposizione lo capisca e sia capace di isolare chi delira
Mi è parsa una conclusione un po’ banale, se posso dirlo. Pensare che il capo rinsavisca dopo una botta in testa mi sembra di un'ingenuità disarmante; parlare addirittura di saggezza, è chiedergli veramente troppo. Augurarsi che l'opposizione condanni e isoli istanze violente è una considerazione talmente ovvia da apparire quasi ridicola.
La mia opinione è questa: pur cercando di essere obiettiva, ritengo che la violenza verbale sia una MODA lanciata dai politici di destra, lega in primis, con i leghisti -legaioli -forcaioli (mi verrebbe anche un’altra rima, ma stasera non scendo nei loro bassifondi ) saliti sulla cattedra a dare lezioni di “bon ton della politica”: scurrilità, gesti osceni, propositi eversivi, raduni invasati, fucili nascosti nelle valli bergamasche, istigazione alla violenza, cori razzisti, mancanza di rispetto per la bandiera e per l’inno nazionale; gli alleati, constatato che la rozzezza chiamava voti, hanno imparato in fretta la lezione. Perfino una parte minoritaria dell'opposizione si è adeguata alla moda del momento, scelta che NON CONDIVIDO.
In questa guerra verbale, che un pazzo pensi di aver ricevuto l’ordine di fare fuoco e lanci un soprammobile in testa al premier è il minimo che poteva capitare, quasi la "cronaca di un lancio annunciato".

sabato 12 dicembre 2009

La profezia di un poliziotto


"Il 12 dicembre 1969 qualcuno mise una bomba all’interno della Banca nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a 200 metri da piazza Duomo, causando 16 morti e 88 feriti. Lo stesso giorno furono piazzate altre 4 bombe, tre esplose a Roma e una inesplosa in un’altra banca di Milano.
Ricordo che il giorno seguente facevo il primo turno e aspettavo con impazienza che aprisse l’edicola per acquistare il quotidiano e sapere le ultime notizie sulla strage; nell’attesa e nel freddo mi faceva compagnia un poliziotto, che quando lesse i titoli dei giornali disse: “Se questo è un fatto politico la verità non si saprà mai”. Fu un buon profeta.
Quattro giorni dopo, un professore di Treviso amico dell’ estremista di destra Giovanni Ventura ebbe una “crisi di coscienza” e tradendo le confidenze dell’amico indicò agli inquirenti una pista che avrebbe potuto facilmente condurre agli autori della strage. Si continuò tuttavia a indagare sulla più comoda pista anarchica; solo dopo nuovi indizi l’inchiesta –affidata a tre magistrati milanesi tra cui il giudice Gerardo d’Ambrosio- subì una svolta decisiva: Franco Freda e Giovanni Ventura vennero riconosciuti quali due personaggi chiave della strage, ma nel momento in cui i magistrati cominciarono a indagare sui veri ispiratori e mandanti, la Corte di Cassazione tolse l’inchiesta ai giudici milanesi e spostò la sede processuale a Catanzaro. Il risultato, dopo 30 anni: nessun colpevole"

Tratto dal libro scritto da mio padre per i suoi nipoti, dove la storia entra nella vita, con prepotenza.

venerdì 11 dicembre 2009

Un giornalista zuccone


Il giornalista Cruciani, di radio 24, mi fa incazzare da morire. Sostiene che, fino a che non ci sono le prove provate, non si possono pretendere le dimissioni di un politico in odore di … odore di …. quale odore preferite? c’è la scelta: concorso esterno in associazione mafiosa? Favoreggiamento?

mercoledì 9 dicembre 2009

Piperita va a casa di Charlie Brown



Mi è scoppiata la moda dei peanuts. Credo che metterò in stand-by i libri della pigna sul comodino per rileggermi tutta la serie di Schulz che giace dimenticata da decenni nella stanza dei figli (la famosa camera della discordia).
Sono dei bei libri, con la copertina rigida, roba seria. Mi piacevano così tanto che li avevo ricoperti con la plastichetta evita-sporco.
Come raccontavo nel commento, alle superiori eravamo innamorati di questi personaggi e ognuno di noi (noi inteso come quelli della "comune insurrezionale", quelli dell'ultima fila, quelli che potevi essere tutto, anche ciellino, ma lecchino, no, quello giammai!!)...Dicevo, ognuno di noi aveva un personaggio col quale si identificava o che gli altri gli appioppavano. Io ero Piperita Patti, forse per lo sfortunato amore non corrisposto con quello sfigato di Charlie Brown.
Quello che più mi piaceva, dei peanuts, era la presenza molto discreta e pressochè invisibile di quegli scocciatori chiamati genitori.
Dopo cena ho cercato Piperita Patti, su google, per controllare se il mio avatar di trent'anni fa si chiamasse davvero così, e ho trovato degli you tube di cui nemmeno conoscevo l'esistenza. Il primo che ho visto, questo che ho postato, mi ha divertito un casino perchè mi è venuta in mente quella volta che Charlie Brown mi invitò a dormire a casa sua, e sua sorella mi fece la stessa identica accoglienza di Sally. Finì che non dormii sotto la cuccia del cane, ma nel letto di suo fratello, finì che all'alba Charlie Brown mi svegliò per andare sulla collina a vedere l'alba, finì che dopo alcune ore di inutile attesa ci accorgemmo che era nuvoloso.

lunedì 7 dicembre 2009

il barile si è bucato


Quest’estate per la prima volta nella storia due mercantili hanno attraversato il mitico passaggio nord ovest senza rompighiaccio. Sembra che gli abitanti della penisola scandinava siano sbigottiti e spaesati per questo cambiamento (si può ben capirli: come se a noi sparissero le Alpi)
E pensare che c’è ancora chi sostiene che la storia dell’effetto serra sia una montatura di invasati, gente che si diverte a fare gratuito terrorismo ambientale. Ma allora perchè i ghiacci si ritirano? Sarà meglio andare a controllare che non ci sia qualche gigante cattivone assoldato da Greenpeace per raggiungere la cima delle montagne e versarci sopra dell’acqua bollente, come caffè sul semifreddo.

Sotto i ghiacci che si stanno sciogliendo, nel circolo polare artico, stanno emergendo risorse preziose: microorganismi marini che gli scienziati stanno studiando per le loro proprietà terapeutiche, riserve di metano, … e chissà quanto altri tesori la natura ci sta nascondendo!
Finalmente ho capito perché i governi temporeggiano, tentennano, si passano la patata bollente, fanno il gioco del comicia prima tu che poi arrivo io, e se non lo fai tu non lo faccio neanch'io, e tu hai inquinato prima adesso tocca a me, e tutti sti giochetti da asilo mariuccia, al termine dei quali non fanno NIENTE di NIENTE per fermare l’effetto serra: quel sapientone dell’homo sapiens sta aspettando con ansia che si sciolgano tutti i ghiacci, per poter pescare meglio, sondare meglio, sfruttare meglio, deturpare ed esaurire anche le ultime risorse. Raschiare il fondo del barile, fino a che si buca. (ma è già bucato!)

domenica 6 dicembre 2009

Dichiaro aperte le ostilità

Guerra civile, in casa mia. Ieri mio figlio mi ha mandata a sedermi sul water closed a causa della mia insistenza nel pretendere che tenga in ordine almeno la sua camera.

sabato 5 dicembre 2009

La mia passione

LA MIA PASSIONE PER LA LETTURA-
Seconda e ultima parte
-geneticamente propensa alla lettura-

Nonostante la sua istruzione si fosse fermata alla quarta elementare, (era stato pure bocciato!) papà era un accanito lettore: comprava ogni giorno l’Unità, ogni settimana “Epoca”, “Grand Hotel”, e per noi figlie “Miao” poi sostituito dal “Corrierino dei piccoli” e più avanti dai fumetti “Il monello” e “Intrepido”. Era abbonato al terribile mensile “Il calendario del popolo”.

martedì 1 dicembre 2009

E' longilineo, come piace a me

E' longilineo, come piace a me. Quando lo incontro, sembra non chiedere altro che rimanere nel suo guscio, ma è sufficiente il tocco delicato delle mie dita per convincerlo a uscire, anche se gli piace mostrarsi ancora avvolto su se stesso, raggomitolato come un gattino che dorme nella sua cesta. Liscio, (si è appena sbarbato?), delicatamente profumato, docile come un agnellino, si lascia plasmare a mio piacimento. Mi si concede tutto, senza risparmiarsi, pur sapendo che sarà solo per una volta. Esteticamente non è il meglio che la piazza può offrire, ma ho sempre preferito l'affidabilità e la fedeltà alla bellezza. Nonostante all'inizio faccia tanto il misterioso, in realtà odia il romanticismo ed è di una razionalità esasperante, ma rassicurante come lui non c'è nessuno. E quando già mi sono dimenticata di lui, porta a termine la sua missione, fino a morire.
Se gli oggetti potessero aspirare alla condizione di santità, io lo farei santo, subito. Tutte le donne dovrebbero farlo santo, perchè è più utile della lavatrice e più salvavita del salvavita.

domenica 29 novembre 2009

La mia passione, prima parte

LA MIA PASSIONE PER LA LETTURA-
prima parte
-Piccole donne (eppure eravamo bambini!)-

Da dove cominciare? Se inizio dalla notte dei tempi, credo che il libro clou della mia infanzia sia stato “Piccole donne”, della Alcott.

venerdì 27 novembre 2009

Il mister dice, Orwell risponde

Il mister dice che il conflitto con la magistratura può portare a una guerra civile.

martedì 24 novembre 2009

Guerra contro noi stessi

Quest'estate ho postato about un pericolo ambientale che incombeva sulla mia terra . Ma avevo in mente di riparlarne, se non altro perchè uno scritto sull'argomento, dimenticato nel p.c., voleva venire alla luce. Ne approfitto ora, per onorare la riapparizione del trio "Zardoni, Saccardi, Ornaghi", illustri membri del comitato"No al pozzo", senza i sacrifici, le competenze e l'entusiasmo dei quali non avremmo mai vinto la battaglia. (A proposito! Un trio di grazie!)
Battaglia che ora dovrebbe proseguire in una guerra al nostro stile di vita, una guerra contro noi stessi, perchè è troppo comodo aspettarsi tutto dagli altri ed essere i primi a tirarsene fuori.
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sabato 21 novembre 2009

Che ce ne frega, a noi?

Che ce ne frega a noi se una è conciata così male da non trovare niente di meglio che sposare il mostro del circeo? Ai tempi di mia mamma, nella Brianza bigotta, se una donna "si parlava" con un uomo che non frequentava la chiesa, in famiglia succedeva il finimondo. (vero, mamma?)
Ai miei tempi, se uscivi con un tipo coi capelli lunghi, la mamma perdeva il sonno mentre papà istituiva il coprifuoco serale. (per fortuna non è stato il mio caso, i miei erano abbastanza all'avanguardia)
Di questi tempi, invece, una tizia qualsiasi può addirittura vantarsi di aver conquistato il "cuore" (quale ??) di un pluriassassino recidivo. A quanto pare è sparito il perbenismo dei tempi andati, ma forse è sparito anche il buonsenso: dei mass media, naturalmente, che si sono buttati sulla notizia come avvoltoi. Se stesse zitta, quella sfortunata, e non angustiasse il mondo con le sue scelte private. (che poi non venga a lamentarsi con noi se viene sgozzata dall'anima pura). Se stessero zitti, i giornalisti di radio e carta stampata. Se la televisione non facesse sedere in poltrona cani e porci, a raccontarci le loro porcate e sommergere il nostro salotto di spazzatura.

giovedì 19 novembre 2009

Basta cemento



Totale ammirazione per Domenico Finiguerra, egregio Sindaco che non svende il proprio comune per fare cassa, ma guarda al di là dell'orticello e si preoccupa del futuro del territorio che sta amministrando: un futuro dove non è carino che figli, nipoti, discendenti trovino solo cemento.

martedì 17 novembre 2009

gli uomini non cambiano



Dedico questa canzone dell'indimenticabile Mia Martini a tutte quelle donne che sacrificano la propria vita a un uomo che non le merita.

domenica 15 novembre 2009

Gli Animali e il Freddo

"Gli animali si preparano in modi diversi ad affrontare il freddo. Molti animali da pelliccia infoltiscono il pelo. Alcuni uccelli infittiscono le penne, mentre altri, che non potrebbero sopportare il freddo invernale, partono per i paesi caldi: rondini, luì, gruccioni, non trovando più gli insetti di cui si cibano, migrano verso sud. A Primavera torneranno.
Alcuni animali selvatici dopo aver mangiato abbondantemente per accumulare il grasso necessario alla sopravvivenza, cadono in letargo, cioè dormono in una tana fino a primavera.
Gli insetti si rintanano nella terra o si nascondono nella corteccia dei tronchi"

(tratto da un quaderno di scuola)

E noi umani, come ci prepariamo all’inverno?Da parte mia, per prima cosa tolgo dall’anfratto del camino la cesta dei giornali, sotto la quale soggiace il fantomatico cartellone “Qui si firma contro i pozzi della morte”, ricordo dell'incubo ambientale che collegherò per sempre a questa strana estate. Lo butto, sperando non serva davvero più, sposto un antico vaso da notte elevato alla funzione di contenitore cancelleria, libri quaderni astucci fogli e il solito casino, un vassoio di pomodorini dell'orto che vorrei da verdi diventassero rossi, pulisco, metto gli alari e il parafiamme …
E accarezzo l’idea di futuri pomeriggi domenicali da passare sul divanetto nuovo, davanti al camino acceso, con un buon libro in mano e una tisana fumante sul bracciolo. Perchè, come scrisse Flaubert,

"...cosa c’è di meglio infatti che stare la sera
con un libro accanto al fuoco, mentre il vento
batte sui vetri, e la lampada arde?"

Non partirei mai per un paese caldo, come fanno alcuni uccelli. La stagione fredda mi piace, perchè mi offre una scusa valida per rintanarmi come un mammifero in letargo nella mia tana e nascondermi come un insetto nella rassicurante corteccia del mio io.
(E perchè non cominciare da quest'oggi, visto il tempo piovigginoso e le tenebre che incombono?) (marito spedito a far legna nel bosco, come nelle fiabe)

sabato 14 novembre 2009

"E così vorresti fare lo scrittore?"

"E così vorresti fare lo scrittore?"
di Charles "Hank" Bukowski

venerdì 13 novembre 2009

I miei scartafacci scolastici

Mi piacerebbe postare qualche pagina tratta dai miei scartafacci di scuola, indubbiamente meno noiosi dei miei “diari segreti”: ma cosa sono questi scartafacci? Nient’altro che semplici quaderni senza pretese estetiche che iniziavano con i migliori propositi (diligenti appunti) , ma dopo qualche pagina cominciavano a soffrire di qualche distrazione (frase latina scritta a caratteri cubitali, tradotta, commentata e calata nella propria vita, … ma il resto della spiegazione dove si era persa?) per poi continuare a tergiversare in una specie di parabola dell’attenzione discendente e infine terminare in modo indecoroso (scambi di insulti col compagno di banco, cronache della domenica, lamentele sui prof, vani progetti di rivolta in famiglia..)
…. O vi ho rotto l’anima con le mie reminiscenze?

giovedì 12 novembre 2009

Vivi, e non stufire più


Nel caos primordiale dei miei scritti, che nel vano tentativo di riordinare ho solo amplificato, arrivando alla conclusione che l’ordine non fa per me, ho trovato due foglietti ripiegati e volanti, scritti a mano, pieni di cancellature, graficamente e intimamente sofferti, non datati, risalenti a un giorno imprecisato di quest’estate. Li ho copiati e poi, non convinta del contenuto, ho cambiato rotta e ho aggiunto una conclusione diversa, che in quel momento lì non avrei nemmeno preso in considerazione, perché non sarei riuscita ad essere così severa con me stessa.

"A volte mi prende una tale stanchezza di vivere. L’insostenibile pesantezza del vivere.
Come quando vai in montagna e a un certo punto ti senti esausto, le gambe pesanti come sasso, il fiato corto, il battito del cuore nelle orecchie, il sudore caldo che ti si spalma sul corpo stanco.
Il rifugio è un puntino lontano, su in cima, pare irraggiungibile. “Non ce la farò mai”, pensi.
Invece, ti prendi una pausa, ti bevi un tè caldo, quello davanti a te ti incoraggia, quello che incroci mentre scende (beato lui) ti dice una pietosa bugia (“ma sì, una mezz’oretta e siete arrivati”)… e così, piano piano, passo dopo passo, arrivi alla meta. E solo allora capisci che ne è valsa la pena.
Vivere è leggermente più complicato che fare un’escursione. Anche perché chi ti assicura che alla fine della faticata ci sarà un rifugio accogliente, un laghetto con gli eriofori, una vista incantevole, un prato dove sdraiarsi e godersi un meritato riposo?"

… La verità è che, anche quando diciamo che siamo stanchi di vivere, il più delle volte lo diciamo solo per farci compassionare, tanto è vero che la morte ci spaventa da morire. (Ma come fanno, quelli che si suicidano, a non morire di paura e di orrore, prima?)
Vivere o morire? Verrebbe da chiedersi: non c’è una terza opzione? No, che non c’è.
E allora mi dico: Vivi, lascia vivere e non stufire più.

lunedì 9 novembre 2009

cartoline dall'infanzia

I grandi pianti, la rabbia, e tutti in fila per bere quello schifosissimo uovo crudo su cui la suora fa un buchino, la puzza di riso bianco e la fuga strategica da quell’asilo che odio e contro il quale vinco la prima battaglia della mia vita,
La tranquillità dei corti pomeriggi invernali, a fare i compiti al tavolo della cucina mentre mamma con gesti conosciuti e sicuri trita sul tagliere, con la mezzaluna, la verdura dell’orto, e il profumo di sedano e prezzemolo riempie il piccolo locale,
Le corse al cancello incontro a papà che torna dal lavoro, l’odore di pelle e di treno della sua borsa , nella quale trovi, ogni giorno, una piccola sorpresa: caramelle, mandarini, un giornaletto,
La spensieratezza delle lunghe ore estive, pomeriggi interi a giocare in mezzo alla strada, fino a che un eccesso di vivacità fa compiere alla palla una parabola fuori controllo, accompagnata dal nostro sguardo sconsolato e da coloriti scongiuri affinché la traiettoria non termini nel curatissimo giardino del mio scorbutico vicino di casa, che ce l’avrebbe restituita solo dopo accurata mutilazione,
L’appuntamento quotidiano con il furgone del prestinaio e del lattaio,
La competizione con una sorella maggiore più brava, più capace e più amata di me (o così almeno credevo),
La gelosia verso le sorelle più piccole,
L’amore esclusivo per il mio papà,
L’odio per la severissima maestra che mi provoca una persistente “tosse nervosa”,
La prima dichiarazione d’amore sussurratami all’orecchio dal mio compagno di giochi: “Se ci tieni al Milan ti amo” ,
La 600 bianca stracarica di famiglia numerosa, sulla quale non puoi né parlare né ridere né fare casino perché papà “sta guidando”,
Le spese azzardate di papà e le arrabbiature di mamma,
I soldi che finiscono e le mance sequestrate per tamponare la falla,
La sensazione di libertà che mi dà andare in bicicletta, il terrore nel momento in cui perdi l’equilibrio e capisci che l’attimo dopo cadrai, grattuggiandoti sull’asfalto,
Le galline personalizzate nel pollaio (tra le altre, la mia Caterina Caselli e la Marisa Sannia di mia sorella) che muoiono di vecchiaia, perché papà non trova il coraggio di “tirargli il collo”, la loro sepoltura nel’orto,
I profumi culinari della domenica: di bollito a pranzo, di dolci che cuociono nel forno al pomeriggio, e per finire di pizza a cena, l’unico pasto della settimana consumato in “tinello”, con la partita di calcio come sottofondo,
… E tanto altro (compreso il dolce aroma della barba delle pannocchie, nel campo di granoturco dove cerchi rifugio giocando a nascondino, in quell’ora magica che va scolorandosi nell’imbrunire, e chi ti trova più?)

domenica 8 novembre 2009

Foglie d'autunno


Dopo Messa, vado a comprare il latte al distributore automatico della fattoria, per risparmiare ma più che altro per solidarietà con l'allevatore al quale la centrale paga un litro di latte al prezzo di un litro di acqua. Mi porto la bottiglia vuota, per riciclare.
L'aria è grigia di pioggia fresca, e la strada nel bosco, disseminata di foglie colorate, mi rimanda un senso di felice disordine. Una vera e propria invasione di foglie, allegre come la casa dove c'è un bambino, variegate come la vita che si specchia nella camera di un adolescente, irruente come una nuova amicizia, un nuovo amore.
Allo stesso tempo, però, i colori dell’autunno, mutevoli e cangianti, assomigliano al mio umore di questi giorni.
Invece le foglie che si appiccicano all’asfalto bagnato, con effetto ventosa, sono come quei pensieri invadenti e molesti che senza chiedere permesso aderiscono alla mia mente, con quel terribile effetto viscido che rischia di farmi perdere l’equilibrio che faticosamente sto ricostruendo.

giovedì 5 novembre 2009

Uno sguardo al crocifisso

Quando non sapevi più a che santo votarti, quando sul registro c'erano ormai solo poche caselle di voto orale vuote, e la tua era una di quelle, quando manco avevi portato il libro, e la testa era rimasta sul cuscino, e il cervello una tabula rasa, e la voce afona di quelle cose, e ... "Fumagalli, alla lavagna!" .. . Un attimo di pura disperazione, un'occhiata d'intesa ai possibili suggeritori, e ... uno sguardo al crocifisso, perché no. Non ti sarebbe servito a niente, perché non sapevi niente, e Gesù era muto, o forse aveva altri guai in corso, ma male non te ne sarebbe venuto.
E' quello che penso, ancora adesso. Che male può fare un piccolo crocefisso sul muro di una classe? Quando andai a colloquio coi prof dei miei figli, al liceo, rimasi sconcertata nel vedere che sui muri delle aule non erano più appese le classiche polverose vetuste cartine geografiche, la tavola degli elementi e le solite noiosità, ma poster di vips.
“Il crocifisso, invece, no, giammai!” Hanno sentenziato otto persone della Corte Europea (pensavo che un nome così altisonante non dovesse occuparsi di questioni di lana caprina, invece…) Offende la sensibilità ... ma di chi, ma “de che”? Dei ragazzi che da ogni parte che si girano vedono e sentono e leggono di sesso e violenza, che non si scandalizzano più di niente perché ormai è tutto lecito, dei ragazzi abbagliati fin da piccoli dal falso splendore dei centri commerciali, avvelenati dalla cultura del dio denaro, bombardati da una miriade di informazioni, confusi da messaggi contrastanti, impauriti dagli allarmi sulla sicurezza, sulle malattie, sul terrorismo, resi fragili dall’incertezza per il loro futuro , depauperati delle risorse naturali del pianeta , ora angosciati perfino …. dall'influenza, (che è sempre stata un’alleata stagionale degli studenti impreparati)
… Che male può fare, a questi ragazzi, un crocifisso? Il male glielo abbiamo fatto e glielo facciamo noi adulti, con le nostre idiozie, non prendiamocela col povero crocefisso.

sabato 31 ottobre 2009

Toro seduto: un conservatore?

Severgnini pubblica, oggi, la lettera di uno snob che si dice annoiato del Dalai Lama. Così mi tocca difenderlo un'altra volta (vedi "lettera aperta a un bilott, di quest'estate)(per quel che può valere la mia flebile voce). Per non ripetermi, anzi, per ripetermi, posto una lettera che avevo scritto l'anno scorso, al Corriere della sera, sempre a proposito della questione Tibet.

12 aprile 2008

TORO SEDUTO: UN CONSERVATORE?
Gentile redazione, vorrei esprimere la mia opinione riguardo la lettera pubblicata giovedi 10 aprile sul Corriere della Sera con risposta di Sergio Romano (“la protesta tibetana, i monaci e la modernità”)
Il signor Giorgio Vergili afferma “Non si può pretendere che la Cina tolleri che una sua regione sia governata da una teocrazia” Alt. Una SUA regione? Il Tibet è diventato una regione della Cina dopo che quest’ultima l’ha occupata militarmente! E poi di quale teocrazia parla, se il Dalai Lama è profugo da 50 anni, e non rivendica l’indipendenza della sua terra ma solo un’autonomia?
La stessa lettera afferma: “Trovo singolare pretendere che, in nome della cultura occidentale, società arcaiche vengano trattate come reperti archeologici da conservare A OGNI COSTO per la delizia dei turisti”
Sono esterefatta! A me risulta che sia la Cina a voler fare questa cosa. Le guardie rosse, nei nefasti anni della rivoluzione culturale, hanno barbaramente distrutto i monasteri , impedito la religione, sottoposto i monaci e il popolo tibetano a torture fisiche e psicologiche. Monaci e lama sono marciti nelle galere. Quando la Cina ha deciso di ricostruire i monasteri, ormai spogliati di ogni bene prezioso, lo ha fatto al solo scopo di attirare i turisti occidentali attratti dalle filosofie e dalle religioni orientali.
Secondo il sig. Giorgio è assurdo che la “cultura occidentale” voglia tutelare una civiltà in via di estinzione. Cosa dobbiamo farne, di questa cultura, secondo lui? Annientarla con una “moderna” soluzione finale? Non si preoccupi il signor Giorgio, lo stanno già facendo. La Cina ha portato il progresso e la modernità, come ogni invasore colonizzatore che si rispetti. Non sapendo più dove metterli , ha portato anche tanti cinesini. Ora anche la ferrovia, per rubare meglio le materie prime.
D’altra parte, era ora di finirla con le offerte ai monaci, il burro nel tè, lo sterco di yak secco usato come combustibile, i pellegrinaggi a Lhasa, le ruote di preghiera, l’altarino del Dalai Lama (vietato) in ogni catapecchia. Oggi i giovani non sono più costretti a stare in casa, la sera, a pregare: ci sono bei negozi, fuori, e tanti di quei bordelli! Viva la libertà!
“La violenta rivolta dei monaci a Lhasa è stata un’insurrezione conservatrice” risponde Sergio Romano.
Voler proteggere la propria cultura vuol dire essere conservatori?
Toro seduto era un conservatore? Finalmente mi avete aperto gli occhi: che senso aveva, in effetti, la cultura degli indiani d’america? Seduti a contemplare stupidi segnali di fumo, o in sella ai cavalli, a caccia di bisonti, e tutte quelle penne sul capo … Per fortuna è arrivato l’uomo bianco, che ha sostituito il calumet della pace con una bottiglia di gin e le frecce con i fucili.
Adesso ho le idee chiare: Toro seduto non era altro che uno stupido conservatore, che voleva proteggere “madre terra”. Arcaico da morire.

mercoledì 28 ottobre 2009

Echi d'infinito


L'anno scorso andai a un concerto di Antonella Ruggiero, che cantava per beneficenza nella chiesa di Montevecchia. Non arrivai in tempo utile per accaparrarmi un posto a sedere, ma riuscii a raggiungere una discreta posizione sulla pedana dell'organo e a trovare posto per i miei due piedi, bastava solo che me mettesssi uno sopra e uno sotto la pedana, e che non li muovessi. Poi arrivò un amico, e il posto per due piedi si ridusse al posto per un piede, perciò ascoltai il concerto facendo finta di essere un trampoliere. Dopo un anno, però, ho dimenticato i formicolii circolatori mentre ricordo benissimo la bellezza e spiritualità della cantante, l'armonia della sua voce, la magia della musica e del luogo, e questa canzone verso la quale quella sera ebbi un improvviso colpo di fulmine.

sabato 24 ottobre 2009

Lettere dal domani

Messa a cuccia dall’influenza, me ne sto a letto a leggere i miei vecchi diari segreti, agende, scartafacci. Quasi una vita intera messa per iscritto. (Cosa succederà ai miei diari dopo la mia morte? Voglio che brucino con me. Ho scritto anche tante di quelle stupidate da morire di vergogna se qualcuno dovesse leggerle) Oggi voglio postare questa pagina, con le lettere di due bambini che oggi saranno adulti (e spero felici)

5 gennaio 1975
Come vedi, è iniziato un nuovo anno. Il 1974 per me non è andato via del tutto, perché di lui mi è rimasto tutto lo scritto delle pagine prima … Ieri ho letto un libro che mi ha prestato Bianca la mattina, ma non ho fatto fatica a leggerlo tutto perché è un insieme di lettere, piacevoli da leggere. Si intitola “lettere dal domani”. Ora te ne scrivo le più belle, però con la macchina da scrivere, così impiego meno spazio delle tue preziose pagine

Sassari, una bambina di dieci anni
“Oggi è Natale e io sono a letto ammalata e non posso vedere fuori la gente che va alla Messa e non posso vedere neanche l’albero di Natale con tutti i lampioncini colorati che hanno fatto sulla piazza del paese. Mi hanno portata sopra una sedia vicino alla finestra e sono rimasta lì tutto il giorno a guardare fuori. Proprio quando ero triste dal cielo sono incominciati a cadere dei fiocchi di neve e i tetti delle case sono diventati tutti bianchi e allora io mi sono molto meravigliata perché al mio paese la neve non cade quasi mai. Poi sul davanzale della finestra si è posato un passero e ha lasciato con le sue zampe tante orme a forma di croce sulla neve. Allora ho pensato che tutte quelle piccole croci erano i piedini di Gesù che era venuto a trovarmi per Natale.”

Copenaghen (Danimarca) un bambino di dieci anni
“qui nell’istituto sono molto buoni i miei amici e mi raccontano sempre tutto quello che mi accade attorno ma io so che a volte non è vero e che lo fanno per farmi essere allegro. C’è un bambino che mi racconta sempre tante cose descrivendomi il colore dei fiori del giardino, il colore dei muri delle case e mi dice com’è la gente che passa per strada. Ora il mio mondo è così come lui me l’ha descritto. Ma ora quel bambino non c’è più perché è andato in un altro ospedale lontano dalla città. Prima di partire mi fece stringere nella mia mano il filo di un aquilone e mi raccontò che l’aquilone era rosso e giallo e che era salito tanto alto che quasi non si vedeva più. Oggi mia madre mi ha detto che anche quel bambino era cieco come me e allora ho pianto.

martedì 20 ottobre 2009

Il fondo del barile

Considerata la mia “malavoglia” nel pensare a nuovi post per il blog, ho pensato di usufruire delle scorte, come si fa nei periodi di crisi: capiterà che posti cose vecchie, di qualche mese, qualche anno, qualche decennio. Attenti alla data, dunque. Che ne dite del mio primo “pensierino”, scritto a matita, con lettere sghembe? O delle mie poesie da adolescente inquieta? E le lettere d’amore? A parte gli scherzi, è vero che spesso i pensieri infantili sono migliori di tante elucubrazioni mentali adulte. (Qualche anno fa nel solaio dei miei ho scovato un quaderno dei temi svolti alle scuole elementari, da mia sorella, la cui lettura si è rivelata addirittura esilarante) (per non parlare di suo figlio, mio nipote, che per prepararsi alla prima comunione ha scritto dei pensieri quasi impensabili per la sua giovane età)
Per ora, comincio a fare un po’ di ordine nel p.c. (vi è un tale disordine, il mio già citato prof lo definirebbe BIBLICO), nei cassetti e nei libri. Prima di possedere il mio ormai inseparabile notebook , ho lasciato pensieri e appunti su vecchie agende, avanzi di quaderni reduci dalla carriera liceale dei figli, fogli isolati che fuoriescono dalla famosa pigna di libri sul comodino. Devo avere qualcosa anche nell’agendina della borsetta. Insomma, raschierò il fondo del barile.
Vedrò di trascrivere, tagliare, incollare, pepare e salare, aggiungere un ingrediente segreto, dare una grigliatura finale, infornare, infine servire alla tavola del blog. Fatemi sapere se qualche piatto puzza di muffa, ha un sapore rancido, o pare risciacquatura di piatti.