sabato 15 febbraio 2014

per tutte le volte che


Quando ce n'era bisogno si veniva da te, sicuri di trovarlo.
"Vai dal nonno che ti dà il fazzoletto", dicevamo ai figlioletti con la candela al naso.
Il fazzoletto non lo usavi -quando mai ti ho visto raffreddato o febbricitante? - ma ne tenevi sempre uno ben stirato e ripiegato in tasca,  pronto a offrirlo a figlie e nipoti, alla bisogna.

"E' pulito!" dicevi nell'atto di porgerlo all'imprevidente di turno, orgoglioso della fama di essere l'unico ad avere sempre un fazzoletto intonso in tasca.
Ricordo che quando, millenni fa, ancora guidavi, prima di uscire dalla porta del ripostiglio urlavi a mamma: "Pina! Patente e librét!" "... E fazzulétt!", aggiungevi all'ultimo momento.
Mamma ti metteva in mano la patente, il libretto della macchina, il fazzoletto e poi ti correva dietro col pettine, a tentare di darti una sistemata last minute, con te che la scacciavi infastidito.
Da anni non uscivi più da solo, ti accompagnavo quasi sempre io. Spesso, troppo spesso in ospedale:  visite, esami, controlli, ricoveri, prelievi di sangue, trasfusioni, corse al pronto soccorso, medicazioni, esami, e poi di nuovo visite, esami, controlli, trasfusioni.
Ultimamente reclamavi la presenza del tuo nipote prediletto, che a tuo dire era l'unico in grado di scarrozzarti per i corridoi degli ospedali sulla sedia a rotelle in tutta sicurezza.
Il posto di patente e  librèt era nel frattempo stato preso da: "l'Unità", due paia di occhiali da infilare uno sopra l'altro, borsellino e copricapo: nella stagione calda un cappellino rosso da basket, in quella fredda un cappello di lana blu provvisto di paraorecchie. Era sempre la povera Pina a prepararteli in una borsa di carta, insieme alle cartelle cliniche sempre più ingombranti, sempre più inutili.
Ieri mamma mi ha raccontato che  ti diceva sempre:  "vegnarà nesogn al tò funeral, perchè te te se mai nà de nesògn" (nessuno verrà al tuo funerale, perchè tu non sei mai andato al funerale di nessuno) 
Invece la chiesa era piena, e mi hanno riferito che lacrime di addio scorrevano sui volti di  un sacco di gente, non solo dei parenti.
Piangevano la perdita di un uomo autentico, a suo modo ingenuo. 
Idealista estremo e di conseguenza fuori moda,  fuori tempo, per i gretti di cuore un uomo ridicolo.
Attaccato ai valori della terra,  dell'ambiente,  della libertà;  ottuso quando si osava accennare alla dittatura del comunismo, per difendere il quale opponeva un solo argomento, un mantra: “20 milioni di morti, scema!” diceva.
 Antifascista nelle viscere e nella gamba perforata da un proiettile all'età di 14 anni.
Ho quasi litigato con le mie sorelle che volevano scrivessi qualcosa da leggere al termine della funzione. Quello che ho da dire a mio padre sono  cose tra me e lui e nessuno le deve sapere, ho spiegato.
Allora qualcosa te la scrivo qui, un luogo neutro, al riparo da sguardi indiscreti.
Solo pochi sanno che le tragedie vissute nell'infanzia non ti avevano permesso di crescere, diventare un adulto responsabile. Sei rimasto un bambino indifeso e fragile per tutta la vita.
Pure capriccioso e prepotente, oltre che incosciente.
A noi figlie  hai insegnato il disprezzo del denaro, dell'ipocrisia,  il coraggio delle proprie idee,  l'anticonformismo, perfino un certo sprezzo per il pericolo: ricordi quando al mare ci facevi attraversare il ponte sopra il Rubicone,  sprovvisto di sponde, invitandoci a scavalcare  la grata che ne impediva  l'accesso? La più piccola di noi aveva tre, quattro anni.
E quella volta che ... che ...
Povera mamma, quante gliene hai fatte passare.
Prima della comunione le ho dato il mio fazzoletto. Ne avevo presi due  dal cassetto prima di uscire di casa, perché sapevo che non avrei più potuto usare il tuo. 
E' stato lacerante vederti andare via da solo, dopo la funzione, chiuso in una bara, trasportato verso il forno crematorio da uno sconosciuto.
E' stato come averti abbandonato.
Scusa papà,  scusa per questo e per tutte le volte che.

44 commenti:

  1. Silvia, mi dispiace, ti mando un abbraccio.

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    1. Grazie, avevate in comune una cosa, il bel nome.

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  2. Un abbraccio anche da parte mia.

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    1. Credo di aver abbracciato più persone in questi giorni che in tutta mia vita ...

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  3. passo anche io per un abbraccio :-*

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    1. Continua da sopra:
      Non sono una persona propensa alle manifestazioni d'affetto, ma gli abbracci di questi giorni mi hanno fatto piacere ...

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  4. Il tuo papà sapeva benissimo quanto tu l'adorassi ed ora lassù gongola e si vanterà con tutti della sua meravigliosa figlia!

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    1. Al personale sanitario diceva sempre: per forza, con cinque donne in casa!
      sotto sotto si stimava di tutte quante le sue donne, e guai se mettevamo su qualche chilo, ci metteva subito in riga=)

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    1. è una parola d'ordine?
      Avanti, ti apro il portone;

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  6. Un'immensa dichiarazione d'amore di cui Lui non aveva alcun bisogno: lo sapeva quanto tu Gli volessi bene e te lo dimostrava con i suoi borbottii continui, di cui spesso mi hai parlato.
    Un altro Uomo di altri tempi che se ne va, lasciandoci sempre più poveri.

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    1. Ancora oggi mia figlia é scoppiata d'improvviso in pianto, dicendo mi manca tanto il mio nonnino.
      Mio figlio all'uscita di chiesa è stato a fianco della bara tutto il tempo, un'amica mi ha detto che era come se dicesse:
      tranqui nonno che ci sono qui io ...
      Lui adorava i nipoti e loro adoravano lui

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    2. Mi sembra un rapporto nonno-nipoti fantastico. Sentivo che avevamo qualcosa in comune io e Angelo: per i miei nipoti io sono il nonno "più migliore". Mia nipote Sofia, che sta in Friuli con la sua famiglia, nell'accomiatarsi da me l'estate scorsa disse baciandomi affettuosamente: "Nonno sei un rompiballe ti voglio un gran bene".
      Vedere che tua figlia scoppia a piangere perché le manca il nonno e che suo fratello se ne resta a fianco della bara tutto il tempo quasi a proteggerla è una cosa assai bella per me. E piantiamola con queste cose che mi commuovo.

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  7. Ma Tu, Papà
    morirai
    quando t' avremo dimenticato,
    e quindi mai !!!!

    Ti sono vicinissimo, Silvia cara ... il tuo Papà ti ha insegnato tantissime cose, e non è poco !

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  8. Oh caspita cavaliere quanto tempo è passato!!
    Erano gli ultimi anni in cui potevo godermi mio padre e non lo sapevo.
    Tornassi indietro ...

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  9. Una persona cara che se ne va, lascia una pletora inconsolabile di sensi di colpa. Quantomeno lascia l'amaro di non averle dimostrato abbastanza tutto il bene che le volevamo. Allora vengono alla mente tutte le cose che abbiamo dimenticato di dirle e tutto quello che si poteva fare per lei e non abbiamo pensato a farle. Capita a tutti. Rasserenati, Silvia: è quello che tuo padre ti chiede.

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  10. il senso di colpa è una brutta bestia, appena trova uno spiraglio si infila quatto quatto e si fa il nido, e non te ne liberi più.
    scommetto che nemmeno Freud o Jung e compagnia bella sono riusciti a trovare il modo di stanare ed eliminare i sensi di colpa.
    che poi mica te li inventi, sono basati su fatti reali,
    io ad esempio avrei avuto diritto a 17 ore al mese di permessi retribuiti per legge 104 e non la usavo quasi mai ... che cretina!

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    1. Non sei affatto cretina, hai messo il senso del dovere nella tua professione al di sopra delle problematiche famigliari.

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  11. Hai scritto delle parole bellissime, stracolme di tenerezza che mi hanno commosso. Conosco il dolore della perdita; mia madre non c'è più dal 2009 ed ancora ogni tanto piango. Pure adesso leggendo quello che hai scritto mi hai fatto scendere 2 lacrimoni, perché quelle bare trasportate da sconosciuti ti strappano un pezzo di cuore e la ferita si riapre ogni volta. Non so mai cosa dire per consolare, forse perché credo sempre di non avere le parole giuste. Posso solo dirti grazie per tutta la dolcezza delle tue parole che sono sicura, saranno arrivate anche al tuo papà. Ciao. Marilena

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    1. Grazie, grazie.
      L' immagine della bara che se ne andava senza che nessuno di noi la seguisse mi perseguiterà.
      Hai trovato il termine giusto per descrivere ciò che si prova quando si perde una perdona cara: è uno strappo, quasi un'amputazione.

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  12. Ciao Silvia, lo so che è una vita che.........ma volevo dirti che mi dispiace molto. Io mio padre l'ho perso 28 anni fa e, ti garantisco, che non c'è stato un solo giorno da allora in cui non mi sia venuto in mente. In questi casi "il posto migliore", "fatti coraggio", "tuo padre non avrebbe voluto che piangessi", etc. etc. non servono a nulla. In questi momenti si è soli con il proprio dolore e con i tanti ricordi che, nel tuo caso, saranno sicuramente bellissimi. Un abbraccio. Enrico (ho postato da Anonimo perchè non mi ricordo neanche più come si fa ad entrare nel mio blog).

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    1. In questi momenti non servono parole, basta la presenza, anche solo spirituale. Una mia amica, ad esempio, che mi telefona spesso per niente, in quei giorni non mi ha chiamata, limitandosi a una veloce visita.
      poi si è giustificata dicendo che non voleva disturbarmi, ma io l' avevo capito e l' avevo comunque sentita vocina.
      Passato un secolo, vero. Erano tempi felici e non lo sapevo!

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  13. a maggio sarà un anno che ho perso il mio...
    leggendo le tue parole ho ritrovato molte cose...
    ti sono vicino anche se non ci conosciamo ed
    è la prima volta che passo.
    ciao.

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  14. ti ho visto sfrecciare col tuo velocipede da blog amici ...
    grazie del passaggio, spero di incontrarti di nuovo perché snoopy è un grande!

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    1. grazie a te per avermi accolto; permettimi di dire che ti accorgerai
      quante cose dentro di te ha lasciato tuo padre negli anni passati e
      ritroverai pian piano che passeranno gli anni...


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  15. Li trovo già, caratterialmente assomiglio a mio padre, da mia madre ho preso pochissime cose.
    del resto quando da piccola mi chiedevano "vuoi più bene alla mamma o al papà?," rispondevo senza esitazione: al papà!

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    1. verranno a galla anche gli insegnamenti che nel corso degli anni ti ha dato, anche se ai tempi non te n'eri accorta... :'-)

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    2. Mio padre era incapace di insegnare, proprio non riusciva a spiegarsi.
      però le cose importanti passano senza bisogno di spiegoni, è sufficiente viverle.

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  16. Io ho capito che tu sei anche tuo padre.
    Sei stata fortunata perché egli ti ha dato ciò che è sempre più raro ed adamantino, oggi.
    Ideali e idealista sono rari come acqua nel deserto, sono oasi verdi di speranza e di futuro, essere fuori moda ex-grege, egregi, fuori tempo perché le cose importanti non sono liquide, passano il tempo e con esso migliorano, esser ridicoli diventa segno d'onore, di valore.

    Io non lo conosco, però mi piace. Sento che era un pezzo di Italia di valore che è andato via dal corpo.
    Attaccato ai valori della terra, dell'ambiente, della libertà.
    Idealista di ideali, ha avuto fede e ciò comporta umani strabismi.
    Il tuo babbo mi piace e ti dico che sei stata fortunata.

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    1. Fortunata?
      No, privilegiata, ma di un privilegio che ho pagato caro.
      Perché papà non è stato un papà facile.
      Ma qui si entra in un territorio minato, prima di affrontare il quale ho bisogno di lasciar depositare le emozioni.

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    2. Gli idealisti sono sempre persone con cui vivere è impegnativo, difficile.
      Proprio perché idealisti danno molto e chiedono altrettanto.
      Questo vale anche per i papà.

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    3. Direi che hai colto nel segno, walker.
      colpito e affondato. bum!

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  17. Un abbraccio. Uomini come tuo padre oggi questa societa' non e' più' in grado di farli, e' andato perso lo stampino

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    1. Pare sia così come dici.
      sarebbe da capire come perché e dove si sia perso questo stampino
      e magari anche andare a cercarlo

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  18. Il dolore indotto dalla scomparsa di un genitore, il senso di colpa che ci attanaglia ogni volta che ripensiamo, rivivendole struggentemente, alle nostre umane mancanze nei loro confronti ... non hanno bisogno di niente, se non del tempo, in cui si soffre soprattutto perchè non riusciamo più a sentirli, a toccarli .... ad abbracciarli, a chieder loro perdono !
    So, @Silvia, che conosci il ( grande ) Blogger @Aquilanonvedente ... quando potrai ( e vorrai ), vai a leggerti il suo post TECNICAMENTE .... scritto quasi quattro anni fa poco dopo la scomparsa di sua madre : a me, e penso a tantissimi, quell' impareggiabile e ironico amico, m' ha insegnato, assai di più di @Freud e @Jung, non poche cose

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  19. Lo dico sempre anch'io, la nonna Melania della mia collega era più saggia di tutti gli strizza che ho conosciuto nella mia vita.
    Andro' a leggere l' aquilotto cieco appena troverò un attimo di tempo e di voglia, in questi giorni sono stata occupata a stare vicina a mia madre, che non lo fa vedere ma soffre più di tutti.

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  20. Arrivo solo ora Silvia. Un grande abbraccio. Mi sono commosso a leggere le tue parole.

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  21. Ciao Silvia, arrivo in ritardo ma è commovente anche un mese dopo. Ne hai fatto un bel ritratto, quasi bello come quello della foto. Sì è lacerante quando vanno (trasportati verso il forno crematorio da uno sconosciuto) e tutti gli altri rimangono e la cosa che gli possono ormai più regalare è un'ultimo sguardo

    Al

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  22. Veramente ti piace la foto? Perchè?
    Pensavo piacesse solo a me, e solo per affettività.
    Mi piacciono gli occhi, lucidi di malinconia, come se fossero stati inconsapevolmente consapevoli che di lì a un mese si sarebbero chiusi per l'eternità.
    Ciao pistacchio.

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  23. Sì come dici tu: uno sguardo fiero e un po' malinconico e sereno

    Al

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  24. FIERO!
    Bravo pistacchio ... non avevo mai usato questo aggettivo per il babbo mio, ma ora che mi ci hai fatto pensare gli calza a pennello!
    Papà era fiero: di ciò che aveva realizzato nella vita, della dedizione di mia madre, di essere riuscito a dare alle figlie l'istruzione che a lui era mancata;
    del fatto che fossimo tutte felicemente sposate -in questo era tradizionalista;
    per lui le due sventure massime erano un figlio non sposato e disoccupato.
    Fiero che pur sposate avessimo tutte un lavoro abbastanza sicuro, che ci assicurasse l'indipendenza economica e relazionale nei confronti dei suoi generi;
    Fiero dei nipoti, che non esistava a descrivere come più belli e più intelligenti delle figlie.
    Fiero del suo orto, delle creazioni artistiche di cui aveva riempito il giardino e dei suoi amatissimi pomodori.
    Sì, mio padre era un uomo fiero e io sono fiera di averlo avuto come padre, pur con tutti i dispiaceri che mi ha dato.

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