domenica 22 maggio 2016

In morte di Angela

Oggi è morta Angela, la mamma di una mia cara amica. 

Aveva 82 anni ma era invalida grave -non camminava, non parlava, non mangiava- da circa 15 anni, e prima ancora era stata più volte in punto di morte. 
La prima volta proprio quando aveva partorito la sua terza figlia, la mia amica. Ci dicevamo che aveva 7 vite come i gatti, ma questa volta non ce l'ha fatta, perchè anche i gatti muoiono, allo scadere della settima replica. 
Quando sono entrata in casa il padre della mia amica stava uscendo dalla camera ardente, accompagnato da una nipote. 
L'ho visto bene, compatibilmente con la situazione contingente. 
Di 11 anni più vecchio della moglie, prende una sola pastiglia al giorno, per la prostata, ma dato che la assume da 20 anni il medico ha detto che può anche smettere. 
Vedere questo anziano ancora lucido e ben tenuto seduto nel tinello attorniato dagli otto nipoti, due di essi che gli tenevano la mano, è stata una bella immagine.
La mia amica invece era fisicamente distrutta da questa settimana di ospedale e da tutte le traversie di questo anno bisesto e funesto non solo per lei. 
Pur lavorando part time ha assistito sua mamma per tanti anni superando mille difficoltà sanitarie, burocratiche, organizzative; ha cambiato sette badanti; l'ha alzata e messa a letto ogni giorno; ha imparato a interpretare uno sguardo, un'alzata di ciglia, un movimento inconsueto, un braccio sbattuto, un colpo di tosse; a distinguere un pianto di tristezza da un pianto di dolore; ha imparato a fare iniezioni, misurare la saturazione dell'ossigeno, la coagulazione, a gestire la peg, a svuotare l'intestino, e altre cose che non so o non mi vengono in mente. 
Mi chiedevo spesso: è giusto che la vita della mia amica sia diventata così complicata e faticosa? A quale scopo tutti questi sacrifici? Che senso la vita post-ictus? Non era meglio una volta che si moriva "senza tante storie" , come dice mia mamma?
Per la verità lo chiesi anche alla mia amica, un  paio di volte: ma la tua mamma è contenta di vivere così?  
Si, mi rispondeva lei, mia mamma si accontenta della sua vita a metà, e lo capisco da tantissimi segni, ad esempio se mi dimentico di darle una medicina lei trova il modo di farmelo ricordare. 
La mia amica oggi era fisicamente distrutta ma serena. Sa che ha fatto di tutto anzi di più per sua mamma, che non si può rimproverare niente, che non proverà mai il purchè minimo senso di colpa. 
Lo leggevo giusto ieri, da un filmato su facebook: uno degli onori più grandi della vita è prendersi cura di coloro che un tempo si presero cura di noi.
Brava, figlia di Angela, sussurro tra me e me, e subito dopo mi chiedo se riuscirei a fare lo stesso per mia mamma, dopo che non l'ho fatto per papà.


10 commenti:

  1. Sì, io penso che ci sia un fare sacro, nei sacrifici prima dei genitori per i figli e poi dei figli per i loro genitori.
    E' l'amore filiale, materno e paterno, che si scambiano i ruoli, nel tempo.
    Io trovo che sia anche molto gratificante. Come tutte le cose buone importanti, belle è anche faticoso. Un periodo così lungo è un Sacrificio al limite del sopportabile.
    Eppure, col tempo, come osservavi, ci sono gratificazioni anche in questo.
    Per il resto sono sempre attonito rispetto al mistero della vita, morte, della sofferenza e del gaudio, della malattia e della guarigione.
    Io penso che un po' di indulgenza sia dovuta, soprattutto a se stessi: non essere troppo severa con te stessa.

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    1. Pretendere troppo da me stessa è uno dei miei difetti, lo sto scoprendo in questi mesi.
      Non mi era mai capitato di pensare all'etimologia della parola "sacrificio": sacrum ficium. Bella e appropriata all'argomento in questione.
      Vengo a leggere come sta tua mamma.

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    2. Tuttavia, penso che l'eccessiva indulgenza verso se stessi sia un male moderno, quasi un virus.

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  2. ... ha senso vivere in certe condizioni?
    ...una domanda che mi sono posto più volte anch'io...
    ... ma in momenti diversi la risposta è stata sempre diversa...
    ...quando mio babbo si ammalò di tumore vederlo soffrire senza speranze...
    ... mi faceva pensare che non aveva senso...
    ... poi vedevo il suo attaccamento a quei pochi brandelli di vita e il pensare che l'avrei perso per sempre ... mi faceva propendere per la risposta opposta...
    ... ora che non c'è più torno a pensare che vederlo soffrire non aveva senso... ma forse tornando indietro e rivedendolo potrei nuovamente cambiare opinione....

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    1. Le opinioni su questi temi sono troppo soggettive e legate alle emozioni per essere in qualche modo ordinate in uno schema di pensiero.
      Il papà di una mia amica ha sempre detto che lui avrebbe voluto andare all'opera pia, una volta raggiunta la vecchiaia; ora che ha 90 anni ha cambiato idea, e dice che se lo mettono all'opera pia si butta dal balcone.

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  3. dicono che la vita non ci metta mai davanti a prove che non sappiamo affrontare, penso sia un pensiero consolatorio ma utile.
    A volte penso alla scelta di Monicelli, lucida, estrema e coraggiosa. Ma non credo ci sia una regola per affrontare la morte

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    1. No, non ci sono regole, anche perchè nessuno è mai tornato indietro a dare lezioni su quale sia il modo migliore per affrontare la grande sorella.
      La teoria che citi non mi convince molto, sai?

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  4. Non è facile, ma sicuramente la tua amica ha fatto di tutto e non deve avere la minima recriminazione.
    Saluti a presto.

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  5. Infatti in questi giorni l'ho vista serena.
    Good-bye!

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  6. Mio padre ha combattuto fino all'ultimo, ma era piu'giovane. Ho preso molti giorni di ferie per stargli accanto, sono stati i giorni meglio spesi della mia vita.

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