sabato 27 agosto 2016

In movimento, di Oliver Sacks.

"A un certo punto mio padre aveva pensato di intraprendere una carriera da neurologo, ma poi decise che la medicina generale sarebbe stata più viva e più concreta perchè lo avrebbe portato a stabilire un contatto più profondo con le persone e la loro vita.

Conservò questo suo intenso interesse umano fino all'ultimo: quando compì novant'anni, David e io lo pregammo di andare in pensione, o perlomeno di evitare le visite a domicilio. Lui replicò che le visite a domicilio erano il cuore della medicina e che avrebbe lasciato perdere qualsiasi altra cosa, ma non quelle. 
Dai novanta fino quasi ai novantaquattro anni, prese l'abitudine di noleggiare una vettura con autista per tutta la giornata così da continuare i suoi giri di visite. 
C'erano famiglie che aveva avuto in cura per diverse generazioni e a volte coglieva di sorpresa un giovane paziente dicendo, per esempio. " il suo bisnonno ebbe un problema simile, nel 1919".
Conosceva il lato umano, interiore dei suoi pazienti non meno del loro corpo ed era convinto di non poter trattare l'uno senza l'altro."



Questo brano della bellissima autobiografia di Oliver Sacks, eminente neurologo, psichiatra, scienziato e scrittore morto l'anno scorso, andrebbe studiato a memoria negli atenei di medicina, incollato sulla porta dei luminari da 200 euro per 5 minuti di scortesia, divulgato a tutti i m.m.g., e magari perchè no fatto ingoiare a quei medici di famiglia che elargiscono diagnosi telefoniche o che si rifiutano di visitare a domicilio pazienti in condizioni di fragilità.

21 commenti:

  1. Hai ragione @Silvia ... ma sembrerebbe che le Persone di valore ( ed @Oliver Sacks lo era in ogni campo ) siano da dimenticare in fretta, ahimè ! Nessun monumento infatti, che io sappia, è mai stato eretto per l' immenso @Sabin ... ed anche lui, oggi, appare dimenticato !
    E naturale ???
    A mio parere no, è la dimostrazione che, oggi come oggi ( ma domano chissà ??? ) prevale la cialtronaggine e la miseria sulla grandezza e la poesia ! *_^

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  2. M. è la mia madrina, M. è del 1921, ad inizio anno ha compiuto i 95 anni. Da ragazza montava in motocicletta e partiva anche a notte innoltata lungo mulattiere di montagna per raggiungere i masi isolati e assistere chi ne aveva bisogno, oggi continua ad aprire ogni giorno il suo ambulatorio e accoglie pazienti che spesso la cosa di cui hanno più bisogno è quella di essere ascoltati. Il pomeriggio sul tardi esce di casa, ha un impegno che lei stessa si è dato: -- Vado a dar da mangiare ai vecchietti.-- dice, riferendosi agli ospiti della casa di riposo, spesso assai più giovani di lei. Ha ancora la patente e guida; fino all'anno scorso si impegnava in viaggi di oltre quattrocento chilometri per andare a trovare i suoi parenti oltr'alpe, lasciando in apprensione chi la conosce e la vedeva partire. Comincia ad essere un po sorda e svagata, ma non arretra e non demorde.
    Dottoressa, quando muore lei "va fuor" la razza dei medici le diceva molti anni fa una paziente...

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    1. Ma ... è' una storia bellissima! Grazie per averla raccontata!

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  3. non dimentichiamoci dei medici che ricevono privatamente in ospedale ...

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    1. mah non so, non credo sia una cosa scandalosa, anzi forse meglio in ospedale che nello studio privato, almeno l'ospedale ci guadagna qualcosa.
      penso che si chiami regime di intra moenia o qualcosa del genere.

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  4. ... obiettivo far soldi... modello "Il medico della Mutua" di Alberto Sordi...

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  5. magari fossero 5 minuti di cortesia, a volte nemmeno quelli sono...
    Comunque ho ripreso a scrivere sul mio blog, sarei felicissima se passassi a vedere cosa ho combinato in questo paio di mesi!
    Luisa

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  6. Io ne ho avuta una che non sapeva gestire l'orario di visite un studio, ci stavo delle mezze giornate, perche'lei nel frattempo visitava la gente per telefono.

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  7. @Sara
    Non è possibile visitare per telefono, è una contraddizione in termini prima ancora d'essere una cosa non deontologica!

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  8. @Luisa
    In realtà avevo scritto 5 minuti di SCORTESIA, dato che mi è capitato anche quello!😈

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  9. Hai perfettamente ragione. Povero Ippocrate che si rivolta nella tomba.

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  10. Io rammento un diario che avevo alla scuola media: era interessante, ogni pagina un mestiere e le doti che esso richiedeva; serviva ad aiutare a scegliere l'indirizzo futuro di studio/lavoro -

    La pagina dedicata al Medico puntava sul fatto che per quella professione, ricordo, era richiesto un atteggiamento di servizio, di missione. Diceva esattamente questo: una missione.

    Tutta teoria, ovviamente. Nel mondo reale e soprattutto postindustriale, molti aspiranti medici scelgono tale mestiere per far soldi.

    Anni fa una mia cugina appena laureanda ( capace e competente, beninteso ), parlava già con nonchalance di "quale auto di alto livello sarebbe stata appropriata per lei, una volta divenuta medico ).
    E infatti ha sposato il figlio di un primario, guarda caso, giusto per dare un'acceleratina alla carriera...

    ...che però non c'è stata: è finita comunque a far turni massacranti in pronto soccorso presso un ospedale del Nord, a rischio TBC e meningite, come tutti.
    Cara cuginetta, ricorda: quella del medico è una MISSIONE.
    Proprio come c'era scritto in quel diario della scuola -

    Forse ho scritto un romanzo; ma, be sì: questo avevo da dire.

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  11. una bella storia anche la tua, non c'è che dire.
    se poi la si confronta con quella di Vera ti cadono le braccia.
    quando ho letto dell'auto di tua cugina mi è venuto in mente il libro di uno scrittore austriaco di inizio ottocento, che parla di un medico che a bordo di mulo va su e giù per le montagne a visitare malati. un bellissimo libro che vorrei rileggere.

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  12. Molto interessante il connubio Medico/Missione, sicuramente esiste, ma spesso frequentando vari specialisti all'ospedale c'è la sensazione che di "Missione" ci sia poco, ma vil denaro molto.

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  13. Il problema è che oggi si decide di intraprendere la carriera di medico perlopiù per una questione di posizione sociale, e se la scelta di essere medico viene fatta con questo criterio non avremo molti medici come il padre di Oliver Sacks! Io non la vedo proprio come una missione, ma di sicuro per fare questo lavoro c'è bisogno di empatia e di cuore.

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  14. In effetti il termine #missione# ha un che di esagerato.
    Anche del mio lavoro si dice che è una missione, in realtà secondo me sarebbe sufficiente la passione.
    C'è anche da dire che i lavori dove sei sempre in prima linea, dove ti metti spesso in discussione, dove non esistono ricette per il successo, dove sentimenti di frustrazione e impotenza sono all'ordine del giorno ... ecco questi lavori alla lunga ti sfibrano.
    Io ad esempio ho passato il 2016 in forte rischio di born out.

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