domenica 23 marzo 2014

quando facevamo il presidente




Ti arrabbiavi
- quando guardavamo rin tin tin: spegnete quella televisione! Hanno ragione gli indiani!
- quando facevamo casino mentre c'era il telegiornale
- quando il telecronista taceva una notizia che riguardava le lotte operaie alla Pirelli, o diceva qualcosa contro gli scioperi di quegli anni: scemo! cretino!
- quando la maestra o il professore ci insegnava qualcosa che non ti garbava
- quando al sabato pomeriggio facevamo il bagno e tu sentivi l'acqua scorrere a catinelle: chiudete quel rubinetto! non c'è bisogno di riempire la vasca!
- quando la tua primogenita se la tirava perché studiava il greco e il latino, ma soprattutto il greco
- quando dimostravamo la nostra ignoranza della storia contemporanea, quella che era passata come katerpillar sulla sua pelle: cosa vi fanno imparare a scuola?

Non ti arrabbiavi
- quando ti chiedevamo di comprarci qualcosa: ce le concedevi tutte
- quando facevamo chiasso mentre dormivi di giorno dato che avevi il turno di notte
- quando rompevamo qualcosa, qualsiasi oggetto fosse: l'importante è che non ti sei fatta male
- quando ti chiedevamo di fare una cosa non adatta alla nostra età: accenderti la sigaretta, farci fare qualche tiro, guidare l’automobile
- quando facevamo rebelotto a cena, anche perché eri tu il primo a fomentarlo. Una volta giunti a un livello di caos tale che non si capiva più niente, pronunciavi la fatidica frase: adesso nominiamo un presidente! 
Si nominava quindi questo presidente, che aveva il potere assoluto di dare  e togliere la parola a suo piacimento. 
Naturalmente passati quei 5 minuti di dittatura ordinata nessuno si voleva sottomettere un minuto di più alle angherie del presidente, finiva tutto in una gran cagnara, qualcuna si metteva a frignare  e mamma ci spediva a letto.

Cresciute, nelle poche occasioni in cui ci ritrovavamo tutte insieme capitava che qualcuna a un certo punto chiedesse, anche se non c'entrava niente: vi ricordate quando facevamo il presidente? 
Al ricordo del presidente papà rideva, con quella sua risata sguaiata.

32 commenti:

  1. Che bei ricordi! :)
    Un abbraccione.

    Moz-

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    1. Belli e struggenti ora che manca l'interprete principale!
      Ciao, grazie

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  2. Stai uscendo dalla crisi. Incominci a vedere la luce in fondo al tunnel. Non lo sai e immagino che tu mi stia già mandando a quel paese, ma parlo per esperienza personale. Sono le varie fasi del dolore. La prima è il senso di vuoto che ti stringe in una morsa. Durata varia a seconda della sensibilità individuale. La seconda è il senso (o i sensi) di colpa, per quello che si poteva fare e non si è fatto e non si può più fare. Il terzo è il senso di sfinimento, di voglia di non fare nulla tanto che cambia? Il quarto è il periodo dei ricordi dell'infanzia. Si riporta il defunto automaticamente al suo tempo migliore, che coincide col nostro tempo più bello perché più spensierato, più leggero.
    Arriverà presto il tempo dei sorrisi: ogni volta che penserai a lui il tuo volto automaticamente si atteggerà al sorriso, un sorriso intimo. Non occorre nessun ricordo a motivarlo, niente di particolare, solo l'ombra del volto della persona svanita nel nulla basta per sollecitare quel sorriso.
    Quello è il momento in cui hai ricominciato a vivere.
    Io sto lì, da anni.
    Ti abbraccio.

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    1. mmmm ...
      sembra la quarta di copertina del libro: come elaborare un lutto e vivere felici.
      non credo a questi step, perlomeno non credo che siano generalizzabili: il lutto è una perdita troppo personale, il suo "dopo" non può essere nè immaginato prima (chi l'avrebbe mai detto che avrei sofferto così tanto?) nè inscatolato dopo.
      Per quanto mi riguarda sono ancora nella fase uno, con puntate alternate alle altre tre.

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    2. Quasi mai leggo le quarte di copertina e poi non compro quei titoli, tipo "come ammazzare la suocera e farla sparire".
      Naturalmente non stavo generalizzando, ma è chiaro che va a seconda del soggetto sofferente. Insomma il dolore è individuale. A tal proposito c'è un'altra fase, cui non ho fatto cenno, ma è assai delicata: è la fase in cui ci si innamora del proprio stato di sofferenza. Non lo dico io, ma i libri di psicologia. Sofferenza che produce una sorte di liberazione proprio in altra sofferenza. Insomma è complicato. Auguri.

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  3. Mentre si registrava quella canzone (dedicata a Sid Barret fondatore dei Pink) comparve nello studio di registrazione un uomo vetito di bianco, obeso e con le sopraciglia tagliate dopo un po' Robert e David lo riconobbero e lo dissero a Jhon e a Roger che si mise a piangere, ascoltarono insieme l'ultima registrazione e dopo Sid scomparve e non lo rividero mai più per il resto della vita.
    Credo che sia il più alto inno all'amicizia della storia del rock.

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    1. Non lo sapevo, pensavo fosse una canzone d'amore.
      Grazie delle informazioni, ora vado a leggerne, mi hai messo curiosità.
      Alla prossima, ciao

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  4. Come dice Iacoponi, il dolore acuto si sta addolcendo e questo "dolce" dolore, insieme alla nostalgia, ti accompagneranno tutto il resto della tua vita, facendo spuntare una lacrima dai tuoi occhi dopo che le labbra avranno abbozzato un sorriso nel ricordare Lui.

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    1. Mi sento ancora in fase acuta.
      Passerà.
      Ciao e grazie anche a te.

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  5. Cara Silvia,un dolcissimo e commovente ricordo di chi non c'è più,ma che vivrà sempre nel tuo cuore.
    Un abbraccio,fulvio

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  6. C' è, nell' animo di chi ami un amico/un' amica e che, per questo, non vuole veder soffrire il soggetto del suo amore, come una smania, una voglia di volere che costui/costei guarisca subito dal suo dolore ed esca dal lutto pur essendoci da poco entrato/a...
    Ma il dolore non rispetta questi pur nobili sentimenti degli amici ... il dolore continua a far soffrire, smarrire, rincorrere con la memoria chi si è perduto e si è amato tantissimo, e la sofferenza ci riporta, crudelmente, alle nostre molte manchevolezze del passato .
    Così, cara @Silvia, non posso che augurarti di ritrovare, attraverso il ricordo placato ( quando sarà ), il tuo mai interrotto dialogo interiore con il tuo Papà : alla morte, nessuno sfugge, amica mia ... ma tutto, io credo fermamente, si ricompone, quando non si spezzi il filo della memoria !

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    1. Scusa cavaliere. Visto che non ci vuole molto a capire a chi ti stai riferendo, ti rispondo che ti sei allargato troppo. Definire "smania" un sentimento di affetto sincero e il desiderio di stare vicino ad una persona amica di cui condivido il dolore mi sembra almeno fuori luogo, approssimativo ed abbastanza cinico. Gli amici si vedono in questi momenti, cavaliere ed io sono amico di Silvia e desidero unicamente farle sentire il calore del mio affetto, che non è niente in confronto al suo enorme dolore, ma credo sia una goccia che possa darle sollievo. L'indifferenza o la becera solidarietà di facciata è cosa ancor peggiore di un tentativo di soccorso -non richiesto, per giunta- ma offerto in perfetta buona fede.
      Fai i tuoi commenti, cavaliere, ma non ti azzardare più a tentare di penetrare dentro i miei sentimenti.

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  7. No ... non mi riferivo assolutamente a te, @Vincenzo ... bensì a me, poichè così mi capita quando vedo soffrire qualcuno/qualcuna a cui voglio bene !
    Entrare nei tuoi sentimenti, nè è mia intenzione nè fà parte di questo mio commento, e penso che Tu lo sappia !
    Stammi bene !

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  8. Mi sono goduto le tue parole, me le sono visualizzate

    Mi sono goduto la colonna sonora, adatta da star male

    E su gli indiani aveva fottutamente ragione.

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  9. Ho il sospetto che tu ti stia prendendo gioco di me, ma io sono un garantista e ti concedo il beneficio del dubbio. Tieni comunque presente che chiunque voglia scrivere pubblicamente qualsiasi cosa e di qualsiasi argomento ciò che è fondamentale ed elementare è la chiarezza. Nel tuo commento manca, in parole povere non si capisce niente, artatamente dico io ma forse sbaglio.
    Però resto nel dubbio che tu tirato il sasso stia nascondendo la mano. Affari tuoi. In fin dei conti caro cavaliere quell'ERRANTE è participio presente indicativo del verbo errare, che non ha solo il significato di vagare ma anche quello di sbagliare. Non te la devi prendere, capita...

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  10. Esatto ... "errante" = che vaga, ma anche che sbaglia !
    Quanto al resto ... tirare il sasso e nascondere la mano, NON E' NEL MIO STILE, come Tu stesso hai potuto constatare 'illo tempore' nel tuo blog ed in altri !
    Con tante cose su cui riflettere ... non mi sembra il caso di lasciarci andare a 'giochini' che nè mi appartengono, nè, penso, appartengono a te, con cui condivido non poche cose ! :-)

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    1. Sei per caso "quel" Cavaliere errante? Mi dici por favor quale fosse il blog della fanciulla su cui ci incontravamo che non trovo più?

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  11. @ cavaliere che sbaglia, ma ci azzecca anche....
    quel che dici lo trovo vero: non è facile stare vicino a una persona depressa, ti fa sentire impotente.
    lo so perchè anni fa sono stata vicina a un'amica depressa (depressa in modo molto più grave e invalidante di me) e percepivo che qualsiasi cosa dicessi e facessi non serviva a niente.
    l'unica cosa che mi sembrava utile, per quel poco, era farle sentire che c'ero, dirle che mi poteva chiamare in qualsiasi momento.
    Bello ciò che dici sul filo della memoria: ecco, uno dei miei timori è proprio quello di perderlo, questo filo, forse per questo scrivo solo di papà, per quel poco che scrivo.

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    1. Se mi credi @Silvia ... non la perderai !
      1) Poichè il tuo papà ha colmato, struggentemente, la tua memoria, depositandovi 'ricordi vivi' di momenti reali ed indimenticabili .
      2) Ho letto in passato non pochi tuoi post dedicati alla memoria ( personale e/o famigliare ), e posso dire che la tua memoria è forte !
      Vedrai, cara amica .... tempo al tempo : noi hic manebimus .... a prescindere !!! :-)

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    2. In realtà la mia memoria è molto selettiva: dimentico cose importanti come nomi e facce, scadenze, appuntamenti, mentre ricordo inezie: una frase tale e quale, un sentimento, piccolissimi particolari, momenti in cui la mia memoria sembra aver scattato delle indelebili istantanee.
      Invidio la memoria di ferro di mia sorella.

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  12. @ Baol: ti sei goduto le mie parole? bene, bravo ... bis!
    Quella canzone l'ho messa perchè il giorno prima l'avevo sentita alla radio e mi aveva fatto piangere al pensiero di chi vorrei fosse qui.
    La storia dei nativi americani era uno dei "must" di papà: libri, enciclopedie, perfino una raccolta di inserti dell'unità di fine anni 60, una storia a fumetti che raccontava il massacro della tribù dei nasi forati, storia che piacque così tanto a papà da dare il nome della protagonista alla sua ultima figlia.
    In cortile, sopra il parco giochi da lui costruito per i nipoti, campeggia un'iscrizione da lui fatta col ferro battuto, quella dell'uomo bianco distrugge madre terra.

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  13. io posso solo dirti che a quasi un anno dalla sua morte ne sento ancora molto la mancanza e ogni giorno saltano fuori ricordi di lui con lui...

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    1. Ci pensavo mentre tornavo dal lavoro: è strano a dirsi ma per ora la mancanza di papà è intensamente FISICA: mi manca enormemente la sua faccia, la sua risata, la sua andatura traballante, i suoi discorsi triti e ritriti, perfino le sue mattate ... poi chissà forse col tempo questa mancanza fisica si trasformerà in mancanza della sua essenza.

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  14. Il tuo babbo mi piace, mi è simpatico.
    :)

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  15. Papà era simpaticissimo, una vera macchietta.
    Era unico nel suo genere.

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  16. Ma sto Jacopone non perde mai un'occasione per stasse zitto.e ci risparmiasse quarche vorta il suo saccente egocentrismo che non di rado sfocia nella tracotanza e nel mammamia e quanto sono bello, colto e sapientone.. Appesta tutta la blogsfera con i suoi interminabili pistolotti psicopallofilosofici che du palle. A Jacopo' sarai mica er fratello di Arzigogolo Piucheposso? E pure tu a cavaliereerrante e nun je sta' dietro a sto fanatico che in quanto a fanatismo e narcisismo nun je sei secondo.
    Scusa Silvia, ma sti due mi stanno sui cosiddetti con la loro saccenteria. Lassatece soffri' in pace e nun ce venite a di' come dobbiamo farlo e per quanto tempo. Cancella pure il commento se ti pare, e scusami ancora. .
    .

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    1. Sei ben acido/a, un pò più di educazione non guasterebbe, specialmente quando si è in "casa" d'altri.
      Xavier

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  17. Ma sto Jacopone non perde mai un'occasione per stasse zitto.e ci risparmiasse quarche vorta il suo saccente egocentrismo che non di rado sfocia nella tracotanza e nel mammamia e quanto sono bello, colto e sapientone.. Appesta tutta la blogsfera con i suoi interminabili pistolotti psicopallofilosofici che du palle. A Jacopo' sarai mica er fratello di Arzigogolo Piucheposso? E pure tu a cavaliereerrante e nun je sta' dietro a sto fanatico che in quanto a fanatismo e narcisismo nun je sei secondo.
    Scusa Silvia, ma sti due mi stanno sui cosiddetti con la loro saccenteria. Lassatece soffri' in pace e nun ce venite a di' come dobbiamo farlo e per quanto tempo. Cancella pure il commento se ti pare, ma me so sfogato un po'. Scusami ancora.
    Caio Mirra

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    1. Egregio Caio Mirra, prima impari a scrivere, poi elimini parole troppo difficoltose e dal significato a lei ignoto, poi si decida tra il dialetto della sua borgatuccia e la lingua ufficiale di questa nazione. Fatto ciò, taccia e scompaia.
      Scusa Silvia, ma quanno ce vo ce vo.

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    2. E se tu fossi una "Caia Mirra"?

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  18. Ecco che il grande accademico della Crusca mi ha fatto l'elenco delle cose da fare: imparare, eliminare decidermi, tacere e scomparire. Ma tu quand'è che prendi la salutare decisione di andartene affa..?
    Caio Mirra con du sfere abbondantemente da te gonfiate.

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