Il giorno prima c'è la competizione elettorale ... il giorno dopo c'è la competizione a chi la spara più grossa. Come dire ... the day after è sempre il peggiore.
Pensavo che Rettore (non Donatella, ma il Magnifico) avrebbe fatto un discorso barboso, lungo e barboso. Invece è stato breve dicendo poche cose: poche ma buone. Nel discorso introduttivo ha spiegato che nel motto dell'università, "audentes fortuna iuvat", il termine "audace" va interpretato come "colui che si mette in gioco". Al termine della cerimonia ha evidenziato come, su 100 premiati, 90 fossero donne. L'interpretazione data da Rettore Il Magnifico ("Perchè le donne si danno più da fare") ha suscitato un applauso nel pubblico dell'auditorium. (E voi, avreste applaudito?) Per parte mia, mi sono spellata le mani, anche perchè avevo appena espresso lo stesso concetto, sottovoce, a mio marito.
Grande Cacciari! Stupenda la parte iniziale, con quel linguaggio corporale espressione di estremo sconforto e sfinita impotenza di fronte alle affermazioni dellla Santanchè- - la quale peraltro, prima di lanciarsi nella solita inascoltabile requisitoria di difesa d'ufficio del patron padrone, afferma una verità nota a tutti-
Uccelli allo sbando poi
colpiti a morte dal silenzio di uno sparo
Se li guardo più da vicino
con occhi stancamente
presbiti
al di là del vetro della
cucina
diventano piume d'oca in
caduta libera: un folto gruppo di piumette,
ognuna con la propria idea di
volo
scolaresca di ragazzine
adolescenti in assetto anarchico.
Il cielo è un enorme
piumone danese disteso sopra questo sfacelo di terra
da un dio previdente e
provvidente
o aperto con lama
tagliente da un dio malvagio e vendicativo
Rimango in attesa, in
stand by di pensieri, di movimenti e di suoni,
impaurita dalla
possibilità che il dio malvagio mi scorga,
intimorita dal sospetto
che il dio previdente e provvidente non esista,
alternando il guardare
lontano al guardare vicino,
fino a che il silenzio viene
spezzato dal rumore raschioso di un badile di ferro
che gratta via la neve
dal cortile.
Questa musica mi porta un
ricordo indistinto dell' infanzia. Me lo porta per mano - una mano
sconosciuta- come un ignaro figlio di nessuno, balbettante e ignudo, fragile
embrione che cerca affetto alla cieca per
poi buttare ciò che riceve in un pozzo non sapendo che è senza fondo, e
così restando, senza conoscerne il motivo, eternamente nudo affamato e questuante.
E' una bella coincidenza il fatto che un ex magistrato sia stato eletto come
Presidente del Senato proprio lo stesso giorno della strage
di Via Fani. E che egli abbia ricordato le parole fuori protocollo di una donna, la moglie di un agente della scorta, parole che anche se ero poco più che adolescente mi rimasero scolpite nel cuore. E' una bella coincidenza, quasi il caso ci tenesse a sottolineare che nessuno, nè il
popolo tantomeno le istituzioni, possono fare a meno del ruolo
fondamentale della magistratura. Tanto per rimarcare che essa è rimasta l'unico cane da guardia dei potenti. Tanto per non dimenticare che da troppi anni essa è continuamente attaccata e perfino
dileggiata da un partito che nella propria agenda
politica ha messo la libertà di delinquere in pole position.
Sarà che ho un debole per
i romanzi di formazione, e un altro debole per le autobiografie, (anche
se forse questa non lo è) e un altro ancora per le piccole storie che si
intrecciano con la Storia Grande, con la loro implicita richiesta di
riconoscimento e di riscatto, seppur tardivo.