domenica 18 aprile 2010

Chi l'ha visto

Quando G. se ne accorge siamo già in dirittura d'arrivo, e lo stomaco vuoto comincia a influenzare il cervello, che invoca pastasciutte fumanti. Sono le 13.30, arriveremo al parcheggio verso le 14.30, mangeremo verso le 15.00. Un'ora e mezza di pensieri culinari.

Quando G. si accorge che qualcosa manca all'appello, impesta l'aria di imprecazioni, che presumo stiano ancora risuonando nella valle.

Quando G. si ricorda che l'ultima ad aver messo mano all'oggetto mancante risponde al mio nome, mi addossa la colpa del chi l'ha visto, sostenendo che ho sbilanciato il baricentro dell'oggetto dopo aver tolto il cellulare dalla tasca.
Deve essere scivolata dallo zaino.

Quando G. mi accusa reagisco con la massima calma, come una vera innocente tirata in ballo in un affare a lei completamente estraneo. Quale cellulare? Quale tasca? Quale baricentro?

Quando G. finisce di imprecare, entrambi affrontiamo la realtà: dobbiamo tornare sui nostri passi, alla ricerca dell'oggetto perduto, ripercorrendo a ritroso i tre quarti del periplo della montagna, mentre, bontà del cielo, comincia a piovere.
E allora, dietro front, a testa bassa, come segugi, con "l'adrenalina della caccia che non ti fa sentire l'implacabilità della salita" (Parla per te! protesta G., non concorde con la mia tesi)

Interrompo la corrispondenza d'amorosi sensi di due simil-gay e la siesta di un panchinaro per chiedere notizie del "chi l'ha visto?", perlustro la baita del pian sciresa, la punta dell'alpino, il sasso della vecchia, niente.
Sono quasi ad esaurimento adrenalina quando vedo scendere dal sentiero un gruppo di escursionisti: se non l'hanno trovata loro, vuol dire che qualcuno l'ha presa e se l'è tenuta, mondo di ladri disonesti che se fossimo in Svizzera e non in Italia...
"Per caso ha perso la giacca di una tuta?" mi chiede uno degli uomini dell'equipaggio. La salvezza ha una voce salvifica.
"Ve lo stavo giusto chiedendo, eravate la nostra ultima speranza...lo dicevo a mio marito, di non disperare, che in montagna ci va la gente onesta!"
"Volevamo lasciarla dov'era, poi ha cominciato a piovere e allora l'abbiamo presa, l'avremmo portata al centro parco, così non si rovinava"
"Grazie, grazie!"
Nel frattempo G. ci ha raggiunti: la pioggia non fa ancora sul serio, ma è fradicio di sudore. Mentre gli uomini dicono cose insulse, del tipo: "La prossima volta mettete l'indirizzo", l'unica donna del gruppo squadra G. e ci azzecca: "Scommetto che aveva incolpato sua moglie!"
Ringraziamo per l'ennesima volta, salutiamo, e proseguiamo: ora la pioggia fa sul serio, ma ce la facciamo scivolare addosso senza dire bè, sollevati, contenti come Pasque, felici di aver ritrovato la giacca di G.
Una vecchia giacca, di nessun valore, sarebbe perfino logora se la terinda si logorasse, ma volete mettere il valore affettivo...
dello ZOOM DA TRECENTO EURO che c'era nella tasca?

nella foto: ramo d'ontano, (credo) monte Barro (sicuro)

2 commenti:

  1. I disonesti sono tutti da un' altra parte ;-)

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  2. Simba: sei assolutamente sicura, sicurissima, che tu sia assolutamente, assolutissimamente incolpevole? Sì? Benissimo. A noi uomini fa un bene da matti sentirci gli unici babbei babbionoidi del pianeta. Ci teniamo perbacco! Nessuno ci scalzerà mai dalla prima posizione.
    Giusta e naturale l'osservazione dell'unica fanciulla del gruppo, come di chi sa veramente come vanno le cose ner monno infame.
    G.: non ti conosco, ma ti do un consiglio (da babbeo a babbeo ci si intende). La prossima volta lo zoom da 300 euro mettitelo a pelle.
    ReAnto: mi fai il piacere di spiegare in chiaro a chi cavolo stavi alludendo? Grazie.
    PS. Bellissimo il sasso della sdraiata, con la forma rimasta stampata sopra.

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