mercoledì 5 maggio 2010

pelle di pesca

Stamattina, sulla strada bagnata della pagnotta quotidiana, mi prende un'improvvisa nostalgia tattile della sua pelle di velluto, olfattiva del suo odore di pulito, uditiva della sua voce cangiante, ora infantile, ora bassa e grave, ora muta.
Mi succede quando incrocio un pulmino che accompagna disabili al centro diurno del mio paese.
E' seduta davanti, come sempre, con quell'aria paciosa che io so essere tutta una farsa. In realtà, LEI prende la vita a testa bassa un giorno sì e l'altro pure. Noto la chioma sciolta sulle spalle, e so che è un brutto segno: vuol dire che la mamma non è riuscita a pettinarle e legarle i lunghi capelli, lisci, castano scuro, belli come i suoi occhi, grandi occhi color cioccolato fondente extra hard.
Due anni fa era una mia alunna. Mi piaceva, ogni tanto, stamparle un bacio smack-koso sulle guance rosse e paffute, dalla pelle morbida come quella di un neonato. Se era in vena, mi restituiva il favore con un bacetto di quelli appena appena accennati, quasi per sbaglio. Se era in vena. Se. Era. In. Vena. Sempre che i volontari del comune fossero riusciti a farla scendere dal pulmino. Sempre che si fosse decisa a entrare in centrale. Sempre che si fosse decisa a venire in classe da sola. Sempre che, in caso contrario, avesse accettato di darmi la mano (anch'essa di velluto) e farsi trascinare in classe (novanta chili di testardaggine) Sempre che si fosse seduta. Sempre che ...
Quando era di luna buona, e mi veniva voglia di darle un bacio, stavo bene attenta che nei paraggi non ci fossero: la coordinatrice, la psicologa, la pedagogista, l'assistente sociale, la neuropsichiatra, la direttrice.
Mi avrebbero fatto un cazziatone. La coordi perchè così fai preferenze, la psico perchè la tratti da bambina piccola, la peda perchè non è con un bacio che stimoli la sua autonomia, l'assistente sociale perchè bò, la neuro perchè controindicato con i farmaci, la direttrice perchè è meglio non toccarli, gli utenti, non si sa mai che cosa vanno a casa a dire.

foto di g: campo di colza (credo)

3 commenti:

  1. Non ho alcuna esperienza diretta con disabili, ma alcuni anni or sono ho passato un anno felice in un Altenheim, una casa di riposo. La mia funzione era quella di cercare di animare persone anziane non più tanto capaci di ragionare mettendo a disposizione le mie qualità di pittore e di essere umano, che non vuole vedere soffrire la gente.
    Ho incontrato alcuni casi disperati, di malati di Alzheimer in fase avanzata; ma anche di gente ormai vicinissima all'addio, che non aveva più nessuna voglia di vivere.
    Ho scoperto il mondo dei vecchi, che è ben diverso dal nostro, Simba, quando percorrere un corridoio di pochi metri equivale, nella loro prospettiva, alla scalata del Monte Bianco.
    Ho scoperto quanto amore sappiano ancora dare degli ultra ottantenni, quando sentono un soffio di calore accanto a loro, che viene dal cuore; perché loro lo sentono subito se tu li vuoi ingannare.
    Ho scoperto cosa rappresenti per una donna di 92 anni, ormai con pochi gangli cerebrali in ordine, identificare un accompagnatore col proprio marito, ufficiale di marina, caduto nella seconda guerra mondiale.
    "Dove diavolo ti eri cacciato per tutto questo tempo?" Così mi aveva accolto la prima volta che mi aveva visto. Era una donna assolutamente ribelle e inquieta; da quando sono arrivato io è diventata un'altra persona, tranquilla solamente con me.
    Le ho voluto bene.
    È entrata in coma quattordici mesi dopo avermi conosciuto e scambiato per suo marito.
    Sono rimasto accanto a lei gli ultimi suoi tre giorni di vita, stringendole una mano.
    Quando è morta ho dato le dimissioni.
    Ero triste come se fosse morto qualcosa dentro di me insieme a lei.

    RispondiElimina
  2. ciao Pimpa bellissime parole che riescono a far capire le tue sensazioni
    un saluto

    RispondiElimina
  3. Iaco, anch'io ho un ricordo tenero di una donna anziana malata di alzheimer. L'ho frequentata solo 15 giorni, per le poche ore al giorno in cui assistevo in ospedale mia suocera colpita da un ictus, ma mi è rimasta NEL CUORE, tanto che proprio ieri l'altro ne parlavo in mensa con le mie colleghe. Mi aveva scambiata per la cameriera di un hotel. Mi chiedeva di aiutarla a bere, mi ringraziava, mi diceva "ma quanto è gentile lei, come è a modo, prima di partire le darò una bella mancia" Mi spiegava quali vestiti prepararle per la mattina seguente, "perchè mi trovo bene, in questo albergo, il servizio è ottimo, lei poi è tanto cara, ma a casa mi aspettano i figli, sa com'è, non si può lasciarli a casa da soli più di quel tanto.... Ma dov'è finito mio marito?"
    La descrissi -a margine- in un racconto, chiamandola Iside perchè non ne ricordavo il nome, ma poi per la pubblicazione stralciai quella parte: mi sembrava che meritasse qualcosa di più di una comparsata. Ed ero sicura che se non l'avessi fatto io l'avrebbe fatto la redazione, umiliandola.

    ciao e grazie, ernest.

    RispondiElimina

Parla! Adesso o mai più!