sabato 20 novembre 2010

infinite jest

Nome: infinite jest
peso: 1 kg e 400 grammi.
misure: 15x21x7
colore: azzurro cielo.
anno di nascita: 1996
paternità: David Forster Wallace
definizione della bibliotecaria: "malloppo"
definizione mia: it's not a jest!
previsioni di lettura: travagliata
termine previsto: natale, o forse pasqua; in realtà la sfida non sta tanto nel quando, quanto nel se.
citazione del giorno: Gli era già successo di perdere la testa per qualcuna, ma mai di sentirsi decapitato.

Finora ne ho letto solo 1 centimetro e mezzo. Che fatica. Pesa:
fisicamente (per le donne: avete presente quando leggete in posizione rilassata, col libro appoggiato in zone delicate? ecco, appoggiare infinite jest è quasi come fare una mammografia)
gastricamente (la descrizione del bagno dove una tipa cerca di morire per overdose mi stava facendo vomitare)
moralmente (pazzesco pensare che, dodici anni prima di togliersi la vita, l'autore già prevedesse la modalità di somministrazione del proprio suicidio
: "sono tremendamente spiacente di importunarla. Mi stavo solo chiedendo se in un Programma speciale ci fosse una preghiera per quando ci si vuole impiccare"
letteralmente (descrizioni ossessivamente particolareggiate)
visivamente (le note sono in carattere formica)
... e intellettivamente (riesco a memorizzare solo i personaggi principali)


Ho iniziato questo travaglio circa 15 giorni fa.
Il primo capitolo, con una bella scena di sclero, mi ha impressionata positivamente e invogliata a continuare, ma poi ho letto intere pagine senza capirci un'acca, ho letto pensando che la fantascienza non mi è mai piaciuta, e nemmeno la fantapolitica, ho letto con gli occhi chiusi, ho letto ipotizzando che solo l'esperienza personale permette una descrizione così minuziosa del pianeta droghe, ho letto chiedendomi se una scrittura così maniacale possa rispecchiare la malattia mentale dell'autore.
Questa settimana ho portato inutilmente sulle spalle il malloppo, al lavoro e nei miei giri ospedalieri, senza riuscire a leggerne nemmeno una pagina.
(mia mamma, vedendomi estrarre un tale ingombro dalla borsa mentre aspettavamo l'oculista, mi ha chiesto: "non potevi portare topolino?" )

30 commenti:

  1. Standing ovation per tua madre!
    Ma come? Vai dall'oculista col mattone? Non è lettura da sala d'attesa quella, forse al posto del caffè, dopo aver pranzato, con la pancia piena così sai dove poggiare il mattone; forse da portarsi in treno per lunghi viaggi, ma vai sopra un ICE dove i finestrini non si aprono, onde evitare l'impulso di buttarlo fuori.
    Ho sullo scaffale da tempo ancora intonsi "The Pillars of the Earth" e "World without end" di Ken Follet, masse melmose di oltre 2600 chili, pardon pagine.
    Ho iniziato e mandato a quel paese dopo inutili tentativi di finirlo "IT" del mio da me apprezzatissimo Stephen King, perché dispersivo e tremendamente brutto.
    Tu cosa aspetti?

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  2. Aspetto di leggere altre cose belle come quelle che ho già letto. Ad esempio proprio adesso -anzi, proprio prima, anzi precisamente dopo pranzo, come mi hai consigliato, ma senza pancia piena, che sennò t'abbiocchi, e t'arriva il mattone in testa-
    Dicevo ... ho iniziato un capitolo che parla di A.A.(alcolisti anonimi): mi sta piacendo assai e mi ha fatto forse capire una cosa importante, alla quale finora non avevo mai pensato.
    Capiscimi, non me l'ha detta lui, questa cosa, è una riflessione che mi è venuta spontanea mentre leggevo. Uno scrittore che ti apre la mente a un'idea senza sciroppartela non puoi abbandonarlo alla prima difficoltà!
    E poi, la sua scrittura non è MAI banale. Dici poco?

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  3. Non so se sentirmi orgoglioso o in colpa.
    L'inizio è affascinante e terribile: tu vuoi capire dove andrà a parare, e lui continua ad aprire personaggi, situazioni, stanze... ecco, il paragone delle stanze è quello che mi convince di più. Pensi di entrare a vedere un appartamento come gli altri e dopo un po' sei perso nella reggia di Caserta...

    @ vincenzo
    P.s.: vent'anni fa ho adorato "IT", mi ha fatto vivere una struggente nostalgia di luoghi e tempi in cui non avevo mai vissuto... ora non saprei. forse ho letto troppo altro.
    Immagino esista un momento perfetto, nella vita di ognuno, per avere il massimo da un libro. In ogni caso arrivare alla fine è inutile, la parte migliore dei libri di King è fino ai tre quarti circa. I finali sono sempre deludenti.
    Io ho appena finito Duma Key che mi ha confermato il paradigma.

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  4. pipistrello,
    sentiti in colpa quando le orecchie ti fischieranno a destra , sentiti orgoglioso quando ti fischieranno a sinistra: dipenderà dai momenti, è tutto un suegiù.
    Non ho mai scritto un libro -perlomeno non un libro intero- ma penso che il "the end" sia la parte più tosta, da pensare e da scrivere.
    Infatti tante volte il finale di un libro che pure mi è piaciuto mi delude.
    Rimbalzo la palla allo scrittore.

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  5. *Bipede. Hai perfettamente ragione a proposito di Duma Key. Il finale è orribile. Il guaio è che il grande Stephen non si rende conto che la fantasia ha dei limiti e che lui li ha già oltrepassati. Pensa a quante volte nei suoi romanzi si ha a che fare con quadri che si muovono, che diventano imbuti dove infilarsi, quanti libri ha scritto con quell'escamotage.
    Oltre a ciò lui ha una squadra di collaboratori che scrivono insieme a lui. Non so cosa effettivamente faccia lui, ma scrivere quattro romanzi in un anno è umanamente "impossibile".

    *Silvia. Ignoro come si comportino gli altri, ma io penso subito al finale, che obiettivamente è difficilissimo scrivere bene. Cioè: se hai scritto un libro buonino, da sette meno meno, un buon finale te lo salva, ma puoi comunque anche andarci piano, che tanto il sette meno meno è già basso. Ma se hai scritto un buon libro, da otto più, corri il rischio di rovinare tutto col finale.
    In fin dei conti il finale è quello che ad un lettore resta impresso di più.
    Il bello è -veramente bellissimo- quando il lettore appena letto il finale torna a rileggere qua e là, perché non riesce a staccarsi dalla storia che gli hai regalato.
    Ma a volte capita che un lettore non sia contento che il suo "protagonista" faccia qualche cosa brutta, cattiva, ignobile nel finale, e te lo sbatta in faccia con cattiveria anche se paludata di complimenti complessivi.
    Tu mi capisci, vero?

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  6. No che non capisco. Non ho l'abitudine di sbattere in faccia cattiverie a nessuno, tantomeno a uno scrittore che gentilmente mi omaggia di un suo libro.
    E tantomeno di paludare. In quel frangente ho solo trascritto, a caldo, le mie impressioni\emozioni.
    Se posso permettermi, hai scritto un pessimo finale di commento, my friend. =(

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  7. Ecco la gatta che preferisco, quella che carezzata contropelo, ti graffia la mano.
    Non vale. Io non volevo offendere, ma devo avere ancora sottomano i rimbrotti per aver fatto fare al mio protagonista una cosa aberrante.
    Ma ci passava in quel finale, che avevo in mente fin dall'inizio.
    Da questo finale di commento tolgo due parole soltanto: "cattiveria" e "paludata". Effettivamente eccessive; e speriamo che la micia ricominci a ronfare: "roon...roon...roon"
    Tschüss, meine liebe Freundin.

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  8. @ Silvia
    Se vuoi smettere di leggerlo fallo subito, perché dopo diventa una droga, diventa "la sostanza", non puoi più farne a meno. Gli Alcolisti Anonimi all'inizio sembrano una cosa fra tante, ma più vai avanti e più ci entri dentro con tutti i piedi e le emozioni. Tra le cose che ho letto solo Philip K. Dick si avvicina, in "Un Oscuro Scrutare", a restituire al lettore una tale immedesimazione.

    @ Vincenzo
    King si crea il problema, secondo me, di fornire un prodotto "mainstream". Ha il talento per fare di più, e quasi in ogni libro lo dimostra, ma teme di osare troppo per il suo pubblico. Alla fine riesce sempre rassicurante, laddove DFW è disturbante. Un altro scrittore che ha imboccato purtroppo questa strada è K. W. Jeter, il suo "Dr. Adder" è un incubo delle perversioni senza riscatto, ma dopo quello...

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  9. Ahahah!
    Tua mamma c'ha ragione!
    Ci sono in giro tanti bei libretti...
    Che ne diresti, per esempio, dei "Sepolcri" di Foscolo?

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  10. Non so con quale volo d'aquila il mio post t'abbia portato nei pressi dei cimiteri di foscoliana memoria ... =)
    In ogni caso i sepolcri hanno un incipit memorabile, una domanda che mi pongo, con le parole del grande poeta, ogni volta che varco la soglia di un cimitero.
    All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro?

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  11. @ iacoponi,
    SOLTANTO ... roonf ... due ... roonf roonf... parole ... roonf roonf roonf.
    Volevo mettere la foto di un gatto che dorme ma dev'essere un tale casino.
    EFFETTIVAMENTE ECCESSIVE: anche la foto del diluvio universale non sarebbe male.
    Dormi sereno, amici come prima. ;)

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  12. @ pipistrello,
    se mi dici così allora vado avanti. (il tema della dipendenza mi interessa troppo)
    Quello che mi annoia di più sono le "cartucce" (l'intrattenimento) e gli assassini in sedia a rotelle che non ho ancora capito chi siano (separatisti quebecchiani?)
    Di quel Dick che citi non ne ho mai sentito parlare.
    Buona notte anche attìa. =)
    ah, no, che dico: i pipistrelli di notte vanno a caccia. Buona caccia allora.

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  13. *Bipede. Non conosco K.W. Jater, me ne occuperò appena arrivo in Italy.
    Di King ho letto quasi tutto, e mi è sempre piaciuto, ma negli ultimi anni è in calo calo di calorie. Forse hai ragione tu, ma io penso che quando si scrive troppo qualche errore capita di farlo.
    Potresti comunque avere ragione tu: non vuole osare troppo.

    *Silvia. Perché il sonno della morte dovrebbe essere duro? Quella era la visione postromantica, che ci azzecca con noi, con te?
    Non ho afferrato il concetto della foto del diluvio universale, deve essere troppo arguta per me.
    Übrigens=a proposito: io dormo sempre sereno.
    Baciamu li mani.

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  14. @ Silvia
    Vedrai che tutto si incastra, e l'intrattenimento come dipendenza, la droga della società attuale (che DFW trasfigura in chiave grottesca) è uno dei temi chiave. Poi, sì, ci sono cose estenuanti, come il dialogo sul costone roccioso tra Marathe e l'agente segreto travestito di cui si fatica a cogliere la necessità, ma DFW è ridondante molto oltre la soglia di sopportazione, e questo lo rende, a suo modo, sublime.

    P. K. Dick è uno dei miei "autori culto". Puoi non aver letto nulla di suo, ma probabilmente hai visto il film "Blade Runner" di Ridley Scott, tratto da una summa delle sue idee. Altre trasposizioni dai suoi romanzi (tolto "Minority report", dove qualcosa si salva, rimangono un po' dei fumettoni...)

    @ Vincenzo
    Jeter dovrai cercarlo in biblioteca... Tra tutti direi "Dr. Adder", ma anche "L'addio orizzontale", "Madlands", "Telemorte", "Noir", sono tutte opere estremamente visionarie e sottilmente disturbanti.

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  15. non conosco questo romanzo però sono giorni che mi dico di leggere L'uomo senza qualità di Musil che all'incirca sono 1482 pagine, e mi dico sempre ma se leggo questo gli altri quando li leggerò???

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  16. quella deficiente che legge Musil sono io..ciao

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  17. @ SABBY, non ti so consigliare su questo tizio: chiedi a pipistrello. =)

    @pipistrello, ti pare che mi guardo un film di fantascienza? come ho appena scritto sul tuo blog, non mi piace la fantasia, la fantascienza, e nemmeno le favole. Sono terribilmente ancorata e limitata alla realtà.
    Che dici, mi perdo molto?

    @ iacoponi, non posso andare a controllare (occhio destro in fiamme, quindi picì a dosi minime, e stasera ho già superato la soglia)
    ma, per quel che ricordo delle spiegazioni di Totò, Foscolo aveva scritto i sepolcri in seguito a un'ordinanza napoleonica, che imponeva la costruzione dei camposanti lontani dalle abitazioni, per motivi igienico sanitari. O forse me lo sono sognato stanotte, insieme al nome di un certo Pindemonte, che non so cosa ci azzecca.
    RAUS! A letto! Ciao!

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  18. Se non ne senti la mancanza non ti perdi nulla. Però credo che faticherai a comprendere diverse manifestazioni della creatività umana.
    Io non amo il genere "Fantasy" perché lo trovo troppo strutturato su situazioni "medioevali", di fantascienza ne ho divorata in quantità industriali da ragazzo e da adulto, anche se ora mi pare un genere letterario in declino.
    La cosa affascinante, in chiave intellettuale, è la trasfigurazione, la metafora, la capacità di leggere la realtà da punti di vista inaspettati, la possibilità di smontare i mattoni di cui è composto il mondo che conosciamo per rimontarli in un ordine diverso.

    ...o forse solo un retaggio infantile che mi trascino dietro. :-/

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  19. Che ci azzecca la tua spiegazione letteral-storica con la mia domanda?
    Ripeto la domanda:perché il sonno della morte dovrebbe essere duro? (sottinteso per quelli che a quest'ora ancora dormono in piedi: non dovrebbe essere la liberazione da ogni ambascia e sofferenza?)
    A Ippolito Pindemonte è dedicato il carme. Erano amici fraterni, ma è inutile che te lo spieghi, lo sai benissimo, solo che ti piace prendere un po' pel cul.

    N.B. Non dire mai Raus ad un tedesco. È oltremodo oltraggioso: si dice ai cani dei vicini, che ti stanno pisciando sul muro di casa, o sulla macchina nuova appena lavata.
    Ciao.

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  20. MAMMA MIA! Hai bevuto vino andato in aceto?
    ... E visto che va di moda la lista della spesa:
    1. RAUS lo dicevo a me stessa, per spedirmi a letto; mica mi permetto di mandare a nanna i miei lettori, per chi mi prendi? ... e dato che non sono una tedesca, non mi sono nemmeno auto-offesa.
    Ecco cosa dirò ai maledetti GATTI dei vicini che pisciano sulla mia benedetta menta o sulle scarpe che dimentico fuori casa. Raus!

    2. Perchè il sonno della morte dovrebbe essere duro? E che ne so? Mica l'ho detto io! Io ho solo osato dire che mi viene in mente quando entro in un cimitero.

    3. Ti ringrazio per avermi ricordato chi fosse Pindemonte: non prendevo per il culo nessuno, l'averlo pensato significa che mi conosci pochino pochino.

    4.Va beh. Ciaoancheate.

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  21. Pipistrello,
    anche mio cognato è\è stato un divoratore di libri di fantascienza. Non credi che questo genere sia più amato dagli uomini che dalle donne?
    Per la mia esperienza, è così. Non so perchè.
    Forse che gli uomini si trascinano più "retaggi infantili" rispetto alle donne, che sono sempre più concrete?
    Ad esempio nella mia famiglia a mio marito piace il fantasy, a mio figlio .. bhò, legge autori tipo Crichton e Licia Troisi, oltre ai manga.
    Ciao!

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  22. Così adesso che sto facendo l'editing al mio primo romanzo di fantascienza -che tenevo in stand by- e che ho interrotto poco prima del gran finale un altro, anche fantascientifico che finirò quanto prima, adesso proprio vengo a sapere che tutta questa fatica me la potevo risparmiare e che mi bastava pescare tra i miei "retaggi infantili" per riempire centinaia di pagine.
    Amici uomini, avete sentito? Non siam concreti, siam farfalloni. La Sibilla dell'agro lecchese ci ha consegnati al nostro angolino preferito, quello dei sognatori impenitenti.
    Ti voglio bene, Sibilla, ogni tanto me la fai fare una risata di cuore.

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  23. @ Silvia
    C'è un mito, greco, mi sembra, per cui all'alba dei tempi uomo e donna erano un'unica creatura con due teste, quattro braccia e quattro gambe, attaccati per la schiena. Queste creature erano diventate talmente potenti da sfidare gli dei, per cui la scelta di Zeus fu di tagliarle a metà, dividendo il maschile dal femminile. Da allora, dice il mito, passiamo la vita alla ricerca della nostra metà perduta.
    E' una favola, probabilmente di quelle che non ti piacciono, ma consente alla fantasia di ruminarci su, e di tirar fuori interpretazioni.
    Una, e forse è il motivo per cui ci ho pensato, è che in queste immaginarie creature superumane il maschile ed il femminile guardano in direzioni opposte. La parte maschile è presbite, vede lontano, guarda al futuro e percepisce a fatica ciò che ha intorno, viaggia, fugge, esplora. La parte femminile è miope, vede bene le cose e le persone vicine, consolida, conserva, cura. Anche questa è ovviamente una generalizzazione, ma racconta di differenze complementari, e di quella "completezza" perduta di cui sentiamo la mancanza.



    (mamma mia, certe volte mi sembro Alberoni... aiuto!!!)

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  24. Bipede: conosco il mito, ma non mi ha mai affascinato, proprio perché le due parti sono uguali e contrarie. Come tu dici, stavano attaccate per la schiena e guardavano una in una direzione, presbite lui, l'altra nella direzione opposta, miope e conservatrice.
    Secondo questo mito quelle due parti sarebbero destinate solo ad incontri fugaci, mai duraturi: si incontrano o si scontrano e subito divergono.
    È completamente l'opposto della mia visione dell'eterno mascolino con l'eterno femminino: due parti che si cercano e si trovano, anche quando si sfiorano da lontano. Come il positivo e il negativo, i due poli elettrici destinati ad unirsi.
    Anche se adesso tutto si confonde in certe verità io continuo a credere.

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  25. Tutto coincide. Io sono miope e mio marito presbite. Basterebbe mettere ognuno i propri occhiali, e andrebbe tutto a gonfie vele.
    Bella, la favoletta, bella perchè arricchita dalle tue affascinanti riflessioni. Ci penserò su.
    Alberoni? lascia stare, non c'è storia, sei meglio. Lui è moooolto, mooolto più banale, scontato, ripetitivo e .... zzzzzzzz ....
    Come dice l'amato\odiato DFW, Annoiare qualcuno sembra anche peggio che offenderlo o disgustarlo
    BYE

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  26. @ Iacoponi,
    parlavo di lettori di fantascienza, non di scrittori.
    Vedo che in questi ultimi scambi ci capiamo a fischio come le cicale , come dici tu.
    E menomale che mi vuoi bene, chissà se mi volevi male.
    Ti voglio bene anch'io, altrimenti come farei a sopportarti? ;)

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  27. chi è pipistrello???

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  28. Sorry, sabby.
    Pipistrello è il nome che ho affibiato a mammifero bipede.
    O forse dovrei chiamarlo enciclopedia vivente: appena sfioro un argomento, così, per cazzeggiare un po', lui lo afferra al volo, come un catcher, e va a fondo, facendomi sentire un mammifero imbecille, ma il bello del web è anche questo.

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  29. Ciao Sabby
    Pipistrello nasce da qui. E' un nomignolo che Silvia mi ha affibbiato e non mi dispiace.

    @ Vincenzo
    Ovvio, ogni metafora lascia spazio a letture ed interpretazioni. Sono dei giocattoli mentali che ci aiutano a strutturare le idee, non la verità acclarata.

    @ Silvia
    Non lo sapevate? Sapevatelo! Su Mammifero Bipede Channel. :-P

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  30. @ EMMEPI,
    E io che pensavo che affibbiare si scrivesse con una sola bi! Questo è un attentato alla mia autostima grammaticale!
    Qui è diventato un casino anche prendere la RAI, che mio marito ci ha speso un centone, figurati il tuo pipistrello channel.

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Parla! Adesso o mai più!