giovedì 13 gennaio 2022

Quattro chili di verze

A oggi ho da pagare quattro chili di verze, due chili di cipolle e dieci chili di zucche. Ne tengo memoria sul calendario, man mano che Tommaso ci porta la verdura o la frutta della sua vigna, dato che non vuole mai essere pagato ogni volta. "Marca giò e rump minga i ball, adè gho mia temp", dice.*
Riesco a saldare il conto senza troppe storie solo a ridosso di certe date rilevanti tipo Natale o Pasqua, oppure prima che parto per le vacanze. "Così sei più tranquilla".
Insomma, con Tommaso ho perennemente un conto aperto, come si faceva una volta con il panettiere, il lattaio e il salumiere, che ti segnavano il debito su quei quadernetti pieni di farina o macchiati di unto, a seconda della categoria merceologica venduta. 
In pratica  con lui funziona in questo modo: in seguito a nostra richiesta o a sua scelta, il nostro amico ci porta i prodotti da lui stesso coltivati nella vigna di famiglia -disposti in cesti che neanche il Caravaggio-, mi chiama per mostrarmi il ben di Dio  in tutto il suo splendore e ricevere i complimenti del caso, poi appena G. azzarda il gesto di trasferire i prodotti dalla cesta alla bilancia per la pesatura, comincia a bestemmiare l'ignaro Dio e insultare l'innocente marito perché, a detta sua, non è abbastanza delicato e rischia di guastare, con i suoi gesti rozzi, l'estetica dell'insieme e l'armonia della natura morta, che però morta non sembra, lucente e rigogliosa come è. 
 Allora intervengo io e con le mie manine sante  termino l'operazione trasferimento bilancia cercando di non offendere l'insalatina novella, i pisellini gonfi d'orgoglio, le tenere taccole. (che, badate bene, non sono un uccello e nemmeno i piselli mangiatutto. )
Capita talvolta che i prodotti non corrispondano alle sue aspettative -patate rovinate o piselli sgonfiati- e allora Tommaso non vuole neanche vedere la bilancia, dice che se li pesiamo -cioè, se abbiamo intenzione di pagare-  lui prende il tutto e lo butta giù dalla finestra, e per rendere il tutto più credibile fa anche il gesto, avvicinandosi alla porta-finestra della cucina accompagnato dalla frase di rito: "Va che sciachi tot nel rò"**
Brutta o bella che sia,  come dicevo non c'è mai modo di pagare subito la verdura, tuttavia il buon Tommaso non se ne va senza aver bevuto il suo bel bicchiere di vino. Che sia bianco o rosso non gli importa, l'importante è che non sia freddo di frigorifero, che gli fa male. E soprattutto che non sia scarso di quantità, perché se il bicchiere non è bello pieno, il Tommaso ti rimbrotta: "Te, va che so mia dre a dè Mesa!"***.
Ieri Tommaso è venuto a ritirare una cassa di arance bio arrivata con furore dalla Sicilia. Per una volta siamo noi a fargli un favore, dopo che sua moglie ha apprezzato la nostra marmellata.  
Voleva  a tutti i costi pagarmele,  ste arance, 14 euro, ma avevamo in nota quattro chili di verze, due chili di cipolle e dieci chili di zucche, perciò gli ho detto che, al netto del costo delle arance, eravamo noi a essere in debito. Non ne ha voluto sapere,  e ha deciso che per pareggiare i conti, oggi mi porterà porri e insalata, e che non mi venga in mente di pesare perché altrimenti lui sciaca tutto nel rò.
Dato che proprio in quel momento stavo preparando una torta salata con i porri comprati al supermercato, (li ha annusati e ha detto che non sapevano di niente), mi ha minacciato:  che non  ti venga in mente, con i  porri che ti porto, di fare quelle schifezze di torte salate come quelle di mia moglie, che te cupi. ****
Gli ho detto che li cucinerò con le uova, ha risposto che così va bene.
 
* "Marca giò e rump minga i ball, adè gho mia temp"= segna giù e non rompere le balle che adesso non ho tempo
**  "Va che sciachi tot nel rò" = guarda che butto tutto nel letame
*** "Te, va che so mia dre a dè mesa!"= tè, non sto mica dicendo la Messa!
**** te cupi = ti ammazzo

24 commenti:

  1. Che belle queste usanze, come ai vecchi tempi, quando si coltivavano gli orti e si era sicuri che il raccolto era fresco e genuino. Tradizioni belle che , ormai, non esistono quasi più. Peccato ! Buona giornata.

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    1. Adesso che sono finalmente in pensione ho in progetto di fare l'orto, anche se sono ignorante in materia e mi affido ai consigli più disparati, facendo una gran confusione.
      Tipo stamattina, mio zio ha guardato perplesso i cavolfiori e mi ha rimproverata di averli lasciati gelare, ma io non li avevo raccolti primo perché erano mignon, secondo perché il già citato Tommaso mi aveva detto di lasciarli giù!

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  2. È bello sapere che in alcuni paesi ancora sopravvive questo modo di vivere genuino. Grazie di averci raccontato questo aneddoto in apparenza tanto semplice, ma in realtà cosi ricco di insegnamenti. Buona giornata.

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    1. Grazie, benvenuta!
      la cosa che mi piace di più, in verità, è fare del buon baratto.
      A settembre ho rifornito i miei vicini calabresi di vassoiate di fichi, (un giorno il figlio ne ha mangiati 14), e a ottobre/novembre il capostipite mi ha spesso suonato alla porta con una generosa manciata di burolle ancora calde, appena fatte sul fuoco, una goduria che ci pappavamo in salotto davanti alla tivù.

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  3. Ahah, signora Silvia, siete una deliziosa caricaturista! :)

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    1. Che godevoli le citazioni delle risposte in dialetto!

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    2. Non sono io che faccio le caricature, sono certi miei amici ad essere dei veri personaggi :)

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  4. Anche io ricordo personaggi del genere: non era gente di campagna ma di mare, tanto tempo fa, che portava in omaggio qualche pesce appena pescato. Complimenti per la verdura e per il ritratto veramente parlante.

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    1. Chissà che buono il pesce appena pescato, peccato non essere mai vissuta in un posto di mare. I complimenti per la verdura li giriamo all'ignaro Tommaso: a pranzo ho cucinato i famosi porri con le uova, come promessogli, ed erano deliziosi.

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    2. Il pesce appena pescato è buonissimo, soprattutto se lo hai pescato da te. I porri con le uova suonano molto bene. Vivere in un posto di mare è come avere due genitori anziché uno solo.

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    3. Ma pensa. Non ho mai pensato al mare come a un genitore, come ti è venuta in mente codesta analogia?

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    4. Già, la madre terra. Nel cortile della mia casa natale campeggia ancora una scultura di ferro realizzata da mio padre: un viso da pellerossa attorniato dalla scritta: uomo pallido distruggi madre terra.
      Proprio ieri mamma mi diceva che un corriere si era fermato a osservare l'opera e chiederne lumi.

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    5. Tuo padre è un artista saggio e prudente con un'impodtazione correttissima.

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  5. Delizioso come sempre tutto ciò che proponi qui. Tommaso, personaggio eterno di ogni tempo e ogni luogo, sana vitalità contadina che non si perderà mai finché esisterà un campo da coltivare, un orto. Grazie.

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  6. Soprattutto se si parla di agricoltura non intensiva, senza alcun ausilio meccanico, come in questo caso. Tutta forza della terra e fatica dell'uomo.
    Grazie a te di essere passato, ormai ti conosco e sapevo avresti gradito, perciò ti ho chiamato all'appello. Appello a cui manca sempre il nostro cavaliere errante.

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  7. Se si potesse a Tommaso gli "smaccherei" un bel bacio in fronte. Come facevo col nonno, quando tornava dall'orto. Riservo a mio padre quelli sulla guancia;)
    Mamma che voglia di verze e porri mi hai fatto venire, che quelli del super non sanno di nulla, ha ragione lui!

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  8. Ah ah mi viene da ridere all'immagine di te che baci in fronte IL tommasaccio.
    Perché il nostro vignaiolo ha un caratteraccio che non so proprio come potrebbe reagire. Il più probabile sarebbe un bestemmione!

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  9. Bentornata Silvia!!!
    Così però mi fai venir voglia di passare per caso da te all'ora di pranzo!!!
    Un sorriso

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  10. E ovviamente sarai il benvenuto!

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  11. ... da me Tommasi non ce ne sono più, sigh!...

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  12. Cavolo, come è possibile? Pensavo abitassi in un paesino di campagna!

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    1. ... si la campagna c'è, mancano i Tommasi ...

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  13. che peccato! chissà perché pensavo che tu stesso fossi un tommaso!

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