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lunedì 7 febbraio 2011

il prete dice

Il prete dice che gli fa paura uno stato che vuole decidere del fine vita.
Io gli dico che a me fa più paura l'idea di mandare in pre-pensionamento un Dio antico per sostituirlo con un Dio post moderno, la scienza.
Il prete dice che noi non decidiamo niente, né di nascere né in quale giorno entrare a far parte di questo mondo, ma è Dio che decide il giorno della nostra nascita e della nostra morte.
Io dico, ma se Dio ha deciso che Tizio Tiziano nascerà il 6 febbraio 2011 e morirà il 6 febbraio 2091, e il 5 febbraio 2091 uno scienziato pazzo sperimenterà per la prima volta sull'incerto corpo di Tizio Tiziano il congelamento pre hora mortis con successivo scongelamento post hora mortis abbinato a un ten years discount -basta-che-mostri–la-credit-card-oro, chi la vince?
Il prete mi dice di non sparare cazzate.
Io ribadisco che non mi piace l'utero in affitto grazie al quale Elton John o altri vip diventano compratori di figli, non mi piace la maternità tardiva di Gianna Nannini, non mi piace l'accanimento terapeutico, mi fa orrore la chirurgia estetica, temo il senso di onnipotenza della scienza.
Non sono sicura che il Dio antico non sia in conflitto col suo emulo in stile yuppie rampante, non sono sicura che tenere la vita di una persona appesa a un filo per anni sia un fiat voluntas sua sicut in caelo et in terra, non sono sicura di niente, se non che il cielo e la terra mi sembrano sempre più lontani e che la scienza mi fa più paura dello stato.

venerdì 7 gennaio 2011

la messa è finita

Mi commuove la serietà del chierichetto che ai piedi dell'altare davanti all'assemblea dei fedeli fa ruotare il turibolo con maestria degna di un giocoliere, spargendo tutt'intorno una nuvola bianca.
Sniffo con piacere l'odore dell'incenso, che avvolge nella sua nebbia gli occupanti delle prime panche, per poi alzarsi e scomparire, come ogni nebbia che si rispetti.
Presto attenzione al movimento del braccio del maestro di coro, su e giù, toni bassi, toni alti.
Canto, stonando nonostante le indicazioni del maestro.
Invidio la solista, che è anche il maestro del coro, per la bella voce.
Chiamo Dio al tavolo contrattuale, gli chiedo che in caso di rinnovo mi faccia rinascere con questo talento. Ma lui mi propone scambi assurdi, tipo allora ti prendi anche un naso d'aquila, o se preferisci una settima di reggiseno, o due occhi ipertiroidei, queste cose qua,  e non riusciamo mai a concludere l'affare.
Inserisco d'ufficio il maestro di coro in quella categoria di donne alle quali qualche chilo di troppo non guasta, anzi, sono convinta che dimagrendo  perderebbe quell'idea di graziosamente soffice che si porta appresso.
Ascolto l'omelia a tratti, poichè la mia curva dell'attenzione ha la brutta abitudine di voler emulare quella delle montagne russe.
A volte penso a cosa cucinare quando arriverò a casa, o altre stupidaggini di questo tipo. Se quella notte non ho dormito, l'improvviso cedimento del mento mi aggiudica una g. gomitata nel fianco.
Mi inginocchio sulla panca al momento della consacrazione,
Invidio le vecchiette che bisbigliano in latinorum con un'inflazione di esse sibilate il cui sibilo mi piace assai,
Mi  crogiolo nella sicurezza offertami dalla ritualità dei gesti e delle formule,
Osservo la fila delle persone che vanno a fare la comunione,
Dò la mano a mio marito per la recita del padre nostro,
Mi inchino per la benedizione,
Vado in pace, la Messa è finita.