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martedì 4 settembre 2012

lettera aperta a Paolo Villaggio


http://video.sky.it/sport/paralimpiadi/paralimpiadi_2012_il_trionfo_di_oliveira/v132929.vid 


Ha interpretato il ruolo di un disabile psichico per tutta la vita (il ragionier Fantozzi non manifestava forse chiari sintomi di ritardo mentale? )  e adesso non trova niente di meglio da fare che prendersela con le paralimpiadi.

giovedì 19 luglio 2012

L'essenziale è invisibile

Finalmente lo spettacolo  ha avuto luogo e l'adattamento alla storia del piccolo principe è stato rappresentato davanti a genitori psicologi coordinatori direttori  insegnanti  compagni volontari.

venerdì 6 aprile 2012

the lake looks like a table

A punto Emme punto, un bellissimo ragazzo di diciassette anni: alto e magro, gambe da gazzella, camminata con baricentro spostato in avanti, braccia troppo lunghe, occhi latitanti, che se li incroci fuggono come se i tuoi fossero doppietta e i suoi fossero lepre, labbra trascurate, zazzera scura e ribelle, pelle oliva con certificazione Doc di sana provenienza meridionale.
Tenero e fragile come un grissino.


lunedì 5 dicembre 2011

L'afasia della Fornero

Francesco è un bel ragazzo, apparentemente senza problemi.
In realtà ha un deficit cognitivo e difficoltà linguistiche: fatica a ricordare termini nuovi, ma anche quelli di uso più comune. Inoltre è depresso e a rischio di disadattamento. Incapace di reggersi (emotivamente) sulle sue gambe, ricerca costantemente l'appoggio dei compagni, diventando completamente acritico e gregario nei loro confronti, fino ad accettare atti di bullismo.

mercoledì 18 maggio 2011

testa rapata

Stanno terminando le premiazioni dei giochi della gioventù. Mi siedo vicino all'alunno più difficile che ho.
Il capo sta imbastendo una delle sue inutili e inconcludenti lamentele, stavolta è per via della merenda, che prima è presto poi è tardi, prima è poca poi è troppa, poi forse avanza e mica vorrete farla avanzare, ma cosa fate non aprite i sacchetti di patatine!
... e lui commenta, parlando tra sè:  sentila, la suocera!
Mi avvicino con la sedia per ricordargli: ma se dici sempre che  la suocera è la Bertacchi!  
Giusto, mi risponde, e se la Bertacchi è la suocera  allora la direttrice è la consuocera ...  e la Consonni, invece, lo  sai cos'è? ... E' solo una bambina viziata! 
Quest'ultima definizione mi fa scoppiare a ridere. E io, cosa sarei? gli chiedo.
La Mandelli insegnante di religione  si volta e senza bisogno di parlare mi dice:  ma allora te le vai a cercare.
Amo il rischio, lo so. Niente di più facile che mi arrivi un insulto in diretta, e non potrei nemmeno lamentarmi, perchè nelle interrogazioni li invito sempre a non aver paura di dare la risposta sbagliata.
David  ha un controllo emotivo assai labile e nessun rispetto dell'autorità, ma ormai l'ho chiesto. Si prende un attimo di pausa, prima di rispondermi: te non lo so cosa sei , ma ti dico cosa sono gli altri: la psicologa una sfascia-famiglie, l'assistente sociale una falsa, la coordinatrice una maledetta bastarda. 
OHI OHI ... L'insegnante di religione si rigira, e senza bisogno di parlare mi  dice: hai visto cosa hai combinato? Hai ragione,  le rispondo con un cenno di pentimento. 
Procedendo di complimento in complimento, dove andremo a finire alla fine della lista? 
Così cerco di  ridimensionare il maledetta bastarda, chiedendo a testa rapata  se non gli sembra di esagerare, ma lui  mi risponde convinto no guarda fidati, e a quel punto  per fortuna sono tratta in salvo dal megafono, che  lo chiama per la premiazione.
Terzo posto nella velocità.

mercoledì 9 febbraio 2011

Anna, anima strappata.

Commentai, senza successo tecnico, che questo caso mi toccava nel profondo, perchè non sono ancora riuscita a capire come  certe persone offese dalla vita possano riuscire a non offendere la vita a loro volta, a non vendicarsi, a non completare l'opera di demolizione di sè stessi iniziata da altri: dove trovino il coraggio di volersi ancora un po' di bene, nonostante tutto.
Queste anime torturate assomigliano a un pezzo di stoffa liso, ma con la trama intatta.
Tifo per tutte le Anne del mondo, che sono spesso donne, e per coloro che esercitano con passione l'arte del rammendo.
Nel mio lavoro ho a che fare ogni giorno con ragazzi oltraggiati  da una sindrome, da una virgola genetica, da traumi familiari, da uno scherzo del destino apparso sotto forma di una meningite, di un parto prematuro,  di mille battiti di ali di farfalla.
Basta così poco perchè il destino ti scaraventi faccia a terra.
Ci sono quelli che, sia pur con mille difficoltà, sono disposti a farsi aiutare dall'adulto.
Ci sono quelli più diffidenti, che si lasciano agganciare solo dopo parecchio tempo, e solo se l'adulto -magari solo QUELL'adulto, scelto tra gli altri- riesce a conquistare la sua fiducia.
Ci sono quelli che  hanno immagazzinato una tale dose di rabbia interna da manifestare comportamenti aggressivi, verso gli altri e verso se stessi.
L'Anna che ho conosciuto io rientrava in questa terza categoria. (a me non le ha mai date, mi strappò solo i bottoni da un maglione perchè non le piaceva il colore. Aveva ragione, faceva proprio schifo)
In  tre anni di scuola non riuscii a farle imparare niente di più di quello che aveva appreso da piccola, perchè rifiutava l'idea di non essere capace di fare qualcosa. "Tu non mi aiuti!" sbottava  davanti a un esercizio di matematica, ma appena cominciavo ad accennare a una spiegazione,  il suo naso cominciava a pompare aria come quello di un toro.
Eppure questi inconvenienti didattici erano bazzeccole, in confronto a tutti gli altri problemi.
In parole povere Anna era fuori di testa, in termini medici la diagnosi era grave psicosi.
Questa Anna  mi entrò tanto nel cuore che  anche se sono passati molti anni ho ancora una suo bel primo piano  appeso in classe.  La foto l'avevamo vinta in un centro commerciale e i suoi compagni l'avevano portata a casa come regalo per la festa del papà. Lei aveva detto che suo padre gli stava antipatico - o forse si era espressa in altro modo- e l'aveva regalata a me.
Anna andava a casa solo nelle vacanze estive e nelle festività: a un certo punto la situazione in famiglia era diventata talmente insostenibile che lei stessa aveva chiesto di rimanere in istituto anche la domenica, e il padre si era dichiarato concorde. Alla madre era stata tolta la potestà, poteva venire in centro a trovarla ma solo accompagnata, e la ragazza soffriva tantissimo per questo.
Quando a scuola faceva qualche scenata, la direttrice la toglieva dalla scena del delitto e le lasciava scegliere la classe dove voleva stare. Così a volte me la accompagnava in classe, dicendo "Anna ha bisogno di stare un pò tranquilla, sta qui per oggi" , allora la invitavo a prendere  il suo quaderno dei temi -avevo scoperto che scrivere liberamente era una delle poche attività che non la scombussolava, anzi le faceva da calmante- e intitolava: "quello che è successo oggi". In quelle pagine riversava la sua infelicità, le sue ossessioni e le sue manie. Conservo un quaderno-diario con i suoi temi, scritti in una  bella, ossessiva, ordinatissima calligrafia.
Anna  era un'anima torturata, con la stoffa strappata, non più rammendabile.
Era un caso non assimilabile a quello del post dello strizza, che invece mi ha  ricordato Erre.
Ma Erre merita  un  post tutto suo.

venerdì 16 luglio 2010

I treni a vapore

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Oggi gita di lavoro. Un caldo atroce.
Prima di partire ti senti pronta a tutto. Per esperienza, sai che ti può capitare di tutto. Dal ragazzo che sta male a quello che rischi di perdere a quello che è una mina vagante.
Se capitano solo piccoli imprevisti, come oggi, la gita è da considerarsi un successone. E allora come niente fosse chiedi all'aiuto macchinista affacciato al finestrino se può aspettare 5 minuti prima di partire, che la collega è andata a fare i biglietti, sapendo in anticipo la risposta (glielo dice lei, a quelli che ci sono sul treno?), fai scendere i 20 ragazzi appena saliti, li rifai salire avendo avvistato la collega che corre lungo il binario, ti metti a urlare nei giardini pubblici "non hai il permesso di picchiare" a uno, e all'altra "e tu finiscila di rompergli le palle", spieghi la differenza tra lago e mare, dato che c'è qualcuno che dice che sono uguali, accompagni ai bagni pubblici una due tre volte, rimproveri uno che appena vede una panchina in stazione vi si fionda e se la donna lì seduta non è veloce a scartarsi me la butta giù, partecipi a una sbrodolata collettiva di ghiaccioli, rimetti in posizione una che si è messa a testa in giù.
Durante il viaggio di ritorno il treno faceva un gran baccano, il rombo del motore andava su di giri e poi pom pom pom si fermava, oppure procedeva a singhiozzo, sotto i piedi si sentiva un calore esasperato che sembrava provenire da tutto questo faticare, il 50% di ragazzi e insegnanti dormiva di quel sonno insano da esaurimento di forze.
Quando siamo scesi da quel treno infernale un mio alunno mi ha chiesto: "Ma, fuma, scusa, questo treno qui andava a vapore o a che cosa?"
Gli ho risposto mentre correvamo alla macchina che, no, non andava a vapore ma a elettricità , ma poi ci ho ripensato: A. il fiondatore di panchina occupata non aveva tutti i torti, se è vero come è vero che siamo usciti da quel treno che sembravamo tutti cotti a vapore.

mercoledì 5 maggio 2010

pelle di pesca

Stamattina, sulla strada bagnata della pagnotta quotidiana, mi prende un'improvvisa nostalgia tattile della sua pelle di velluto, olfattiva del suo odore di pulito, uditiva della sua voce cangiante, ora infantile, ora bassa e grave, ora muta.
Mi succede quando incrocio un pulmino che accompagna disabili al centro diurno del mio paese.
E' seduta davanti, come sempre, con quell'aria paciosa che io so essere tutta una farsa. In realtà, LEI prende la vita a testa bassa un giorno sì e l'altro pure. Noto la chioma sciolta sulle spalle, e so che è un brutto segno: vuol dire che la mamma non è riuscita a pettinarle e legarle i lunghi capelli, lisci, castano scuro, belli come i suoi occhi, grandi occhi color cioccolato fondente extra hard.
Due anni fa era una mia alunna. Mi piaceva, ogni tanto, stamparle un bacio smack-koso sulle guance rosse e paffute, dalla pelle morbida come quella di un neonato. Se era in vena, mi restituiva il favore con un bacetto di quelli appena appena accennati, quasi per sbaglio. Se era in vena. Se. Era. In. Vena. Sempre che i volontari del comune fossero riusciti a farla scendere dal pulmino. Sempre che si fosse decisa a entrare in centrale. Sempre che si fosse decisa a venire in classe da sola. Sempre che, in caso contrario, avesse accettato di darmi la mano (anch'essa di velluto) e farsi trascinare in classe (novanta chili di testardaggine) Sempre che si fosse seduta. Sempre che ...
Quando era di luna buona, e mi veniva voglia di darle un bacio, stavo bene attenta che nei paraggi non ci fossero: la coordinatrice, la psicologa, la pedagogista, l'assistente sociale, la neuropsichiatra, la direttrice.
Mi avrebbero fatto un cazziatone. La coordi perchè così fai preferenze, la psico perchè la tratti da bambina piccola, la peda perchè non è con un bacio che stimoli la sua autonomia, l'assistente sociale perchè bò, la neuro perchè controindicato con i farmaci, la direttrice perchè è meglio non toccarli, gli utenti, non si sa mai che cosa vanno a casa a dire.

foto di g: campo di colza (credo)

lunedì 22 febbraio 2010

chi sono i veri disabili

L'articolo di Severgnini http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_22/severgnini_484bc79a-1f7d-11df-b445-00144f02aabe.shtml mi conferma una notizia che mi sembrava troppo stupida per essere vera: su facebook si è formato un gruppo "Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini Down".
Sono solo quattro vigliacchi senza palle, come tutte le persone che se la prendono con i più deboli, ma ugualmente le frasi con le quali hanno presentato l'ideona mi hanno inumidito gli occhi e rabbrividito la pelle.
Il cromosoma in più rende il bambino down incapace di fare alcune cose, ma anche geneticamente propenso ad essere più affettuoso, dolce, sensibile di un bambino "normale".
I face-idioti anti-down e i molti altri gruppi demenziali che pullulano su f.b. sono i veri disabili della società: diversamente abili nell'umanità, sicuramente abili nella bestialità.
Mi rimane solo un dubbio, che ho girato a Severgnini: siamo sicuri che dare loro visibilità mediatica sia una mossa strategicamente vincente?
Se non si impara a ignorare uno stupido, va a finire che crede di essere intelligente