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domenica 25 gennaio 2015

la minestra della sera

Ora che papà non è più qui sei tu al primo posto nel mio pensiero mattutino, serale, e anche pomeridiano, nei miei crucci e nei miei gesti quotidiani, in quell'operosità che forse è solo un misero tentativo  di dare un senso alla fatica di vivere. 

lunedì 3 dicembre 2012

Quello dei cinquanta centesimi


Quando sente il driiin del campanello del cancello, prima di aprire mamma controlla chi ha suonato sbirciando dal vetro della porta che dà sul vialetto. 
Se si tratta di un questuante, dice a papà: è quello dei cinquanta centesimi! 

lunedì 28 maggio 2012

tutta colpa loro


Odio questo scomodissimo, ingombrante senso del dovere, residuato bellico dell'educazione ricevuta, che mi fa sentire in colpa ogni volta -l'ultima nel 2009, per intenderci- che mi prendo un giorno di malattia.

sabato 23 ottobre 2010

Perchè parli?

Li ho beccati in castagna, anzi in kiwi.
Papà sulla scala, a raccoglierli dal bersò, mamma avanti e indietro dal garage a sistemarli nelle cassette.
"Non mi avevate promesso che quando decidevate di raccoglierli avreste chiesto l'aiuto di Ginocchio?"
"Sì, ma lo sai com'è TUO papà, quando si mette in mente di fare un lavoro bisogna farlo subito"
"Per questo hanno inventato il telefono, tanti anni fa"
"figurati se lo sveglio alle 8 del sabato!"
Figurati! Figurati se svegliano il nipote prediletto!
Inutile. Tutto inutile. Che pazienza ci vuole.
I suoceri che ti mandano a cagare nelle ortiche, i genitori che ti ascoltano ma poi fanno quello che vogliono, i figli che manco fanno la finta di sentire ciò che vai a dire. (" Ma PERCHE' PARLI?" è una delle loro più gentili espressioni) Appunto. Perchè parlo? Meglio stare zitta e agire.
Prendo il posto di papi, sulla scala, con la mia giacca bianca e i pantaloni neri eleganti. Papi prende il posto di mami nell'andirivieni e mami si mette a scopare foglie e rametti caduti. I kiwi sono talmente grossi che ci vuole un niente a riempire il secchio posto sulla scala.
Come mi piace fare questi lavori.
Nella mia vita precedente devo essere stata a stretto contatto con la terra. Forse ero un lombrico, vissuto senza fare troppe lombricate e poi rinato nel corpo di un bue al tempo di "T'amo, pio bove". Ho tirato il mio aratro fino alla morte vincendo così un buono-premio per rinascere in veste di homo sapiens. Anzi donna, che è meglio.

Metto pressione a papà, così, tanto per divertirmi un pò. Gli urlo:
"Ehi, lei, si spicci a portarmi il secchio vuoto" e lui arriva, col fiatone del cardiopatico. Poi, visto che non si arrabbia, rincaro la dose: "Su, Angelo, non rende. Se faceva così a fare il cottimo alla Pirelli!"
Papà finalmente brontola "
Me lasa gnà pisà" (non mi lascia nemmeno fare pipì)"lè pusè ul temp che lè dre a pisà che quel chel laura" (è più il tempo che passa a pisciare che a lavorare) dice mamma"Poveretto, se prende tutto quel lasix, al mattino, è logico che gli faccia effetto" lo giustifico.
"Quante cassette hai riempito, pà?"
"Quindici"
Terminato il raccolto, me ne torno a casa con la mia cassetta.
Dopo un pò chiama mamma:
"Scusa, ma .... l'Unità di papà ti è rimasta in borsa?"
No, in borsa non l'ho messa, era nel sacchetto dell'edicola insieme ad altri acquisti. Aspetta che guardo. No, ci sono solo le collant di Daphne. Adesso che ci penso l'avevo in mano e l'ho appoggiata da qualche parte. Dove? Dove? Ah, sì, mi pare di averla appoggiata in garage.
"Allora l'ho usata per coprire il fondo delle cassette"
"OK, mamma, ne compriamo un' altra. Dì a papà di resistere fino a mezzogiorno."

sabato 9 ottobre 2010

alle nove della sera

Alle nove di sera le tavole sono state sparecchiate, i piatti lavati e le case riordinate si preparano per la notte. La strada è già deserta. Posteggio, entro dall'entrata sul retro. Piante di rosmarino e di salvia strappate alla terra sono depositate sotto il bersò, ricoperto di bei kiwi dalla forma ancheggiante; per sistemarne la struttura artigianale resa precaria dai vandalismi di un temporale un paio di settimane fa papà ha saldato qualcosa senza occhiali e si è infortunato all'occhio.
Mamma è talmente abituata ai suoi infortuni che nei casi non apparentemente gravi ormai si improvvisa dottoressa e fa da sè: benda alla Moshe Dayan e un collirio che ci avevano dato in ospedale l'anno scorso in occasione di un evento simile.
Ora l'occhio di papà è guarito, ma sono qui per mettere le gocce a quello di mamma, operata di cataratta.

Le piante di pomodoro .. pluff, sono sparite nel giro di un giorno. Li abbiamo goduti così poco, quest'anno. Un raccolto talmente deludente che papà non voleva nemmeno che ne parlassimo.
Scoppiettio di braci ancora calde nel camino.
Lampada segnapasso che illumina il mio passaggio furtivo.
La casa di fianco a quella dei miei genitori ha finalmente le luci accese: era così triste vederla spegnersi dopo la morte dei proprietari avvenuta lo scorso anno, come se fosse in procinto di morire anch'essa, d'inedia.
Apro la porta di casa con le chiavi di scorta. Dò una voce per non spaventarli ma il silenzio mi dice che papà e mamma probabilmente dormono già, al piano di sopra, del primo sonno pesante, con la tivù accesa su walker.
Poi magari si svegliano e riprendono a guardarla fino a mezzanotte.
Papà bofonchia qualcosa nel sonno, qualcosa che risulta incomprensibile per l'assenza della protesi e la confusione del machicavolomihasvegliato.
Mamma dice che può mettersi le gocce da sola, non c'è bisogno che
tribulo.
"Smettila, sul foglio dell'ospedale c'è scritto che almeno per la prima settimana devi farti medicare da qualcun altro"

"... Ma la sciura Antonia le metteva da sola, ma la sciura Talaltra anche.."
Deve aver fatto un sondaggio nel villaggio. Con l'età media che circola da queste parti, è uno scherzo sondaggiare gli operati alla cataratta.
Poco dopo me ne vado. Mentre faccio girare le chiavi nella serratura mi assale un senso di preoccupazione all'idea di lasciarli soli.
Perchè ci penso solo ora? Dopo quella notte che sono entrati i ladri, come faranno a dormire tranquillamente? Sarei più tranquilla se abitassero in condominio. Ma papà come farebbe senza i suoi passatempi? E quali vicini sopporterebbero un vicino così rumoroso?
Mamma mia, questo villaggio: ha ragione papà a dire che è diventato un mortuorio. Case vuote o abitate da vedove. I miei genitori insieme a un'altra coppia sono l'ultimo residuo del battaglione di giovani sposini che comprarono queste case negli anni 50,
nel dopoguerra, costruite secondo un piano di edilizia pubblica per famiglie a basso reddito, promosso da Amintore Fanfani.
E' questo l'attuale problema esistenziale di mio padre: "Siamo rimasti in tre" (primo sottinteso: uomini) (secondo sottinteso: nel mio villaggio) dice a tutti, anche a quelli che manco lo conoscono, tipo l'inserviente che incontra nell'ascensore dell'ospedale. Poco tempo fa il più anziano dei tre -quello in prima linea, quello a cui mio padre cederebbe volentieri il passaggio, per intenderci- è stato ricoverato in ospedale e il secondo soldato ne è rimasto sconvolto per una settimana.
"Dobbiamo fare pari o dispari" propone quotidianamente all'idraulico (il terzo uomo) che passa per la via ogni mattina e ogni mezzogiorno e ogni pomeriggio e ogni sera per andare e tornare dal lavoro.
"Ma papà, Tommaso è molto più giovane di te, non puoi fare pari o dispari con lui"
"Ahia"
Questa è l'espressione preferita di mio padre: ahia. Quando non ha scampo, quando sa che hai ragione, quando la verità lo pizzica : ahia.

martedì 20 aprile 2010

Quel mese d'aprile

Conoscendo la mia allergia a date e ricorrenze, mia sorella maggiore mi telefona per informarmi che mercoledì 21 aprile ricorrerà il 50esimo di matrimonio dei nostri genitori. Mondo boia, chi lo sapeva?
“Regalo e biglietto” ordina il caporal maggiore. Signorsì.
Mi accollo il compito del regalo, “sbolognando” quello del biglietto a una terza sorella, perché viene da sé che: se la primogenita si ricorda dell’evento e si accolla il giro delle telefonate, se la secondogenita pensa al regalo, la terzogenita dovrà pure fare qualcosa. Dell’ ultimogenita, non ne parliamo neanche. Allatta. Non dorme di notte. Non dorme di notte perché allatta il lattante, allatta il lattante perché il lattante non dorme, il lattante non dorme perché, come dice il nome stesso, vuole succhiare il latte, forse preferisce poppare che dormire, o forse gli piace fare tutte due le cose insieme, a quel lazzarone, vai a saperlo. Sta di fatto che, per tacito accordo, la nostra sorella “più piccola” va lasciata in pace.
Ma l’operazione sbolognatura non va in porto. La poetessa della famiglia mi chiama dicendo che i suoi biglietti fanno schifo, risultano sempre esageratamente strappalacrime, e che devo farlo io, e cosa ci vuole, con tutte le scemenze che scrivo, potrò ben sprecare quattro righe per papà e mamma, no? (la conclusione non è sua, l’ho aggiunta io, nella mia testa)
Va bene, va bene. Ci provo.
Ma … Che dire ai miei cari ma e pa, che si sopportano da 50 anni? Mica posso fare domande inopportune, tipo quella dell’ altra sera, esternata a bruciapelo da nostra figlia ai propri genitori: “ Siete insieme da TRENTA ANNI? Ma non vi siete stufati?”
Provo a picchiare sui tasti ciò che mi suggerisce il mio istinto:

" Cari genitori, chissà quante volte avete stramaledetto quel 21 di aprile di 50 anni fa. Facendo una ragionevole media di 1 volta alla settimana, potreste avere litigato .. 52 per 50.. 2600 volte.. urca … mica poco… però, cari papà e mamma, fortunatamente duemilaseicento litigate non sono state sufficienti per separare le vostre vite. Fortunatamente per voi ma soprattutto per noi figlie, che non avremmo voluto NESSUN’ALTRA mamma e NESSUN ALTRO papà. Grazie, per essere rimasti insieme per tutta questa fetta- fettona di vita e perché ogni volta che passiamo di qui vi troviamo, tutti e due, a riempire questa casa con i sapori e gli odori e gli affetti e il sacrificio coi quali l’avete desiderata, costruita, riempita, vissuta, rinforzata e mantenuta salda a ogni scossone. Questa casa che avrà sempre l’odore e il sapore di casa propria anche adesso che tutte noi abbiamo un'altra famiglia e un’altra casa, una casa nella quale, con la fatica del vivere quotidiano, cerchiamo di riproporre, per quanto possibile, sapori odori e affetti simili a quelli della INA casa di via Mazzini numero 5"
Che ne dite? Devo solo correggere l’incipit, sicuramente abolire il termine “stramaledetto”, a sentire il quale caporal maggiore reagirebbe sdegnata, facendosi precedere da una smorfia sdegnosa.

domenica 28 marzo 2010

si può o non si può?

I miei affezionati blogghisti della prima ora (cioè nessuno) sanno che io sono la taxista ufficiale del viaggio al seggio di pà e mà. Ne ho scritto agli albori della mia carriera di blogger, a giugno dell'anno scorso, in occasione di altre elezioni, forse provinciali http://fuma62.blogspot.com/2009/06/te-ghe-de-vuta-pd.html Li accompagno alle 9.30, appena mà torna da messa. Pà vuole andare al seggio con "l'unità" in mano, mà dice che non si può, per il silenzio elettorale. Io dico che si può, e ficco l'unità formato tascabile in sacoccia a pà, ma a metà del vialetto mà gliela toglie con mossa fulminea. Nemmeno me ne accorgo. Pà me la dà, come a dire: -mò che femo?- Va bene, me la metto in borsa sta cacchio di unità ... Poi, dopo aver votato (ho votato una lista con scritto Vendola.. che c'azzecca il governatore della puglia con la lombardia? beh, ormai l 'ho votato, perchè c'era scritto la parola ecologia, va bene? Oh!!!) Dicevo, mentre aspetto che mà e pà votino in un'altra sezione, estraggo l'unità dal castigo della borsa e leggo la De Gregorio. Mà, che per prima esce dalla sezione, non osa dirmi "se pò mìa". Pà, come al solito, esce dalla cabina con la scheda aperta a mò di lenzuolo svolazzante, facendo inorridire il presidente, che prima gentilmente lo cazzia e poi gliela piega davanti agli occhi ma con gli occhi regolarmente chiusi, come prescrive il regolamento. Tutto procede come previsto, nessuna variazione al copione. -Cosa hai votato, papi? -gli chiedo, (così, tanto per rispettare la trama) - Ho votato quello che mi ha detto tua mamma, no?- - Ma scusa, se mamma ti diceva di votare Formigoni, tu lo votavi?- - Ah, no, sò mìa scemu- E' bello sapere che, in questo mondo che gira in tondo in modo frenetico, confusionario e vorticoso, c'è qualcosa che rimane immutato. Mi dà sicurezza. Il mio pà e la mia mà, immutabili, solidi come rocce, solidi ma ammorbiditi dal tempo che passa e scalfiti dagli agguati dell'età, rocce senza quasi più spigoli, come sassi di fiume levigati dal tempo e dall'erosione dell' acqua che scorre, le mie morbide rocce.