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sabato 5 dicembre 2020

la parola sul Natale sobrio a Enrico, e altri

la nevicata di ieri dal mio balcone
Dopo la pubblicazione del mio pensiero natalizio su italians, ho ricevuto una ventina di mail, alcune concordi altre discordi. Mi piace dare voce a queste lettere, e poi devo mantenere una promessa.

domenica 29 novembre 2020

era quello di prima, sbagliato

 

Per anni ci siamo lamentati del Natale consumistico, del dover correre in mezzo al traffico all'ultimo momento per scovare l'ultimo regalo da mettere sotto l'albero, dell'obbligo morale di invitare lo zio trumposo (leggi imbarazzante) al pranzo di Natale, della cena con i colleghi, del troppo cibo, troppo caos e del pessimo vin brulè di una qualche organizzazione benefica. 

giovedì 19 dicembre 2013

What's new?



Niente pranzo di famiglia questo Natale,

lunedì 24 dicembre 2012

a me l'abete piace solo così



La tristezza degli alberi di Natale (relativa se artificiali, assoluta se naturali)

 L’obbligatorietà dei riti 

La ressa nei negozi 

Lo stantìo della frase “a Natale siamo tutti più buoni” (e chi l’ha detto?) 

venerdì 7 dicembre 2012

se lo conosci lo eviti ... non sempre


Da una settimana circa mi chiedevo quando sarebbe arrivato.

Perchè lo sapevo, che prima o poi sarebbe successo, lo sapevo con certezza matematica. 

giovedì 8 marzo 2012

troppo gialla troppo profumata

Troppo gialla,
troppo profumata,
troppo delicata,
troppo soffice,
troppo fragile,
troppo scontata,
troppo tagliuzzata e distribuita,
troppo usata a mo' di ridicola pezza a coprire una voragine.
Guardala, quella voragine: e vedrai le bambine abortite per lasciar posto al maschio,
le giovani violentate, le donne ammazzate, sfregiate, sciolte con l'acido,
scomparse, rapite, ridotte in schiavitù,
usate e gettate,
fatte impazzire, chiuse nei manicomi, nei conventi, nelle prigioni, bruciate nelle piazze, messe all'indice,
sedotte e abbandonate, morte di parto, reiette, discriminate, ricattate, assogettate, infibulate, inascoltate, sole,
VIOLENTATE, VIOLENTATE, VIOLENTATE.


lunedì 26 dicembre 2011

intercettazione telefonica tra mandante e sicario


"Ciao sono Silvia"
"Uè"
"Come va?"
"Va tutto a puttane, come al solito, ma ti aggiornerò  di persona"

mercoledì 12 gennaio 2011

a caval donato

Pare che l'Italia sia il paese con il maggior numero di regali indesiderati,  riciclati o a rischio discarica. Un bel problema, con tutta la spazzatura che l'assurdo consumismo delle feste  si porta dietro già di suo.


venerdì 31 dicembre 2010

Un sogno di gallina

UN SOGNO DI GALLINA

Una gallina fece un sogno.
Ma com'è fatto
un sogno di gallina?
E' bianco, tondo, rigido;
non proprio tondo,
tondo, ma allungato.
Appena l'ebbe fatto
glielo presero.
Volevano lessarlo
farlo fritto
seppellirlo in un mucchio di farina
lo volevano sbattere, affettare
quel sogno di gallina.
Ma chi l'aveva preso
inciampò:
il sogno cadde
e infranto
si spappolò
disteso
sulla soglia della cucina.
Ah, com'è fragile
un sogno di gallina

ROBERTO PIUMINI
tratto dal libro TANTE POESIE

Ultimo giorno di questo ventielasuametà.
Tutti pronti per fare l'inventario, come ogni magazzino che si rispetti, e in prima fila a esprimere desideri, come  nella notte delle stelle cadenti.
Non mi piace fare bilanci, non mi vengono mai i conti.
Vivo le entrate e le uscite di ogni giorno senza pensare se sono in attivo in passivo o in pareggio.
Non mi piace esprimere desideri, temo la disillusione.
Forse preferisco i  sogni, che, come canta giustamente cenerentola,  sono desideri chiusi in fondo al cuore ...
e lì  si fermano, senza la pretesa di essere riconosciuti e legittimati.
Mi piacerebbe tornare bambina per tornare a covarne, come quella gallina, ma scaccerei a suon di beccate chi s'avvicinasse per derubarmene e farne frittata.




domenica 26 dicembre 2010

i natali passati

Il giorno di Natale è un giorno dedicato alla pace.

giovedì 31 dicembre 2009

Tutto, ma non il cenone


Allergica come sono alle feste, in particolare a quelle dove ti devi mettere il vestito del divertimento a ogni costo, non avevo organizzato niente per oggi: all'ultimo momento, di solito, raccattiamo qualche anima generosa e disorganizzata che, desiderosa di fare un'opera pia, viene a fare compagnia a me e mio marito: due anni fa abbiamo trascorso la serata con un' amica ad ascoltare le vecchie canzoni degli abba, l'anno scorso con un amico, a parlare e tacere davanti al fuoco del camino. Perchè, ci avete mai pensato, il silenzio non è imbarazzante solo quando è circondato dai suoni sommessi della natura: la legna che crepita, il canto degli uccelli, il rombo del temporale, le voci della montagna.
Tanti anni fa mia sorella, la religiosa della famiglia, passò il capodanno in un monastero, a una veglia di preghiera o qualcosa del genere. Il giorno dopo mio padre le fece la domanda di rito: "COSA AVETE MANGIATO?."Pastina e taleggio" fu la sua risposta. Mio padre gliela mena ancora adesso.
Ieri mi ha chiamato un'amica, che tempo fa aveva lanciato l'idea di un concerto. Si va al concerto, allora. Siamo in 5, partiamo alle 5 , il concerto inizia alle 8, torneremo ... bò, verso mezzanotte, credo, e mangeremo una pizza a casa mia. Ora mio marito prepara i panetti di pasta di pane e io rassetto la casa. Poi farò la doccia e mi metterò l'intimo rigorosamente NERO.
Evvvvvaaaaiii, anche quest'anno ho evitato il cenone. Fatemi fare di tutto, a capodanno, ma evitatemi il cenone. Piuttosto, entro nella gabbia del leone. Un leone che vorrebbe farsi un cenone.
Buon anno a chi legge, con un invito a spedire in cielo qualche desiderio, di quelli tosti, stanotte, al posto dei puzzolenti e pericolosi petardi.

martedì 29 dicembre 2009

Attenzione, altre feste in arrivo

(Ma finiranno, prima o poi)
Le feste di famiglia possono trasformarsi in veri e propri agguati alla serenità familiare e parentale: un attimo prima si brinda, l'attimo dopo ci si lanciano i coltelli, e succede tutto così in fretta che a ripensarci a freddo non si capisce neanche come abbia potuto succedere. Sono sicura che la disinibizione alcolica tipica di queste a volte insensate abbuffate sia uno degli elementi scatenanti dei litigi. Alcuni stratagemmi per evitare la tragedia: non eccedere nei brindisi, spegnere la tivù specie se sta trasmettendo il TG o se si sente anche solo in lontananza la voce di Emilio il coniglio, allontanare i quotidiani, usare quelli di partito per accendere il caminetto, mantenere una rispettosa distanza di sicurezza da argomenti socio-politici se già si sa che le opinioni sono nettamente divergenti, mettere il segnaposto del vecchio nonno comunista impenitente il più lontano possibile da quello del moroso della figlia, rampante consulente finanziario con cravatta verde in bella mostra. Di cosa parlare? Ce n’è, ce n’è! Tempo, cucina, spettegolamento su parenti non presenti o vicini di casa maleducati, lavoro … Solo che, se uno non ci sta attento, la politica può entrare come il prezzemolo in ogni discorso, dal contratto effimero del nipote alle strane abitudini del vicino di casa straniero.
Avendo un padre incapace di capire SE e QUANDO è il momento di parlare, e soprattutto COME parlare, io e le mie sorelle in queste occasioni abbiamo sviluppato un vero sesto senso: percepiamo il momento in cui una conversazione prende una piega pericolosa, annusiamo l'odore della parola-frase- incriminata quasi prima che venga espressa dall'interessato, intuiamo la possibile ricaduta, ci scambiamo un'occhiata complice e dirottiamo la conversazione con ogni genere di stratagemma, del tipo: "Papà, che ne dici di una bella partita a briscola?".
Meglio litigare per la donna di picche che per il re di denari.

domenica 27 dicembre 2009

E' la vigilia di Natale e sono quasi pervasa


E' la vigilia di Natale e sono quasi pervasa da un'atmosfera prenatalizia in pieno stile panettone bauli; voglio solo starmene un pò in pace, godere delle ultime ore di pace prima del caos previsto per i due prossimi giorni. Ma...c'è sempre un ma che rovina tutto,e oggi il ma è stata la malaugurata idea di leggere una lettera su Italians del 22 dicembre, che parla degli incontri post-web. Tale edificante lettura mi ha trasformata in un istante da pacifica donna a toro infuriato. Un toro nell'arena, accecato dalla rabbia, un toro che scalpita, soffia e non vede l'ora di incornare quel fighetto del torero. Il torero in questione, latore della lettera, fa parte del club degli esseri di sesso maschile che nel web hanno trovato la manna, cioè un modo comodo e poco dispendioso per cuccare. Gettano le reti, ma così facendo pescano alla cieca, perchè negli abissi è buio. Così, il torero/pescatore scrive al Beppe per lamentarsi, e cercare quel pò di consolazione: nelle reti, invece che pregiati bocconcini di pesce pregiato, finisce per trovare solo tanti scorfani! Scorfani intelligenti, spiritose, che sanno perfino scrivere, ma per niente... come dire... nessuna Meg Ryan di "c'è posta per te", per intenderci.
Ah, bene, finalmente il club è venuto allo scoperto, e con che protervia. Che stile, poi, andare a piangere sulla spalla di Beppe perchè la pesca è deludente.
Il toro, mentre soffia, pensa. Pensa che in certe patologie le parole non servono, occorrono le medicine. Le medicine e un miracolo, o una magia. Ci vorrebbe un bel farmaco anti-paraculaggine che si possa trasformare in allegato, si posizioni sotto la sedia del torero quando schiaccio invia, e parta come un petardo quando lui lo apre. Un farmaco sotto forma di supposta, naturamente, sia per l'aereodinamicità dell'evento sia perchè è il modo più veloce per raggiungere uno stronzo.

martedì 22 dicembre 2009

A Natale puoi

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Oggi mi frulla in testa il motivetto pubblicitario: ♫ … a Natale puoi .. fare tutto quel che non puoi fare mai…. ♫ .. La melodia è orecchiabile, ma l’autore del testo avrà ricevuto un compenso per avere scritto tale baggianata? Cosa PUOI fare, a Natale? Quello che vuoi???

mercoledì 16 dicembre 2009

LIBERIAMO BABBO NATALE


Quando ero piccola, in occasione delle feste natalizie andavamo a trovare una zia consacrata che faceva la cuoca presso un istituto per disabili; nonostante il paese distasse solo una ventina di chilometri, il piccolo viaggio era considerato una vera e propria avventura. All’inizio degli anni 70 papà aveva acquistato una seicento, ma era impacciato nella guida e una volta imboccata la superstrada non ricordava mai quale fosse l’uscita esatta. A chi chiedere informazioni, se non alle signorine dagli abiti succinti che sostavano ai lati, bene illuminate da grandi falò? Ricevuta l’indicazione e imboccata l’uscita giusta papà e mamma si dilungavano a commentare quanto fossero state gentili quelle signorine.
La zia ci accoglieva nel tinello delle consorelle e ci rimpinzava dei suoi impareggiabili dolcetti: biscottini di pasta frolla, con la ciliegia candita in mezzo, e spumeggianti meringhe.
Papà reclamava a gran voce, in quel silenzio ovattato dai lunghi corridoi, il vin santo, “quello che usate per la Messa”, specificava.
La sera, sulla strada del ritorno, io e le mie sorelle contavamo gli alberi di Natale illuminati.
Percorro quella strada tutti i santi giorni, oggi, e noto con dispiacere che gli alberi illuminati sono pochi. Dall’anno scorso è scoppiata la moda di appendere un Babbo Natale sulla ringhiera del balcone; a me dà tristezza vedere questi poveri vecchietti, di schiena, che tentano di arrancare verso il comignolo senza mai riuscire a raggiungerlo. Sembrano tanti impiccati. Ognuno ha i suoi gusti, ma forse prima di comprare l’ultimo gadget comparso sul mercato impazzito del consumismo natalizio dovremmo contare fino a 10 e utilizzare un minimo di buon gusto. Da che mondo è mondo Babbo Natale arriva la notte santa, non a metà novembre. Arriva su una slitta trainata dalle renne, sosta sui tetti, entra nelle case passando agevolmente dal camino. La sua età e la sua mole richiedono un minimo di comodità e di decenza.
Perché costringerlo a una faticosa arrampicata, togliendogli dignità e autorevolezza e facendolo sembrare un ladro d’appartamenti? Qualche anno fa una misteriosa banda si aggirava nei giardini privati a liberare i nanetti di biancaneve. Chi libererà Babbo Natale da quella scomoda posizione? Solo l’arrivo della Befana.
Domenica 23 dicembre 2007