sabato 31 ottobre 2009
Toro seduto: un conservatore?
12 aprile 2008
TORO SEDUTO: UN CONSERVATORE?
Gentile redazione, vorrei esprimere la mia opinione riguardo la lettera pubblicata giovedi 10 aprile sul Corriere della Sera con risposta di Sergio Romano (“la protesta tibetana, i monaci e la modernità”)
Il signor Giorgio Vergili afferma “Non si può pretendere che la Cina tolleri che una sua regione sia governata da una teocrazia” Alt. Una SUA regione? Il Tibet è diventato una regione della Cina dopo che quest’ultima l’ha occupata militarmente! E poi di quale teocrazia parla, se il Dalai Lama è profugo da 50 anni, e non rivendica l’indipendenza della sua terra ma solo un’autonomia?
La stessa lettera afferma: “Trovo singolare pretendere che, in nome della cultura occidentale, società arcaiche vengano trattate come reperti archeologici da conservare A OGNI COSTO per la delizia dei turisti”
Sono esterefatta! A me risulta che sia la Cina a voler fare questa cosa. Le guardie rosse, nei nefasti anni della rivoluzione culturale, hanno barbaramente distrutto i monasteri , impedito la religione, sottoposto i monaci e il popolo tibetano a torture fisiche e psicologiche. Monaci e lama sono marciti nelle galere. Quando la Cina ha deciso di ricostruire i monasteri, ormai spogliati di ogni bene prezioso, lo ha fatto al solo scopo di attirare i turisti occidentali attratti dalle filosofie e dalle religioni orientali.
Secondo il sig. Giorgio è assurdo che la “cultura occidentale” voglia tutelare una civiltà in via di estinzione. Cosa dobbiamo farne, di questa cultura, secondo lui? Annientarla con una “moderna” soluzione finale? Non si preoccupi il signor Giorgio, lo stanno già facendo. La Cina ha portato il progresso e la modernità, come ogni invasore colonizzatore che si rispetti. Non sapendo più dove metterli , ha portato anche tanti cinesini. Ora anche la ferrovia, per rubare meglio le materie prime.
D’altra parte, era ora di finirla con le offerte ai monaci, il burro nel tè, lo sterco di yak secco usato come combustibile, i pellegrinaggi a Lhasa, le ruote di preghiera, l’altarino del Dalai Lama (vietato) in ogni catapecchia. Oggi i giovani non sono più costretti a stare in casa, la sera, a pregare: ci sono bei negozi, fuori, e tanti di quei bordelli! Viva la libertà!
“La violenta rivolta dei monaci a Lhasa è stata un’insurrezione conservatrice” risponde Sergio Romano.
Voler proteggere la propria cultura vuol dire essere conservatori?
Toro seduto era un conservatore? Finalmente mi avete aperto gli occhi: che senso aveva, in effetti, la cultura degli indiani d’america? Seduti a contemplare stupidi segnali di fumo, o in sella ai cavalli, a caccia di bisonti, e tutte quelle penne sul capo … Per fortuna è arrivato l’uomo bianco, che ha sostituito il calumet della pace con una bottiglia di gin e le frecce con i fucili.
Adesso ho le idee chiare: Toro seduto non era altro che uno stupido conservatore, che voleva proteggere “madre terra”. Arcaico da morire.
mercoledì 28 ottobre 2009
Echi d'infinito
L'anno scorso andai a un concerto di Antonella Ruggiero, che cantava per beneficenza nella chiesa di Montevecchia. Non arrivai in tempo utile per accaparrarmi un posto a sedere, ma riuscii a raggiungere una discreta posizione sulla pedana dell'organo e a trovare posto per i miei due piedi, bastava solo che me mettesssi uno sopra e uno sotto la pedana, e che non li muovessi. Poi arrivò un amico, e il posto per due piedi si ridusse al posto per un piede, perciò ascoltai il concerto facendo finta di essere un trampoliere. Dopo un anno, però, ho dimenticato i formicolii circolatori mentre ricordo benissimo la bellezza e spiritualità della cantante, l'armonia della sua voce, la magia della musica e del luogo, e questa canzone verso la quale quella sera ebbi un improvviso colpo di fulmine.
sabato 24 ottobre 2009
Lettere dal domani
5 gennaio 1975
Come vedi, è iniziato un nuovo anno. Il 1974 per me non è andato via del tutto, perché di lui mi è rimasto tutto lo scritto delle pagine prima … Ieri ho letto un libro che mi ha prestato Bianca la mattina, ma non ho fatto fatica a leggerlo tutto perché è un insieme di lettere, piacevoli da leggere. Si intitola “lettere dal domani”. Ora te ne scrivo le più belle, però con la macchina da scrivere, così impiego meno spazio delle tue preziose pagine
Sassari, una bambina di dieci anni
“Oggi è Natale e io sono a letto ammalata e non posso vedere fuori la gente che va alla Messa e non posso vedere neanche l’albero di Natale con tutti i lampioncini colorati che hanno fatto sulla piazza del paese. Mi hanno portata sopra una sedia vicino alla finestra e sono rimasta lì tutto il giorno a guardare fuori. Proprio quando ero triste dal cielo sono incominciati a cadere dei fiocchi di neve e i tetti delle case sono diventati tutti bianchi e allora io mi sono molto meravigliata perché al mio paese la neve non cade quasi mai. Poi sul davanzale della finestra si è posato un passero e ha lasciato con le sue zampe tante orme a forma di croce sulla neve. Allora ho pensato che tutte quelle piccole croci erano i piedini di Gesù che era venuto a trovarmi per Natale.”
Copenaghen (Danimarca) un bambino di dieci anni
“qui nell’istituto sono molto buoni i miei amici e mi raccontano sempre tutto quello che mi accade attorno ma io so che a volte non è vero e che lo fanno per farmi essere allegro. C’è un bambino che mi racconta sempre tante cose descrivendomi il colore dei fiori del giardino, il colore dei muri delle case e mi dice com’è la gente che passa per strada. Ora il mio mondo è così come lui me l’ha descritto. Ma ora quel bambino non c’è più perché è andato in un altro ospedale lontano dalla città. Prima di partire mi fece stringere nella mia mano il filo di un aquilone e mi raccontò che l’aquilone era rosso e giallo e che era salito tanto alto che quasi non si vedeva più. Oggi mia madre mi ha detto che anche quel bambino era cieco come me e allora ho pianto.
martedì 20 ottobre 2009
Il fondo del barile
Per ora, comincio a fare un po’ di ordine nel p.c. (vi è un tale disordine, il mio già citato prof lo definirebbe BIBLICO), nei cassetti e nei libri. Prima di possedere il mio ormai inseparabile notebook , ho lasciato pensieri e appunti su vecchie agende, avanzi di quaderni reduci dalla carriera liceale dei figli, fogli isolati che fuoriescono dalla famosa pigna di libri sul comodino. Devo avere qualcosa anche nell’agendina della borsetta. Insomma, raschierò il fondo del barile.
Vedrò di trascrivere, tagliare, incollare, pepare e salare, aggiungere un ingrediente segreto, dare una grigliatura finale, infornare, infine servire alla tavola del blog. Fatemi sapere se qualche piatto puzza di muffa, ha un sapore rancido, o pare risciacquatura di piatti.
sabato 17 ottobre 2009
Loro non ti abbandonano mai
Forse sono tornata al mio unico vero fedele amore, il libro, che ultimamente avevo trascurato per il blog, un amante passeggero. (mi sono un po’ stufata, del blog, si era capito?)
martedì 13 ottobre 2009
domenica 11 ottobre 2009
addio monti
non è molto distante e quindi accetta le improvvisate dell’ultimo momento, come oggi.
Mezza giornata è sufficiente per andare in auto all’eremo, raggiungere la vetta a piedi, rimanerci quanto basta e tonare.
Ho tanti ricordi di gioventù: i tornanti sono gli stessi di oltre trent’anni fa, quando un amico fresco di patente non sapeva che doveva “ritornare” il volante; risento le risate incoscienti di me e mia sorella che ridiamo come pazze invece che scappare a gambe levate da quel pericolo viaggiante; ma dove è finito il muretto sul quale dipingemmo un murales sulla natura? Posteggiamo all’eremo dove trascorsi una settimana di lavoro ecologico. Ricordo il lavoro di pulizia dei boschi, di giorno, e il senso di meraviglia nell’osservare il panorama, di notte: il silenzio, il buio, i rumori quasi paurosi della natura facevano apparire la vita là in basso, riflessa nelle luci intermittenti, così lontana, sorpassata, quasi oscena da tanto era forte il contrasto. Momenti magici che ti convincevano che volevi bene a tutti.
Imbocchiamo il sentiero che porta in vetta e alla croce , meta di tante gite in compagnia.
La vetta non è una gran vetta, sarà 1000 metri, ma è pur sempre una vetta, e pur nella sua modesta altezza, in quanto a panorama non ha niente da invidiare alle vicine e più altezzose montagne. C’è un grande sasso, che mi aspetta, poco sotto la cima, il mio sasso fedele. Il monte Barro divide i tre laghetti del triangolo lariano dal lago di Lecco, è lì in mezzo come un papà che bada ai tre figli piccoli (che stanno vicini, quasi tenendosi per mano) tenendo d’occhio nello stesso tempo anche quello grande che non vuole mischiarsi con i marmocchi. Una decina di anni fa l’hanno traforato, questo monte sul quale sono seduta, per fare la superstrada Milano Colico.
La vista spazia su un territorio che amo: le montagne (Il Resegone le Grigne, la Valcava), il lungo e sinuoso fiume Adda, le colline, il campanone della Brianza, il santuario, i laghi, i prati, i boschi, i nostri paesi. Non manca proprio niente, a confronto di certi territori piatti: pianura, pianura, pianura, oppure mare, mare, mare, o collina, collina, colllina… che palle!
Alle mie spalle, la città di Lecco, esagerata come tutte le città. Se non avesse le montagne che la fermano, dove arriverebbe ?
Stamattina i laghi lariani mi appaiono un pochino noiosi, con quella forma circolare, e anche Il loro colore ha qualcosa di plumbeo, addirittura il lago di Annone sembra quasi avere delle macchie oleose, sulla superficie. Oggi il sole sembra prediligere l’Adda, che qui ogni tanto si restringe formando i laghi di Olginate Garlate e Lecco: i raggi giocosi e il vento creano un effetto luccicante sulle acque, che sembrano una distesa di asfalto appena buttato, da quanto brillano.
Come aveva ragione Lucia, a piangere lasciando Pescarenico:
“Addio/ monti sorgenti dall'acque- ed elevati al cielo/ cime inuguali/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l’aspetto de' suoi familiari/ torrenti- de' quali si distingue lo scroscio/ come il suono delle voci domestiche/ ville sparse e biancheggianti sul pendìo/ come branchi di pecore pascenti/ addio!/ Quanto è tristo il passo di chi/ cresciuto tra voi/ se ne allontana!//”
...Rannicchiata nel mio sasso, scaldata dall'ultimo sole della stagione, con la ninna nanna del Manzoni, mi sono addormentata.
mercoledì 7 ottobre 2009
Ci vuole serietà
L’altro giorno la radio mi informa che Berlusconi sorvolerà le zone alluvionate. Peccato che PRIMA abbia sorvolato sulla prevenzione e sulla politica ambientale.
Ieri sento, sempre dalla radio, che D’Alema non era presente in aula al voto sullo scudo fiscale perché “Nessuno gli aveva detto che era importante” Non credevo alle mie orecchie. Era il primo giorno della sua carriera politica, no? Un remigino , poveretto. Che qualche vecchio del mestiere lo prenda per la manina, gli faccia vedere dove sono i gabinetti. Andreotti , pensaci tu!
Stamattina sfoglio un giornale locale e vedo un articolo della Michela Vittoria Brambilla. Che avrà mai da dire la neo-ministra di non ricordo cosa? Scrive sulla possibilità, per i cani e i gatti di casa, di raggiungere punte di longevità inaspettate. Caspita. Un intervento illuminante.
Stasera mentre cucino ascolto la “zanzara” di radio 24: si parla di un deputato del P.D. (meno conosciuto di D’Alema )che non era presente in aula perché “tanto lo scudo sarebbe passato lo stesso” . Sarebbe come se un medico si rifiutasse di curare un malato terminale perché tanto deve morire. Questi politici dell’opposizione devono essersi messi d’accordo: “Dai, proviamo a ragionare con il …. Chissà che esca qualcosa di più proficuo che ragionare col cervello” Altro che scudo fiscale, qui c’è lo scudo della materia grigia.
Mentre riordino la cucina Cruciani invita quel “grande personaggio” di Tinto Brass a dire la sua sulla questione Polansky. A un certo punto non ascolto più e mando una mail furiosa, cercando di non dire parolacce (ma non riesco del tutto)
“Cruciani, stasera il suo modo di condurre la trasmissione è stato osceno tanto quanto le cazzate dette da Tinto Brass. Non può invitare un personaggio che sa benissimo cosa dirà e poi FARE FINTA di stopparlo, che tanto si è capito lo stesso tutto quello che ha detto: che lui di notte violenta minorenni (è una battuta? dire che è di pessimo gusto è un complimento), che le leggi non vanno rispettate, che una tredicenne è matura e cosciente delle sue scelte, che lui è solito divertirsi con la sodomia condita con vaselina, e poi ho chiuso le orecchie, perchè una povera donna deve pur difendersi dalla violenza delle parole e dei contenuti. E poi lei Cruciani si salva il c...o dicendo che non è d'accordo. Ma l'ha invitato, sapeva cosa avrebbe detto, l'ha fatto sentire a tutta Italia, e sa quanti perversi malati di mente gente squilibrata ascoltano Tinto Brass e non il suo disaccordo? Ognuno può dire la propria, lei sostiene, ma io aggiungo che LEI non può dare il microfono a tutti. Non sempre sono d'accordo con lei, ma stasera ha perso tutta la mia stima.”
Che fare, per finire la giornata? Non mi resta che ubriacarmi, per dimenticarla. Virtualmente, of course, con una canzone ascoltata stamattina per caso mentre andavo al lavoro.
Il titolo della canzone è: ci vuole serietà. Vi assicuro che non lo sapevo, quando ho deciso di postarla, tanto che ho chiamato mio figlio per cercarmi lo you tube. E' stato quando ha inserito il nome su google che mi sono detta: bè allora era proprio la canzone giusta.
(il figlio ha commentato che posto cose diseducative)
domenica 4 ottobre 2009
London, again London
venerdì 2 ottobre 2009
london is charming
London is as great as Great Britain’s history, as harmonic as English language, as charming as a gentleman.
Londra è grande come la storia della Gran Bretagna, armonica come la lingua inglese, affascinante come un gentiluomo.
Non mi ero preparata a questo incontro, volevo la sorpresa. Di Londra possedevo solo sparute e vetuste reminiscenze scolastiche-letterarie: Jack lo squartatore, i beefeaters che nutrono corvi dalle ali tarpate, le guardie immobili con quel terribile cappello in testa, the Union Jack, gli autobus doppi e le cabine del telefono rosse. Un po’ poco.
Seduta in ginocchio in senso contrario alla guida nell’ultima fila del pullman che ci portava dall’aereoporto alla città, vedevo Londra scorrere come su un nastro trasportatore. Monumenti che mi ricordavano qualcosa scivolavano via prima che potessi azzardarmi a nominarli, e a scanso di figuracce me ne stavo zitta. Ma poi ho visto un grattacielo e ho allertato G.“Girati, guarda quel grattacielo a forma di supposta. Non so cosa sia, ma è famoso”. Con questa frase ho inaugurato la mia scoperta di Londra. Che non mi ha delusa, come spesso succede quando non ti crei delle aspettative.
Poi leggendo la guida ho scoperto che non ero la sola a soprannominare i grattacieli: c’è la grattugia, l’uovo, l’occhio, la scheggia di vetro.
Ho scoperto anche che il grattacielo -supposta che ha inaugurato la mia scoperta della città è un grattacielo ecologico. (Ecco la ragione inconsapevole del mio feeling.)
Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata una scritta posta sulle scale che portano in cima a St. Paul’s Cathedral: please mind your head. (per favore fai attenzione alla tua testa). Istruttivo. Se non funziona più quella, tutto è perduto.
P.S. Lode al sindaco Ken Livingston che non ha avuto paura di profanare il suo cognome, evocativo del gabbiano Jonathan , eliminando i piccioni da Trafalgar Square
domenica 27 settembre 2009
It’s hard to get by just upon a smile
Next week I’ll fly to London, from Tuesday to Thursday. It's a present by my sister.
Ehm… volevo postare tutto in English, ma ho cambiato idea dopo essermi incasinata con le parole “martedì” e “giovedì”, che, cavolo, sono assurdamente simili. Non vedo l’ora di sentire parlare in questa lingua, sarà come ascoltare musica. Non per niente, quando ti metti a tradurre alcune frasi di canzoni anglosassoni , esse perdono tutta la loro intrinseca poesia. (vedi frasi in blu, nel testo di questa canzone amatissima dalla scrivente)
La prima e unica volta che sono salita su un aereo risale a un quarto di secolo fa (cielo, ‘se sono vecchia). Allora ero una ignara pisquella, adesso non so cosa sono e nemmeno se avrò paura. Però, mi chiedo: dovesse il velivolo mettersi in testa di precipitare, le mie ultime parole saranno “God save me, and fuck the queen” oppure il leopardiano “d’ogni dolor morte risana” ? E, soprattutto, come farò a farvi sapere quale opzione avrò scelto?
P.S. Mi viene in mente Robin Williams (mi pare fosse lui) che nella scena di non so quale film, colto da panico di volo, risponde a chi tenta di rassicurarlo che, se non è il suo momento, non succederà niente: “… E se fosse il momento del pilota?”
WILD WORD - CAT STEVENS
Now that I’ve lost everything to you
You say you wanna start something new
And it’s breakin’ my heart you’re leavin’
Baby, I’m grievin’
But if you wanna leave, take good care
Hope you have a lot of nice things to wear
But then a lot of nice things turn bad out there
Oh, baby, baby, it’s a wild world
It’s hard to get by just upon a smile
Oh, baby, baby, it’s a wild world
and I’ll always remember you like a child, girl
You know I’ve seen a lot of what the world can do
And it’s breakin’ my heart in two
Because I never wanna see you sad, girl
Don’t be a bad girl
But if you wanna leave, take good care
Hope you make a lot of nice friends out there
But just remember there’s a lot of bad and beware
Baby, I love you
But if you wanna leave, take good care
Hope you make a lot of nice friends out there
But just remember there’s a lot of bad and beware
sabato 26 settembre 2009
Effetto Severgnini
Quando (molto raramente) Severgnini ti pubblica una lettera, l’indirizzo mail reso pubblico crea un effetto postino: ti arrivano le mail più disparate, dallo sclerato che ti insulta all’estimatore che ti esalta. Può succedere che le lettere più divertenti siano proprio quelle di dissenso: spesso per l’assurdità dei contenuti o l’inutilità dell’aggressività, a volte invece perché interlocutorie, ironiche e intelligenti. Insomma, le persone che non hanno le nostre idee politiche non sono sempre dei cretini, coglioni, farabutti … come ci vogliono far credere i nostri politici di professione.
Nella mia lettera pubblicata about Berlusconi Superman scrivevo che dopo aver sentito alla radio questa sparata del P.d.C. , avevo urlato dal finestrino dell’auto: “C…o, è superman!!!”
La mail boomerang più simpatica è stata quella di un mio omonimo di cognome: “Meno male che non siamo parenti…. “Ca….o , cambia pusher!” che è meglio…”
PS. Ho anche tirato giù il finestrino della macchina mentre te lo dicevo…ok?”
Forte, no?
Dopo qualche stoccata di fioretto io e il mio “nemico” politico abbiamo deposto le armi (per modo di dire, sono sempre lì pronte) e ora ci scriviamo opinioni contrastanti riuscendo anche, a trovare, ogni tanto, senza sforzo, delle cose sulle quali concordiamo. E’ stimolante parlare con una persona che non ti dà ragione su tutto. E poi mi ha mandato una frase, di una canzone di Bruce, che “spacca”. Insomma, anche il nemico ha un’anima.
Mi chiedo se sia così difficile fare questa cosa ad alti livelli, nella politica vera. Possibile che sia sempre d’obbligo essere contro l’avversario? Ascolto raramente i politici, ma quando lo faccio mi addormento dopo poche battute, perché mi annoiano all’ennesima potenza. Mi sembra che ragionino per compartimenti stagni, e mai una volta che riescano a uscire dal proprio orticello, parlare facendo a meno degli slogan, ascoltare l’altro, ammettere i propri errori, cercare un punto di contatto con l’antagonista.
Dovrebbero andare a lezioni di fioretto, prima di sedere in Parlamento. Imparare a usare armi flessibili, toccare di punta: gareggiare con un certo stile, insomma. E poi essere sanzionati tutte le volte che colpiscono l’avversario senza rispettare le regole. E invece, menano fendenti alla cieca, e noi cittadini lì a guardare quell’ ”INUTILE ROTEAR DI SCIMITARRE”, come Napolitano, in una felicissima espressione, ha definito l’agitarsi sconclusionato del capopopolo di turno.
Piuttosto che continuare a vedere gladiatori nell’arena, proporrei un referendum: il ritorno alla monarchia, con Napolitano come Re.
mercoledì 23 settembre 2009
Se questo è il progresso
Fermate il mondo, voglio scendere
L.C.
http://www.youtube.com/watch?v=JJ--faib7to
http://www.youtube.com/watch?v=0C0QgfJ484I
Grazie, elleci, anche se non mi leggerai. Tu non sai chi sono io e io non so chi sei tu, ma la tua è una bellissima lettera. Io però i filmati non li ho visti, e almeno per il momento non li voglio vedere (sono già abbastanza giù di corda così)
(e dire che c'è gente che, con tutti i problemi evidenti che ci sono in questo mondo, pensa di fondare un comitato per dare il Nobel a Berlusconi!!! Ci sarà mai fine al peggio?)
martedì 22 settembre 2009
il ballo degli stupidi
Non sono una patita dell'Unità anche perchè leggo i quotidiani solo saltuariamente, ma devo dire che spesso la prima pagina mi colpisce positivamente (Ricordate, la compro tutti i santi giorni per il mio papi) Sarà stata la Concita, a fare il salto di qualità?(anche per il formato: ma perchè gli altri non lo capiscono, che le lenzuola sono difficili da leggere in auto, sul treno, e perfino sul letto matrimoniale?)Ennesimo appello per l'ambiente, che per l'ennesima volta resterà inascoltato. A volte penso che finiremo come quelli che ballavano, nel titanic, mentre il transatlantico affondava.Quello che mi fa rabbia è che continuiamo a fare finta di niente, anzi, più qualcuno tenta di parlarci di iceberg più noi alziamo la musica per non sentire. Si faranno summit, convegni, vertici, film, e tanti bla bla bla, e poi ci sarà sempre un fottuto comandante che spergiurerà che è tutto sotto controllo e annuncerà: riprendano le danze! (E noi balleremo, stupidi come siamo)
P.S. Questa settimana posterò su questi temi. Ho "nel cassetto" una bellissima lettera di un certo L.C. pubblicata da merate on line e un mio scritto "inedito" del periodo "pozzi"
domenica 20 settembre 2009
come una candela
Entro in chiesa, stamattina, e come al solito scelgo le due sedie vicino alle candele. Amo questi vecchi trabiccoli di ferro con le candele vere, di cera, inserite nelle mollette, candele che liquefacendosi sporcano, che muoiono, che devono essere sostituite, insomma, che danno da fare. Sempre più spesso nelle chiese le candele vere sono sostituite da quelle elettriche, brutte come tutte le cose finte: però non si consumano, non perdono la cera, non danno da fare. Mentre Don Giorgio dice che parlare di incarnazione di Gesù vuol dire parlare degli operai che perdono il lavoro, della giustizia, dell'ambiente, osservo le candele vere. Bianche, lucide, filiformi, quasi anoressiche, più belle di ogni imitazione (candele colorate, candele decorate, candele profumate, mangiafumo, antizanzare, candele regali di Natale.. )Le candele sono una diversa dall’altra. Alte, basse, a metà, dritte, storte, sporche, pulite, giovani, vecchie, in disfacimento. Alcune hanno un qualche difetto di tiraggio e la cera invece che scorrere via e cadere nel vassoio sottostante si appiccica addosso, formando una antiestetica escrescenza, come quegli alberi affetti da tumore. Altre invece si sciolgono dignitosamente. E mentre Don Giorgio dice che il profeta è un uomo condannato alla solitudine, penso che la candela è come il corpo di un uomo, e che una candela spenta non ha nessun senso: è la fiamma, quello che conta. La fiamma della candela come l’anima nel corpo di un uomo. (Esistono uomini senz’anima? E cos’è, poi, questa benedetta anima? ) E mentre Don Giorgio inizia a scaldarsi, alzare la voce, esagerare (“… la gente non presta ascolto al profeta perché alla gente piace farsi sodomizzare , lo sapete cosa vuol dire sodomizzare? Andate a cercarlo sul vocabolario!!!) penso che le fiamme sono anche loro una diversa dall’altra. Fiamme forti e decise, elevate al cielo, fiamme dritte e vivaci, fiamme deboli, quasi spente, fiamme che si piegano a ogni sospiro e fiamme che resistono, fiamme che bruciano forte e fiamme che bruciano lentamente. Don Giorgio termina l’omelia informando i fedeli che la Curia gli ha fatto togliere un articolo dal sito, che Feltri gli ha dedicato la prima pagina, che stanno privatizzando l’acqua, che lui se ne frega di denunce e querele. Mi accorgo che la candela che all’inizio della funzione era la più alta, dritta e bella, si è paurosamente inclinata ad angolo retto, senza che me ne accorgessi. Deve essere successo quando il Don ha straparlato, definendo mercenari i soldati morti in Afghanistan. Non vedo l’ora che finisca Messa per raddrizzare quella povera candela.
E mentre ricevo la benedizione, arrivo alla conclusione che le candele dotate di fiamma più viva si consumano prima delle altre.
mercoledì 16 settembre 2009
martedì 15 settembre 2009
Lucio non può essere qui
la canzone di stasera: http://www.youtube.com/watch?v=QmNGVdVsZsM
venerdì 11 settembre 2009
alla prima comparsa dei sintomi
Lo ascoltavo mentre le sensazioni più sgradevoli mi sommergevano come sabbie mobili: compatimento, incredulità , inquietudine, rabbia … e sopra a tutto , come una glassa, un grande disgusto.
COMPATIMENTO: perché deve sempre buttarla sul ridere (ma poi, che ridere!!! Quelli che ridono sono pagati?) e tentare di ridicolizzare il giornalista che gli fa la domanda, quando l’unico RIDICOLO è lui?
INCREDULITA’: come è possibile che nessuno si accorga che è PASSATO FUORI? Che tutti facciano finta di niente, come si fa con lo zio eccentrico e mezzo pazzo invitato in famiglia per le festività natalizie?
INQUIETUDINE: ci mancava solo la zia che parla con lo specchio, come la matrigna di Biancaneve, come Narciso che si specchia nell’acqua, come Dorian Gray col suo ritratto, come il nipote che se la canta e se la suona: LUI E’ IL PIU’ GRANDE PREMIER DELLA STORIA D’ITALIA. (quando l’ha sentito, mio nipote neonato ha smesso per un attimo di tettare e ha detto le sue prime parole: “per fortuna non ho conosciuto gli altri”) Ah, ecco, con la storia della zia si spiega tutto: la megalomania patologica è di origine ereditaria. Non si può curare.
RABBIA: diamine, lui vuole mangiare solo davanti a donne belle, altrimenti gli si guasta l’appetito! Prima di cena gli portano un menu con una lista di femmine e lui le sceglie con cura (come fa il mio amico Alberto quando compra le vacche): quelle passabili vadano a farsi un ritocco e poi ripassino, quelle mediocri le regala, generoso com’è, a quei poveracci della sinistra, quelle brutte si nascondano in cucina, a fare le sguattere . perché chissà quante sguattere dovranno farsi il c..o, in quelle feste del c…o
DISGUSTO: Vorrei dirgli a quattr’occhi: “Ma chi ti credi di essere? Ti sei guardato allo specchio? Si? Bè, allora cambialo. Se è ancora quello della zia, ha diritto di andare in pensione, riposarsi dalle fatiche. Sei brutto, basso, tozzo, rifatto come un lesso avanzato, patetico, vecchio, ridicolo ... non sai, povero babbeo, che le tue “conquiste”, quando vengono a letto con te, non pagate da te ma da altri, abbassano la tapparella, spengono la luce e immaginano di essere con George Clooney?”
giovedì 3 settembre 2009
c....o, è superman!
Sono ferma al semaforo quando arriva, dalla radio, la voce melliflua del Presidente del Consiglio: solitamente il suono di quella voce mi attiva il riflesso condizionato di cambiare stazione, ma in questo momento ho una mano sul volante e con l’altra sto abbassando il finestrino. “IO SONO SUPERMAN!!” …
La mia reazione è quella di aprire la bocca ed espellere qualcosa, come si fa quando si viene colti da una notizia bomba mentre si ha dell’acqua in bocca … non la si sputa? Solo che io non ho niente, in bocca, e mi trovo a urlare, dal finestrino, a mò di megafono: “Ca..o, E’ SUPERMAN!!!”
Peccato che piove e gli altri automobilisti hanno i finestrini chiusi, perché la notizia è proprio di quelle da urlare a squarciagola: con quella insostituibile parolaccia usata a mò di avverbio, però, altrimenti il mio proclama perde tutto il senso. (“Perbacco, è superman!” non sarebbe minimamente la stessa cosa)
In realtà, che avesse i superpoteri ce ne eravamo già accorti: come avrebbe potuto, altrimenti, rimanere in politica tutti questi anni, sulla cresta dell’onda, e ottenere un consenso direttamente proporzionale alla quantità di cavolate che ha fatto, detto, legiferato? E’ veramente inspiegabile.
Poi google mi ha chiarito il motivo di questo paragone: il Presidente degli Stati Uniti è il protagonista di un filmato che lo paragona all’eroe mascherato. Lui non può essere da meno, essendo evidentemente superiore (non ricordate quando, al momento dell’elezione, gli ha detto che avrebbe potuto dargli tanti bei consigli?) (e Obama ha risposto: “no, you can’t”)
… Su, forza, fategli ‘sto you tube anche a lui. Bisognerà solo ritoccare un po’ la silhouette in volo, che volete che sia.
