lunedì 14 febbraio 2011

Botticelli al museo Poldi Pezzoli

compianto sul cristo morto
La guida dice che questo è un Botticelli insolito, perchè dipinto nell'ultima fase stilistica, quando l'artista risentì della crisi religiosa innescata da quel famoso Savonarola che finì al rogo.
Dice che è pieno di drammaticità,  che manca volontariamente di prospettiva e che le immagini seguono una linea circolare.
Poi passa all'ultimo Botticelli della mostra, il ritratto di un fratello dei Medici assassinato durante la  congiura dei pazzi, ma io mi perdo metà  spiegazione perchè resto ancora qualche minuto a osservare il Compianto sul cristo morto, in solitudine, approfittando della fuoriuscita del gruppo.
Mi capita spesso che di un dipinto mi attiri un particolare: in questo caso mi commuove l'amore con cui la Maddalena abbraccia i piedi di Gesù, quei piedi che aveva profumato e asciugato coi suoi capelli quando Lui era ancora in vita.
Poi penso che forse l'artista ha inserito  le immagini in un circolo per dare in qualche modo un volto anche al dolore, per dire che il dolore è una forza centripeta sempre diretta verso il centro della circonferenza, un sentimento che ti entra dentro, che tu stesso non lasci uscire perchè non sai dove ti porterebbe la sua traiettoria deviata.
E poi penso che  forse l'artista ha  disegnato un quadro senza  linee prospettiche per dire che il dolore difetta di prospettiva: si consuma nel passato e manca di futuro, vive solo di presente, è cieco, afono, sarcopenico.
Un fermo immagine che aspetta solo che il tempo passi per ricominciare da capo.
Vado punto e a capo, come dice Gianna Nannini in una bellissima canzone che però mi serve per un altro post.

venerdì 11 febbraio 2011

figlia su feisbuk

"Mamma!"
"Mmmmmm.... "
"A volte mi sembra di avere tanti amici, altre volte di non averne nessuno"
" Clang clang clang" (la mamma lascia che rispondano le  stoviglie)
" Come è bello prendere la gente per il culo .."
"Blob blob blob..." ( il bollitore non concorda)
"Guarda questo, è un avvocato, e sta scrivendo su fesibuk che ha perso quattro cause in un giorno.."
"Psssss...".(la pentola a pressione richiama alla privacy)
".. E io adesso gli scrivo che  è un avvocato della mutua."
"Crrrr....." salta su la caffettiera
"Mamma! Perchè mai una volta che mi dai retta?"
"Perchè .... Perchè non devi credere a tutto quello che uno scrive sul web!"
" E perchè uno dovrebbe scrivere di aver perso quattro cause in un giorno, se non è vero?"
"Per attirare l'attenzione, per esempio"
"Ma allora avrebbe scritto che  aveva VINTO  quattro cause in un giorno, mica perso"
"No, perchè  se avesse scritto  che le aveva vinte nessuno gli avrebbe creduto!"
"E allora perchè tu non devi credere che le abbia perse?"
.......
 Dovrebbe, potrebbe, di sicuro ci sarebbe un modo dignitoso e magari anche brillante per uscire da questo impasse, ma sono troppo stanca. 
"Tumtumtumtum (tiro giù la tapparella della cucina, chiudo fuori il mondo, me ne vado a letto.)

mercoledì 9 febbraio 2011

Anna, anima strappata.

Commentai, senza successo tecnico, che questo caso mi toccava nel profondo, perchè non sono ancora riuscita a capire come  certe persone offese dalla vita possano riuscire a non offendere la vita a loro volta, a non vendicarsi, a non completare l'opera di demolizione di sè stessi iniziata da altri: dove trovino il coraggio di volersi ancora un po' di bene, nonostante tutto.
Queste anime torturate assomigliano a un pezzo di stoffa liso, ma con la trama intatta.
Tifo per tutte le Anne del mondo, che sono spesso donne, e per coloro che esercitano con passione l'arte del rammendo.
Nel mio lavoro ho a che fare ogni giorno con ragazzi oltraggiati  da una sindrome, da una virgola genetica, da traumi familiari, da uno scherzo del destino apparso sotto forma di una meningite, di un parto prematuro,  di mille battiti di ali di farfalla.
Basta così poco perchè il destino ti scaraventi faccia a terra.
Ci sono quelli che, sia pur con mille difficoltà, sono disposti a farsi aiutare dall'adulto.
Ci sono quelli più diffidenti, che si lasciano agganciare solo dopo parecchio tempo, e solo se l'adulto -magari solo QUELL'adulto, scelto tra gli altri- riesce a conquistare la sua fiducia.
Ci sono quelli che  hanno immagazzinato una tale dose di rabbia interna da manifestare comportamenti aggressivi, verso gli altri e verso se stessi.
L'Anna che ho conosciuto io rientrava in questa terza categoria. (a me non le ha mai date, mi strappò solo i bottoni da un maglione perchè non le piaceva il colore. Aveva ragione, faceva proprio schifo)
In  tre anni di scuola non riuscii a farle imparare niente di più di quello che aveva appreso da piccola, perchè rifiutava l'idea di non essere capace di fare qualcosa. "Tu non mi aiuti!" sbottava  davanti a un esercizio di matematica, ma appena cominciavo ad accennare a una spiegazione,  il suo naso cominciava a pompare aria come quello di un toro.
Eppure questi inconvenienti didattici erano bazzeccole, in confronto a tutti gli altri problemi.
In parole povere Anna era fuori di testa, in termini medici la diagnosi era grave psicosi.
Questa Anna  mi entrò tanto nel cuore che  anche se sono passati molti anni ho ancora una suo bel primo piano  appeso in classe.  La foto l'avevamo vinta in un centro commerciale e i suoi compagni l'avevano portata a casa come regalo per la festa del papà. Lei aveva detto che suo padre gli stava antipatico - o forse si era espressa in altro modo- e l'aveva regalata a me.
Anna andava a casa solo nelle vacanze estive e nelle festività: a un certo punto la situazione in famiglia era diventata talmente insostenibile che lei stessa aveva chiesto di rimanere in istituto anche la domenica, e il padre si era dichiarato concorde. Alla madre era stata tolta la potestà, poteva venire in centro a trovarla ma solo accompagnata, e la ragazza soffriva tantissimo per questo.
Quando a scuola faceva qualche scenata, la direttrice la toglieva dalla scena del delitto e le lasciava scegliere la classe dove voleva stare. Così a volte me la accompagnava in classe, dicendo "Anna ha bisogno di stare un pò tranquilla, sta qui per oggi" , allora la invitavo a prendere  il suo quaderno dei temi -avevo scoperto che scrivere liberamente era una delle poche attività che non la scombussolava, anzi le faceva da calmante- e intitolava: "quello che è successo oggi". In quelle pagine riversava la sua infelicità, le sue ossessioni e le sue manie. Conservo un quaderno-diario con i suoi temi, scritti in una  bella, ossessiva, ordinatissima calligrafia.
Anna  era un'anima torturata, con la stoffa strappata, non più rammendabile.
Era un caso non assimilabile a quello del post dello strizza, che invece mi ha  ricordato Erre.
Ma Erre merita  un  post tutto suo.

lunedì 7 febbraio 2011

il prete dice

Il prete dice che gli fa paura uno stato che vuole decidere del fine vita.
Io gli dico che a me fa più paura l'idea di mandare in pre-pensionamento un Dio antico per sostituirlo con un Dio post moderno, la scienza.
Il prete dice che noi non decidiamo niente, né di nascere né in quale giorno entrare a far parte di questo mondo, ma è Dio che decide il giorno della nostra nascita e della nostra morte.
Io dico, ma se Dio ha deciso che Tizio Tiziano nascerà il 6 febbraio 2011 e morirà il 6 febbraio 2091, e il 5 febbraio 2091 uno scienziato pazzo sperimenterà per la prima volta sull'incerto corpo di Tizio Tiziano il congelamento pre hora mortis con successivo scongelamento post hora mortis abbinato a un ten years discount -basta-che-mostri–la-credit-card-oro, chi la vince?
Il prete mi dice di non sparare cazzate.
Io ribadisco che non mi piace l'utero in affitto grazie al quale Elton John o altri vip diventano compratori di figli, non mi piace la maternità tardiva di Gianna Nannini, non mi piace l'accanimento terapeutico, mi fa orrore la chirurgia estetica, temo il senso di onnipotenza della scienza.
Non sono sicura che il Dio antico non sia in conflitto col suo emulo in stile yuppie rampante, non sono sicura che tenere la vita di una persona appesa a un filo per anni sia un fiat voluntas sua sicut in caelo et in terra, non sono sicura di niente, se non che il cielo e la terra mi sembrano sempre più lontani e che la scienza mi fa più paura dello stato.

domenica 30 gennaio 2011

il mio nipote baskettaro


"Ehi, che succede qui, vi state abbuffando senza di me?"
"Aff...guff... offf... "
Ce ne sono ben tre,  sul tavolo dei nonni. Una ciambella dorata, una torta al cioccolato e infine quella alla frutta secca, la preferita del nonno, che mostra orgoglio per essere colui che ha rimescolato tutti gli impasti, dato che  la nonna non ce la faceva.
"Scommetto che state festeggiando il tuo compleanno in anticipo, perchè domenica hai la partita"
"Aff...guff... offf.. Indovinato!"
Gli smacco un bacione sulla guancia ruminante.
"Undici o dodici?"
"Tredici, zia!"
Miseria! Sono rimasta un pò indietro. Poi si alza, e vedo che è alto quasi come me.

giovedì 27 gennaio 2011

l'unec dispiasè

il nonno riusciva a farci ridere sempre: l'unic dispiasè lè ves andà via prima del berlusca
Tornati al meno due dopo aver fatto un'ecografia al piano di sopra, papà esprime profondo rispetto, ammirazione e incredulità nei confronti della macchina che gli ha esplorato il fegato, come se fosse la prima volta che fa un'eco. Questi suoi vuoti di memoria lo rendono simile a un bambino continuamente  affascinato dalle scoperte della vita.
Per tornare al centro trasfusionale,  dove dobbiamo aspettare l'esito dell'emoglobina, percorriamo il corridoio delle donazioni di sangue, dove parecchie persone aspettano il loro turno. Papi  cammina lentamente, e con più affanno del solito. Quasi alla fine c'è un ragazzo con dei fogli sulle ginocchia che hanno tutta l'aria di essere appunti di scuola. "Per forza dovete studiare, con quei macchinari che ci sono adesso.." dice papi ad alta voce, rivolgendosi a tutti e a nessuno. Completa  il ragionamento pochi minuti dopo, con la vicina di sedia: "...una volta non c'erano tutti questi apparecchi, si moriva e basta"
Poi,  mentre lui  legge la sua unità di oggi io mi sciroppo il giornoil corriere di ieri, e l'oggi della settimana.  Tre a uno, mi sa che  è diventato bradipo non solo a camminare. Forse anche perchè ogni tre per due interrompe la lettura per stufirmi con  i suoi ripetita iuvant.
Non è un gran bel posto per leggere, questo corridoio. Siamo tutti alla stretta, a volte non c'è nemmeno posto a sedere. Le pagine aperte del mio quotidiano  fanno invasione di campo verso la mia vicina di sedia, che corrompo con un grande sorriso di scuse;  l'andirivieni di medici dal piglio deciso mi costringe a  ritrarre di continuo le gambe, che istintivamente tendo ad allungare rischiando di fare loro uno sgambetto (sarebbe una gran bella scena, che dite?);  le infermiere vanno e vengono, salutano gli afecionados, distribuiscono battute e buonumore;  c'è poi l'entrata inquietante di un portantino vestito con una strana divisa, alla guida di un carrello carico di sacche di sangue pronto-in-tavola (fa un po' impressione, tutto quel sangue color amaranto scuro);
Una specie di  frigorifero gigantesco entra in funzione ogni tot con un tonfo (TOM!) seguito da un rumore continuo, sordo e altamente disturbante. Un rumore tipo centrifuga della lavatrice. Forse centrifugano il sangue.. dovrò chiedere, qualche volta.
La luce artificiale è  debole, l'aria  pesante. Sento il bisogno di aprire una finestra inesistente.
Leggo, e ogni tanto penso.
Severgnini scrive che un giornalista ha il dovere di usare le parole giuste. Io estenderei il dovere a tutti coloro che non sono nati muti. Perchè se si usano le parole alla muzzo, non ci si capisce più, e allora tanto vale stare zitti.
L'altro giorno Saviano ha ricevuto una  laurea ad honorem e l'ha dedicata ai magistrati di Milano, che indagano non solo storie di  ordinaria follia del premier, ma sono in prima fila anche nella lotta alla mafia. Marina dal cognome importante dice che le parole di Saviano  le fanno ORRORE.
Orrore? ORRORE?? ORRORE???
Il capo di una casa editrice importante come la Mondadori dovrebbe conoscere un minimo di vocabolario.  Dovrebbe sapere che un termine così orribile si usa per riferirsi a fatti che ispirano raccapriccio e ribrezzo. L'orrore si prova, ad esempio,  quando  non si riesce a immaginare come si possa uccidere un bambino e sciogliere il suo piccolo corpo nell'acido.
Ma forse la figlia del premier voleva solo esagerare, (il solito vizio dei ricchi): è cresciuta nell'abbondanza, è abituata a mangiare la minestra col mestolo.
Sempre ieri leggo che Il Cardinal Bagnasco, in relazione alle ultime news di ordinaria follia,  dice che il paese è sgomento. SGOMENTO? sgomento?? Sgomento vuol dire incredulità, vuol dire difficoltà a metabolizzare un fatto, ad accettare la realtà di quel fatto.   E' quasi un sinonimo di orrore. Devo dedurre che lui e lei hanno usato la stessa parola per esprimere due reazioni opposte alla medesima vicenda, la stessa parola per esprimere uno il contrario dell'altro, prendendo entrambi una cantonata.
E poi, dai, Eminenza, come fa a dire che la collettività è sgomenta? Ormai le storie di o.f. sono talmente trite da assomigliare a un polpettone informe. Siamo ANNOIATI, eminenza. Annoiati a morte  da tanta bruttezza.
E, come diceva D.H.W., Annoiare qualcuno sembra anche peggio che offenderlo o disgustarlo.

questo post è esageratamente lungo, spero di non aver annoiato nessuno. sono partita con la storia delle parole, poi ho aggiunto l'antefatto e mi sono dilungata in quello. sorry.


venerdì 21 gennaio 2011

sulla mia pelle



“Dire la verità. L’artista che scrive deve sempre sentirsi capace di questo.”
Natalia Ginzburg
Ma prima di dirla, la verità bisogna vederla. Dici poco?

Vediamo quello che vogliamo, quello che desideriamo, quello che ci serve in quel momento. 
Non vediamo quello che non vogliamo, quello che ci dà fastidio, quello che ci farebbe soffrire. 
A volte ci stupiamo di come un individuo non si accorga dell'evidenza che ha sotto il naso, e poi a noi capita la stessa cosa. 

Quando si tratta di ingannare se stessa, la mente umana non conosce limiti.
(Anita Nair, l’arte di dimenticare)

Una sorta di  sospensione dell'incredulità. 
La bravissima neuropsichiatra dei  miei  primi anni di lavoro diceva che i meccanismi di difesa non sempre vanno rimossi. Nel caso si decida di farlo, occorre usare estrema cautela per non rischiare che crolli tutto.

Però bisogna riconoscere che a volte la verità  sa essere gentile: prima di portarci il conto ci fa ubriacare un po', prima di travolgerci con la sua diligente diligenza ci fa sentire il rumore delle sue ruote, prima di sfidarci a duello ci manda un messaggero con la data, ci dà il tempo di prepararci, procurarci le armi, rinforzare la corazza, contare i passi, girarsi. 
E poi lo sparo.
Se siamo scaltri, o forti, o semplicemente fortunati come il conte Pierre Buzuchov di guerra e pace, sopravviviamo.


20 febbraio 2010

giovedì 13 gennaio 2011

sempre pronto grazie

Sgranocchiando gli spicchi di una mela rossa fuori e verde dentro,  mi metto comoda per la lettura del libro di Tiziano Ferro, con una tisana fumante a portata di braccio. (Dopo il peso massimo del mattone, credo che leggerò solo pesi piuma per qualche mese)

mercoledì 12 gennaio 2011

a caval donato

Pare che l'Italia sia il paese con il maggior numero di regali indesiderati,  riciclati o a rischio discarica. Un bel problema, con tutta la spazzatura che l'assurdo consumismo delle feste  si porta dietro già di suo.


venerdì 7 gennaio 2011

la messa è finita

Mi commuove la serietà del chierichetto che ai piedi dell'altare davanti all'assemblea dei fedeli fa ruotare il turibolo con maestria degna di un giocoliere, spargendo tutt'intorno una nuvola bianca.
Sniffo con piacere l'odore dell'incenso, che avvolge nella sua nebbia gli occupanti delle prime panche, per poi alzarsi e scomparire, come ogni nebbia che si rispetti.
Presto attenzione al movimento del braccio del maestro di coro, su e giù, toni bassi, toni alti.
Canto, stonando nonostante le indicazioni del maestro.
Invidio la solista, che è anche il maestro del coro, per la bella voce.
Chiamo Dio al tavolo contrattuale, gli chiedo che in caso di rinnovo mi faccia rinascere con questo talento. Ma lui mi propone scambi assurdi, tipo allora ti prendi anche un naso d'aquila, o se preferisci una settima di reggiseno, o due occhi ipertiroidei, queste cose qua,  e non riusciamo mai a concludere l'affare.
Inserisco d'ufficio il maestro di coro in quella categoria di donne alle quali qualche chilo di troppo non guasta, anzi, sono convinta che dimagrendo  perderebbe quell'idea di graziosamente soffice che si porta appresso.
Ascolto l'omelia a tratti, poichè la mia curva dell'attenzione ha la brutta abitudine di voler emulare quella delle montagne russe.
A volte penso a cosa cucinare quando arriverò a casa, o altre stupidaggini di questo tipo. Se quella notte non ho dormito, l'improvviso cedimento del mento mi aggiudica una g. gomitata nel fianco.
Mi inginocchio sulla panca al momento della consacrazione,
Invidio le vecchiette che bisbigliano in latinorum con un'inflazione di esse sibilate il cui sibilo mi piace assai,
Mi  crogiolo nella sicurezza offertami dalla ritualità dei gesti e delle formule,
Osservo la fila delle persone che vanno a fare la comunione,
Dò la mano a mio marito per la recita del padre nostro,
Mi inchino per la benedizione,
Vado in pace, la Messa è finita.

martedì 4 gennaio 2011

Una mamma, una figlia

Una mamma, una figlia.
La mamma fa conoscenza coi vestiti della figlia solo quando se li trova nella cesta della lavanderia ... Eilà, piacere, da che parte sbuchi,  straccetto rosso? Dove è il  sopra e il sotto, l'inizio e la fine? E non finisci un po' troppo in fretta? E  non siamo forse in inverno?
Poi decide di lasciar perdere, e tirando un sospiro lava delicatamente a mano lo straccetto e il coprispalle, indi li stende, infine li ritira.
A capodanno, pensando allo straccetto rosso, consiglia alla figlia di non andare in giro biotta, se non vuole beccarsi un malanno in previsione del viaggetto che la aspetta.
La figlia prima di uscire per il cenone saluta, ben avvolta nella sua giacca nera.
La mamma sa che sotto c'è poco niente, ma decide che è meglio stare zitti che parlare e non essere ascoltati, ne va della propria autostima materna, già ridotta a brandelli.
Passa qualche giorno.
La figlia frigge all'idea di vedere finalmente Roma, la mamma chiede alla figlia il nome dell'hotel prenotato, la figlia risponde che si chiama bi-end-bi.
La mamma la guarda a bocca aperta, ma la figlia non si accorge perchè impegnata a chattare con il moroso di una sua ex compagna di scuola, un romanaccio de roma, il quale le chiede dove sta alloggiata.
La figlia risponde che è in centro, il romano le spiega che il centro di Roma è... ehm... piuttosto grandino, avrebbe bisogno un'indicazione  più precisa.
Al termine della chattatura la figlia comunica alla mamma la notizia grandiosa: il tipo ha promesso che le farà conoscere i suoi amici e così passeranno qualche serata in compagnia.
Poche ore prima di prendere l'aereo, la figlia comunica  alla mamma la propria temperatura corporea, trentotto gradi e mezzo.
La mamma si incazza come una iena, la figlia ribatte che si è ammalata perchè nel locale faceva troppo caldo e lei ha sudato .. anzi, che è colpa sua, sì, della mamma, che gliel'ha gufata.
Ora io vi chiedo: come potrà dormire, quella mamma, le prossime quattro notti, immaginando la propria figlia febbricitante in giro per una metropoli in compagnia di un'amica oca come lei, alloggiate in un hotel che loro pensano chiamarsi bi-end-bi?

domenica 2 gennaio 2011

Sarà galaverna?

L' acqua della palude è ghiacciata, e tutto ciò che c'è  intorno è ricoperto di un leggero strato  di brina talmente vaporoso da sembrare  nebulizzato.
Ma se si trattasse di semplice brina essa sarebbe solo a terra, pare invece che quando questo ghiaccio vaporizzato  è presente anche sulle piante il fenomeno prenda il nome di galaverna: le gocce di rugiada presenti sugli alberi non riescono a cadere perchè nella notte la temperatura è andata sotto lo zero, e quindi si sono congelate sui rami. Insomma, credo che la galaverna sia una specie di brina congelata, ma non sono un'esperta di queste cose.
Bisognerebbe chiederlo all'amico di g., lo zar.

Resto affascinata dallo spettacolo delle foglie di platano che ricoprono il  bordo della palude. Sono ancora intatte, forse perchè questo posto è stato recintato, e nessuno le ha schiacciate. Sono rimaste depositate sull'erba come se fossero cadute ieri e non fosse trascorsa un'intera stagione. Sono fresche come se la neve non fosse caduta sopra, come se la pioggia non le avesse bagnate e il sole non le avesse asciugate.
Sono bellissime!  

... Quella di stamattina è una prova ginocchio: voglio vedere cosa ha da dirmi se gli faccio fare una corsetta, dopo averlo tenuto a riposo per tutto l'autunno.
Gi ha gufato che non riuscirò a correre, è troppo ghiacciato;
la mia amica emme tempo fa mi gufò che a correre con quel modello di mizuno mi sarebbe venuta la tendinite, o forse la tallonite, insomma qualcosa che finisce per ite;

il mio amico pi mi ha consigliato di non frequentare l'alzaia in orari fuori punta, per la presenza di pensionati-con-cagnolino solo apparentemente innocui,
e per meglio spiegarsi si cimenta in una delle sue mimiche esilaranti, in questo caso mette la punta della lingua all'angolo destro della bocca  e strizza  l'occhio, sempre il  destro, penso voglia dire qualcosa tipo occhio ai maniaci con cagnolino.
Il mio ginocchio invece se ne sta zitto e fa il suo lavoro senza dire bè.
E' tutto il resto del corpo che si lamenta.

venerdì 31 dicembre 2010

Un sogno di gallina

UN SOGNO DI GALLINA

Una gallina fece un sogno.
Ma com'è fatto
un sogno di gallina?
E' bianco, tondo, rigido;
non proprio tondo,
tondo, ma allungato.
Appena l'ebbe fatto
glielo presero.
Volevano lessarlo
farlo fritto
seppellirlo in un mucchio di farina
lo volevano sbattere, affettare
quel sogno di gallina.
Ma chi l'aveva preso
inciampò:
il sogno cadde
e infranto
si spappolò
disteso
sulla soglia della cucina.
Ah, com'è fragile
un sogno di gallina

ROBERTO PIUMINI
tratto dal libro TANTE POESIE

Ultimo giorno di questo ventielasuametà.
Tutti pronti per fare l'inventario, come ogni magazzino che si rispetti, e in prima fila a esprimere desideri, come  nella notte delle stelle cadenti.
Non mi piace fare bilanci, non mi vengono mai i conti.
Vivo le entrate e le uscite di ogni giorno senza pensare se sono in attivo in passivo o in pareggio.
Non mi piace esprimere desideri, temo la disillusione.
Forse preferisco i  sogni, che, come canta giustamente cenerentola,  sono desideri chiusi in fondo al cuore ...
e lì  si fermano, senza la pretesa di essere riconosciuti e legittimati.
Mi piacerebbe tornare bambina per tornare a covarne, come quella gallina, ma scaccerei a suon di beccate chi s'avvicinasse per derubarmene e farne frittata.




martedì 28 dicembre 2010

a ciascuno la sua dipendenza (infinite jest 3)

La cosa che più mi affascina del mattone è l'argomento dipendenza, di cui il libro è intriso fino al midollo.

domenica 26 dicembre 2010

i natali passati

Il giorno di Natale è un giorno dedicato alla pace.

venerdì 24 dicembre 2010

auguri con i profeti del nostro tempo

Diciamo no al decadente e ripetitivo tango di regali, e diciamo sì ad un consumo critico, al regalo fatto in casa con amore e con le proprie mani, o a quello equo e solidale di lavoro fatto "in dignità".

Diciamo no alla stupida pervasività televisiva
e diciamo sì alle relazioni umane in famiglia, ritornando a raccontarci gioie e dolori e a riprendere confidenza con l'immaginario, la fiaba prendendo a cuore anche la bellezza del celebrare insieme il fascino del Natale.
Diciamo no alla violenza e alla guerra e diciamolo con fierezza, e diciamo sì alla pace e alla nonviolenza con evidenza mettendo bandiere arcobaleno ai nostri balconi e camminando con uno "straccetto bianco di pace".
Solo così il Natale ritornerà ad essere la festa della vita che farà rifiorire la speranza di un altro mondo possibile.
Coraggio, dunque, ci può ancora essere un Buon Natale!
Alex Zanotelli

martedì 21 dicembre 2010

invito alla lettura

Di mattina buon'ora, verso le sei, le cose cominciano ad andare subito di traverso: appena giù dal letto io non trovo il reggiseno e mio marito il maglione della divisa, quello con la Fodera Interna Antifreddo (mettine uno nuovo- no, voglio mettere quello vecchio- ahhhh!!! ); il cancello elettrico non risponde agli ordini del telecomando; quindici minuti più tardi il camion della spazzatura sta ritirando i sacchi proprio nella strada dove abitano i miei, quindi lascio la macchina in fondo alla strada, ma non troppo lontano perchè sennò poi a papi gli viene l'affanno, e nel tempo che mi occorre per prelevare lui, la cartelletta medica, gli occhiali, il borsellino e il cappello il camion della SILEA arriva in fondo alla strada e la mia macchina corre il rischio di essere trattata alla stregua di un secchiello dell'umido;
Pur con qualche piccolo inconveniente alle sette meno un quarto io e papi siamo già sulla statale, diretti all'ospedale per il solito controllo emo.
Ascolto la radio, ascolto papà, rincorro i miei pensieri: devo ricordarmi di chiamare l'otorino verso le 10, per un'emergenza oto di Daphne; ieri la dottoressa non poteva vederla e mi ha dato il numero di cellulare così da contattarla stamattina ... miseria miseria cazzo di una miseria ho dimenticato a casa il numero! Chiamo mia figlia, è appena partita, per la mia stessa destinazione ma mezz'ora dopo, così si becca tutto il traffico dell'ora di punta. Dice che torna a casa a prenderlo e mi manderà un messaggio con quel mannaggia di numero e mannaggia anche allababbeacheseloscorda.
Un'ora più tardi sono seduta al tavolino del solito bar del solito ospedale, davanti al mio solito pà, intento a consumare con il suo tipico gusto fanciullesco il solito rito della colazione post-prelievo: solito cappuccio, solita treccia all'uvetta.
Che caos, qui è sempre ora di punta, peggio della statale ore setteetrenta. Poco fa è entrato il suo cardiologo, se ci vede mi chiede come va e gli devo riassumere la situazione clinica ... uhh!! Io temo gli interrogatori medici su questo paziente: c'è sempre qualche dato che mi sfugge. (nel frattempo, terminata la colazione, il suddetto paziente sta facendo il controllo-peso delle donne presenti nel bar)
E poi adesso non ho tempo di pensare al cardiologo, ho in sospeso QUEL numero. Controllo il cellulare. Un messaggio mi informa che è in arrivo un invito alla lettura, lo voglio o lo rifiuto?
Ma che cavolo di novità è questa? Un invito alla lettura??? Si tratta di sicuro del numero che mi serve, per cliccare sul sì basterà schiacciare il pulsante destro ... vuuuuuuup, tutto svanito. Scomparso l'invito alla lettura, volatilizzato QUELL' ipotetico numero. Perfetto.
Sono le otto e dieci, Ginocchio prende il treno alle 8 e 30, ("porcatroia, perchè io non devo mai avere la macchina?") ... sarà già partito? E' la mia voce a rispondermi: non siamo in casa, lasciate un messaggio ... forse è in casa ma non risponde, forse si sta lavando i denti, gli lancio un appello, è l'ultima speranza, un lumicino di speranza, ... che si spegne subito.
Adesso che faccio? Quando sollevo lo sguardo dal cellulare traditore, mi si profila davanti una donna con i capelli rossi e gli occhiali verdi: sta appoggiando la tazza del caffè sul tavolino, ma poi se lo sorseggia in piedi. E' vestita in modo vistoso, a prima vista mi dà l'idea di appartenere al genere: donna vulcanica. C'è un incrocio di sguardi ... non può essere ... non può essere proprio lei ... noooo... siiiii.... vaaaaiii...... è lei, è la dottoressa della quale sto disperatamente e inutilmente recuperando il numero di telefono!
Quando una giornata inizia di traverso, ... poi capita che il vento cambi direzione!
... Sempre che non si stia a guardare troppo per il sottile, tipo la grattuggiata allo specchietto durante la retro causata dal cancello elettrico ancora reticente. Una sottile grattuggiata, quasi una spolverata. Una carezza, direi.
Sto studiando la tattica migliore: confessare subito, ai maschi della famiglia, o fare finta di niente e aspettare che se ne accorgano, per poi rispondere con nonchalance: "Quale? Dove? Quel piccolo graffietto? Ah... sì, devo essere stata io. Mi pare di aver sfiorato la casa della signora Peppa, un giorno, tanto tempo fa, ve ne siete accorti solo ora?

24 novembre 2010

venerdì 17 dicembre 2010

tratto da infinite jest

[...] Che un paradosso poco menzionato della dipendenza da una Sostanza è il seguente: una volta che siete così schiavi di una Sostanza da doverla abbandonare per salvarvi la vita, la Sostanza schiavizzante è diventata per voi così profondamente importante che uscirete di senno quando ve la porteranno via. Oppure che a volte, dopo che la vostra Sostanza vi è stata portata via per salvarvi la vita, mentre siete inginocchiati per le preghiere obbligatorie della mattina o della sera, vi troverete a pregare perché vi sia consentito di perdere letteralmente il senno, di avvolgere la vostra mente i un vecchio giornale e lasciarla in un vicolo a cavarsela senza di voi. [...]
Che oltre il cinquanta per cento delle persone con una dipendenza da Sostanza è contemporaneamente affetto da qualche altra forma di disturbo psichiatrico. [...]
Che la validità logica di un argomento non ne garantisce la verità. [...]
Che è possibile abusare fino all'assuefazione di antinfluenzali e antistaminici da banco. [...]
Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza
.
Che la maggioranza delle persone con una dipendenza da Sostanza è anche dipendente dal pensare, nel senso che ha un rapporto compulsivo e insano con il proprio pensiero. [...]
Che ci vuole un grande coraggio per dimostrarsi deboli.
Che per qualche perversa ragione, è spesso più divertente desiderare qualcosa che averlo.
Che è consentito VOLERE.

David Foster Wallace, infinite jest

giovedì 16 dicembre 2010

esame di linguistica

Dafne è molto delusa del risultato dell'esame di linguistica.
"Ieri sera eri angosciata all'idea di non riuscire a passarlo, stasera devi essere contenta di averlo passato, chissefrega del 21", la consolo.
L'ho vista studiare testi sterili dopo una giornata di lavoro, prendere appunti, stendersi sul divano dopo cena a leggere la cognizione del dolore di gadda, che dopo averne lette due pagine a me è venuta tutta insieme, quella cognizione lì: la cognizione di un dolore da rottura di palle.
Nella prima parte dell'esame l'assistente le dà 25, ma quando arriva il turno del prof cominciano i guai. "Mi spieghi come si è evoluta la e tonica latina"
"E' diventata una i"
"Mmmmmm????"
"Una o?"
"Mmmmmm????" "Ci vediamo la prossima volta, signorina"
"Come, la prossima volta, nooo!!! Scusi, ma non può farmi un'altra domanda?" chiede anzi forse implora Dafne.
" Certo che no, è un concetto essenziale"
"Allora mi lasci del tempo per pensarci, devo essere andata in confusione"
Il prof scrive una e tonica su un foglietto e glielo porge. Dafne si mette il foglietto sotto il naso, le mani sulla fronte, i gomiti appoggiati al tavolo e si concentra: ma mi racconta che invece che pensare a quella cazzo di e tonica, pensava come un mantra: ecco adesso mi manda a casa ecco adesso mi manda a casa ecco adesso mi manda a casa ...
Il mantra dopo un pò le sforna -non si sa come- un flash con il quale Dafne raffazzona una risposta che non è il massimo ma sempre meglio di niente, poi risponde ad un'altra domanda simile (ma allora sei stronzo!, accusa mentalmente all'indirizzo del prof), non risponde a una terza, riceve un rimprovero perchè "... Alla fine le cose le sapeva, ma all'inizio rispondeva senza pensarci!" e se ne va col suo 21.
Ginocchio dice che se gli avessero detto ci vediamo la prossima volta lui se ne sarebbe uscito con la coda fra le gambe senza fiatare, io avrei fatto come ginocchio ma dico a Dafne che è stata brava, a non arrendersi.

scritto il 23-06-2010

martedì 14 dicembre 2010

Top ten things I can not stand


LE DIECI COSE CHE NON SOPPORTO

1. BERLUSKIF, of course. Non è una cosa? Davvero? Peggio per lui!
2. Il dentifricio secco a causa del tappo non riavvitato
3. La camera dei miei figli
4. Gli autisti che ti stanno attaccati al culo
5. I gatti
6. Mio marito quando siede da parte a me che guido
7. Mettere le catene quando nevica forte, per arrivare sulla statale
8. Lo stesso marito, quando guida, perchè a due metri da casa gli si attiva in automatico la calamita attira-trattore, attira P, attira- quello appena uscito dall'osteria, attira indeciso sprovvisto di tom tom, attira "tabacconi" di ogni genere.
9. Togliere le catene quando arrivo sulla statale
10. I cacciatori che sparano a due metri dalla mia casetta
11. … Se poi sparano al buio pesto dell’alba, sono proprio ignoranti. Non lo sanno, che è vietato?
12. Le colleghe ferme al timbro a fare la radiografia a quelle che timbrano dopo
di loro: devono inventariare come sei vestita …
13 … Pettinata…
14 … Le scarpe ..
15 … La borsa ...
16. Sedici? Come è possibile? Ne ho altre centosedici!