sabato 17 ottobre 2009

Loro non ti abbandonano mai


Forse sono tornata al mio unico vero fedele amore, il libro, che ultimamente avevo trascurato per il blog, un amante passeggero. (mi sono un po’ stufata, del blog, si era capito?)

martedì 13 ottobre 2009

Non possiamo saperlo

Ho terminato di leggere una biografia di Natalia Ginzburg.

domenica 11 ottobre 2009

addio monti

Colazione, Messa, edicola, papi, bucato, e.. caspita, che bella giornata, meteorologicamente parlando. Vale la pena di stare in casa a smazzarsi in cucina? Al diavolo l’arrosto, e ce ne andiamo al Monte Barro. Il Barro mi è simpatico perché:
non è molto distante e quindi accetta le improvvisate dell’ultimo momento, come oggi.
Mezza giornata è sufficiente per andare in auto all’eremo, raggiungere la vetta a piedi, rimanerci quanto basta e tonare.
Ho tanti ricordi di gioventù: i tornanti sono gli stessi di oltre trent’anni fa, quando un amico fresco di patente non sapeva che doveva “ritornare” il volante; risento le risate incoscienti di me e mia sorella che ridiamo come pazze invece che scappare a gambe levate da quel pericolo viaggiante; ma dove è finito il muretto sul quale dipingemmo un murales sulla natura? Posteggiamo all’eremo dove trascorsi una settimana di lavoro ecologico. Ricordo il lavoro di pulizia dei boschi, di giorno, e il senso di meraviglia nell’osservare il panorama, di notte: il silenzio, il buio, i rumori quasi paurosi della natura facevano apparire la vita là in basso, riflessa nelle luci intermittenti, così lontana, sorpassata, quasi oscena da tanto era forte il contrasto. Momenti magici che ti convincevano che volevi bene a tutti.
Imbocchiamo il sentiero che porta in vetta e alla croce , meta di tante gite in compagnia.
La vetta non è una gran vetta, sarà 1000 metri, ma è pur sempre una vetta, e pur nella sua modesta altezza, in quanto a panorama non ha niente da invidiare alle vicine e più altezzose montagne. C’è un grande sasso, che mi aspetta, poco sotto la cima, il mio sasso fedele. Il monte Barro divide i tre laghetti del triangolo lariano dal lago di Lecco, è lì in mezzo come un papà che bada ai tre figli piccoli (che stanno vicini, quasi tenendosi per mano) tenendo d’occhio nello stesso tempo anche quello grande che non vuole mischiarsi con i marmocchi. Una decina di anni fa l’hanno traforato, questo monte sul quale sono seduta, per fare la superstrada Milano Colico.
La vista spazia su un territorio che amo: le montagne (Il Resegone le Grigne, la Valcava), il lungo e sinuoso fiume Adda, le colline, il campanone della Brianza, il santuario, i laghi, i prati, i boschi, i nostri paesi. Non manca proprio niente, a confronto di certi territori piatti: pianura, pianura, pianura, oppure mare, mare, mare, o collina, collina, colllina… che palle!
Alle mie spalle, la città di Lecco, esagerata come tutte le città. Se non avesse le montagne che la fermano, dove arriverebbe ?
Stamattina i laghi lariani mi appaiono un pochino noiosi, con quella forma circolare, e anche Il loro colore ha qualcosa di plumbeo, addirittura il lago di Annone sembra quasi avere delle macchie oleose, sulla superficie. Oggi il sole sembra prediligere l’Adda, che qui ogni tanto si restringe formando i laghi di Olginate Garlate e Lecco: i raggi giocosi e il vento creano un effetto luccicante sulle acque, che sembrano una distesa di asfalto appena buttato, da quanto brillano.
Come aveva ragione Lucia, a piangere lasciando Pescarenico:
“Addio/ monti sorgenti dall'acque- ed elevati al cielo/ cime inuguali/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l’aspetto de' suoi familiari/ torrenti- de' quali si distingue lo scroscio/ come il suono delle voci domestiche/ ville sparse e biancheggianti sul pendìo/ come branchi di pecore pascenti/ addio!/ Quanto è tristo il passo di chi/ cresciuto tra voi/ se ne allontana!//”
...Rannicchiata nel mio sasso, scaldata dall'ultimo sole della stagione, con la ninna nanna del Manzoni, mi sono addormentata.

mercoledì 7 ottobre 2009

Ci vuole serietà


L’altro giorno la radio mi informa che Berlusconi sorvolerà le zone alluvionate. Peccato che PRIMA abbia sorvolato sulla prevenzione e sulla politica ambientale.
Ieri sento, sempre dalla radio, che D’Alema non era presente in aula al voto sullo scudo fiscale perché “Nessuno gli aveva detto che era importante” Non credevo alle mie orecchie. Era il primo giorno della sua carriera politica, no? Un remigino , poveretto. Che qualche vecchio del mestiere lo prenda per la manina, gli faccia vedere dove sono i gabinetti. Andreotti , pensaci tu!
Stamattina sfoglio un giornale locale e vedo un articolo della Michela Vittoria Brambilla. Che avrà mai da dire la neo-ministra di non ricordo cosa? Scrive sulla possibilità, per i cani e i gatti di casa, di raggiungere punte di longevità inaspettate. Caspita. Un intervento illuminante.
Stasera mentre cucino ascolto la “zanzara” di radio 24: si parla di un deputato del P.D. (meno conosciuto di D’Alema )che non era presente in aula perché “tanto lo scudo sarebbe passato lo stesso” . Sarebbe come se un medico si rifiutasse di curare un malato terminale perché tanto deve morire. Questi politici dell’opposizione devono essersi messi d’accordo: “Dai, proviamo a ragionare con il …. Chissà che esca qualcosa di più proficuo che ragionare col cervello” Altro che scudo fiscale, qui c’è lo scudo della materia grigia.
Mentre riordino la cucina Cruciani invita quel “grande personaggio” di Tinto Brass a dire la sua sulla questione Polansky. A un certo punto non ascolto più e mando una mail furiosa, cercando di non dire parolacce (ma non riesco del tutto)
“Cruciani, stasera il suo modo di condurre la trasmissione è stato osceno tanto quanto le cazzate dette da Tinto Brass. Non può invitare un personaggio che sa benissimo cosa dirà e poi FARE FINTA di stopparlo, che tanto si è capito lo stesso tutto quello che ha detto: che lui di notte violenta minorenni (è una battuta? dire che è di pessimo gusto è un complimento), che le leggi non vanno rispettate, che una tredicenne è matura e cosciente delle sue scelte, che lui è solito divertirsi con la sodomia condita con vaselina, e poi ho chiuso le orecchie, perchè una povera donna deve pur difendersi dalla violenza delle parole e dei contenuti. E poi lei Cruciani si salva il c...o dicendo che non è d'accordo. Ma l'ha invitato, sapeva cosa avrebbe detto, l'ha fatto sentire a tutta Italia, e sa quanti perversi malati di mente gente squilibrata ascoltano Tinto Brass e non il suo disaccordo? Ognuno può dire la propria, lei sostiene, ma io aggiungo che LEI non può dare il microfono a tutti. Non sempre sono d'accordo con lei, ma stasera ha perso tutta la mia stima.”
Che fare, per finire la giornata? Non mi resta che ubriacarmi, per dimenticarla. Virtualmente, of course, con una canzone ascoltata stamattina per caso mentre andavo al lavoro.
Il titolo della canzone è: ci vuole serietà. Vi assicuro che non lo sapevo, quando ho deciso di postarla, tanto che ho chiamato mio figlio per cercarmi lo you tube. E' stato quando ha inserito il nome su google che mi sono detta: bè allora era proprio la canzone giusta.
(il figlio ha commentato che posto cose diseducative)

domenica 4 ottobre 2009

London, again London

(Piccoli inconvenienti della due giorni a Londra) 1. Cosa hai voglia di fare, giunta all’hotel dopo un’ora di viaggio da casa all’aereoporto, un’ora di attesa prima dell’imbarco, due ore di volo, altre due ore di pullman e mezz’ora di tube? In effetti, ti accontenteresti di poco: fare la pipì in un bagno non pubblico e lavare via tutto lo sporco accalappiato da mani e viso durante il viaggio. Alla reception dell’hotel, invece, c’è un’altra coda da fare, prima che ci consegnino la chiave elettronica e il buono per il breakfast dell’indomani. “… And day after tomorrow? “ (E per dopodomani?) Chiedo, ignara di ciò che mi aspetta. Stramaledetta domanda, la prossima volta la farò dopo aver fatto pipì. Wait a moment. Il moment si trasforma in a few minutes , poi c’è la consultazione dello chef, e mentre gli innocui desideri di un momento fa si trasformano in pura utopia, passano altri moments e altri minutes, prima del terrible responso: in their system there isn’t our prenotation for the second night. Nel loro computer non c’è la nostra prenotazione per la seconda notte, e, quel che è peggio, la prova dell’avvenuto pagamento. Il voucher che mostriamo serve a noi ma non allo chef, (comincio a odiarlo, questo fantomatico chef) che vuole il fax dell’agenzia. Dobbiamo telefonare a quest’ultima dicendo di mandarlo entro domani mattina, nel caso esso non arrivi siamo obbligati a pagare, salvo poi rivalerci su quegli imbelli. Tutto questo casino mi viene comunicato in un inglese very quickly. Chiedo alla tipa di ripetere il tutto very slowly, e lei, paziente, gentile e slowly, mi ripete varie volte il tutto, ma il risultato non cambia. Quando traduco a G. il piccolo problemino, lui comincia a inveire in italiano, mentre io balbetto nel mio inglese da sopravvivenza: che abbiamo pagato on line, che non abbiamo il numero di telefono dell’agenzia, che se anche dovessimo spedire una mail, dubito in una celere risposta, visto che l’ultima volta ho dovuto sollecitare per ottenere un riscontro, che l’unico numero di telefono che ho è a pagamento, e chissà quanto ci farebbero spendere prima di non darci risposta. Alla fine di questi inutili tentativi di comunicazione la tipa, evidentemente mossasi a compassione per il mio evidente stato di scoramento o allertata dalla reazione poco anglossassone di G., prova a chiamare il numero a pagamento, e fallito il tentativo ci consiglia di provare con la mail. Abbiamo il laptop? Il laaaptooop?? Intuisco sia il portatile, ma che diavolo di nome è laptop??? No, abbiamo deciso all’ultimo momento di lasciarlo a casa, IL LAPTOP, perché sui commenti dell’ albergo, visionati giusto alle 5 di stamattina, ce n’era uno che lamentava il furto di P.C. e macchina fotografica. Ma questo non lo diciamo, alla signorina, per non dare l’idea che sia nostra intenzione vendicarci dell’inconveniente e infangare il buon nome dell’hotel, che a prima vista sembra più che rispettabile. Alla fine seguiamo il suo consiglio: all’angolo della street c’è un internet point e spenderemo solo un pound, ci rassicura, ma mentre lo raggiungiamo prendiamo la decisione che piuttosto che sprecare i due giorni a stressarci per questa cosa, rovinandoci la vacanza, siamo disposti a pagare il già pagato. Non sono mai entrata in un internet point , e questo è a rischio di capitombolo per una terribile scala a chiocciola che porta downstairs. Mi viene una voglia matta di sbirciare lo you tube del mio vicino, ma l’urgenza della situazione e un’occhiataccia di G. mi inducono a non perdermi via e concentrarmi sulla mission impossible. Dal laptop sconosciuto (per ottenere una stramaledetta chiocciola, ho dovuto schiacciare di tutto, su quella tastiera) invio all’agenzia una mail TUTTA MAIUSCOLA, (il massimo della web-maleducazione) con oggetto urgentissimo, tono perentorio e finale minatorio. L’ultimo atto consiste nell’allertare il figlio, spedirlo a casa dicendogli di controllare la posta, poi ce ne andiamo a fare i turisti e fuck tutto il resto. Insomma, basta prenderla con filosofia. Dopo aver preso questa decisione giungiamo a Westminster e ci distraiamo talmente tanto a osservare estasiati il big ben e il parlamento, che dopo un po’ troviamo sul cellulare 5 chiamate perse, da casa: dopo aver immaginato una sequela di insulti arrivarci via telepatica, ricontattiamo il figlio furente, che manda un’altra mail furiosa all’agenzia … e il fax arriva. Mannaia!! Questo è stato solo il primo inconveniente, vi risparmio gli altri (che non hanno raggiunto tale livello di drammaticità, per fortuna)

venerdì 2 ottobre 2009

london is charming

London is as great as Great Britain’s history, as harmonic as English language, as charming as a gentleman.

Londra è grande come la storia della Gran Bretagna, armonica come la lingua inglese, affascinante come un gentiluomo.

Non mi ero preparata a questo incontro, volevo la sorpresa. Di Londra possedevo solo sparute e vetuste reminiscenze scolastiche-letterarie: Jack lo squartatore, i beefeaters che nutrono corvi dalle ali tarpate, le guardie immobili con quel terribile cappello in testa, the Union Jack, gli autobus doppi e le cabine del telefono rosse. Un po’ poco.

Seduta in ginocchio in senso contrario alla guida nell’ultima fila del pullman che ci portava dall’aereoporto alla città, vedevo Londra scorrere come su un nastro trasportatore. Monumenti che mi ricordavano qualcosa scivolavano via prima che potessi azzardarmi a nominarli, e a scanso di figuracce me ne stavo zitta. Ma poi ho visto un grattacielo e ho allertato G.“Girati, guarda quel grattacielo a forma di supposta. Non so cosa sia, ma è famoso”. Con questa frase ho inaugurato la mia scoperta di Londra. Che non mi ha delusa, come spesso succede quando non ti crei delle aspettative.

Poi leggendo la guida ho scoperto che non ero la sola a soprannominare i grattacieli: c’è la grattugia, l’uovo, l’occhio, la scheggia di vetro.

Ho scoperto anche che il grattacielo -supposta che ha inaugurato la mia scoperta della città è un grattacielo ecologico. (Ecco la ragione inconsapevole del mio feeling.)

Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata una scritta posta sulle scale che portano in cima a St. Paul’s Cathedral: please mind your head. (per favore fai attenzione alla tua testa). Istruttivo. Se non funziona più quella, tutto è perduto.

P.S. Lode al sindaco Ken Livingston che non ha avuto paura di profanare il suo cognome, evocativo del gabbiano Jonathan , eliminando i piccioni da Trafalgar Square

domenica 27 settembre 2009

It’s hard to get by just upon a smile


Next week I’ll fly to London, from Tuesday to Thursday. It's a present by my sister.
Ehm… volevo postare tutto in English, ma ho cambiato idea dopo essermi incasinata con le parole “martedì” e “giovedì”, che, cavolo, sono assurdamente simili. Non vedo l’ora di sentire parlare in questa lingua, sarà come ascoltare musica. Non per niente, quando ti metti a tradurre alcune frasi di canzoni anglosassoni , esse perdono tutta la loro intrinseca poesia. (vedi frasi in blu, nel testo di questa canzone amatissima dalla scrivente)
La prima e unica volta che sono salita su un aereo risale a un quarto di secolo fa (cielo, ‘se sono vecchia). Allora ero una ignara pisquella, adesso non so cosa sono e nemmeno se avrò paura. Però, mi chiedo: dovesse il velivolo mettersi in testa di precipitare, le mie ultime parole saranno “God save me, and fuck the queen” oppure il leopardiano “d’ogni dolor morte risana” ? E, soprattutto, come farò a farvi sapere quale opzione avrò scelto?

P.S. Mi viene in mente Robin Williams (mi pare fosse lui) che nella scena di non so quale film, colto da panico di volo, risponde a chi tenta di rassicurarlo che, se non è il suo momento, non succederà niente: “… E se fosse il momento del pilota?”

WILD WORD - CAT STEVENS
Now that I’ve lost everything to you
You say you wanna start something new
And it’s breakin’ my heart you’re leavin’
Baby, I’m grievin’
But if you wanna leave, take good care
Hope you have a lot of nice things to wear
But then a lot of nice things turn bad out there
Oh, baby, baby, it’s a wild world
It’s hard to get by just upon a smile
Oh, baby, baby, it’s a wild world
and I’ll always remember you like a child, girl
You know I’ve seen a lot of what the world can do
And it’s breakin’ my heart in two
Because I never wanna see you sad, girl
Don’t be a bad girl
But if you wanna leave, take good care
Hope you make a lot of nice friends out there
But just remember there’s a lot of bad and beware
Baby, I love you
But if you wanna leave, take good care
Hope you make a lot of nice friends out there
But just remember there’s a lot of bad and beware

sabato 26 settembre 2009

Effetto Severgnini


Quando (molto raramente) Severgnini ti pubblica una lettera, l’indirizzo mail reso pubblico crea un effetto postino: ti arrivano le mail più disparate, dallo sclerato che ti insulta all’estimatore che ti esalta. Può succedere che le lettere più divertenti siano proprio quelle di dissenso: spesso per l’assurdità dei contenuti o l’inutilità dell’aggressività, a volte invece perché interlocutorie, ironiche e intelligenti. Insomma, le persone che non hanno le nostre idee politiche non sono sempre dei cretini, coglioni, farabutti … come ci vogliono far credere i nostri politici di professione.
Nella mia lettera pubblicata about Berlusconi Superman scrivevo che dopo aver sentito alla radio questa sparata del P.d.C. , avevo urlato dal finestrino dell’auto: “C…o, è superman!!!”
La mail boomerang più simpatica è stata quella di un mio omonimo di cognome: “Meno male che non siamo parenti…. “Ca….o , cambia pusher!” che è meglio…”
PS. Ho anche tirato giù il finestrino della macchina mentre te lo dicevo…ok?
”
Forte, no?
Dopo qualche stoccata di fioretto io e il mio “nemico” politico abbiamo deposto le armi (per modo di dire, sono sempre lì pronte) e ora ci scriviamo opinioni contrastanti riuscendo anche, a trovare, ogni tanto, senza sforzo, delle cose sulle quali concordiamo. E’ stimolante parlare con una persona che non ti dà ragione su tutto. E poi mi ha mandato una frase, di una canzone di Bruce, che “spacca”. Insomma, anche il nemico ha un’anima.
Mi chiedo se sia così difficile fare questa cosa ad alti livelli, nella politica vera. Possibile che sia sempre d’obbligo essere contro l’avversario? Ascolto raramente i politici, ma quando lo faccio mi addormento dopo poche battute, perché mi annoiano all’ennesima potenza. Mi sembra che ragionino per compartimenti stagni, e mai una volta che riescano a uscire dal proprio orticello, parlare facendo a meno degli slogan, ascoltare l’altro, ammettere i propri errori, cercare un punto di contatto con l’antagonista.
Dovrebbero andare a lezioni di fioretto, prima di sedere in Parlamento. Imparare a usare armi flessibili, toccare di punta: gareggiare con un certo stile, insomma. E poi essere sanzionati tutte le volte che colpiscono l’avversario senza rispettare le regole. E invece, menano fendenti alla cieca, e noi cittadini lì a guardare quell’ ”INUTILE ROTEAR DI SCIMITARRE”, come Napolitano, in una felicissima espressione, ha definito l’agitarsi sconclusionato del capopopolo di turno.
Piuttosto che continuare a vedere gladiatori nell’arena, proporrei un referendum: il ritorno alla monarchia, con Napolitano come Re.

mercoledì 23 settembre 2009

Se questo è il progresso

Poco tempo fa ho letto su "merate on line" questa bella lettera. Spero che l'autore, che si firma solo con le iniziali, abbia piacere che essa sia postata.

Fermate il mondo, voglio scendere

Ogni giorno circa 150 mila pulcini maschi, siccome non faranno uova e per i polli del supermercato bastano le femmine, vengono triturati vivi nel solo stabilimento della Hy-Line International a Spencer in Iowa. È quanto denuncia «Mercy for Animals» (Pietà per gli animali), un gruppo animalista che ha lanciato su Youtube un video impressionante in cui si possono seguire le poche ore di vita di questi pulcini. Il filmato (vedi link) mostra questi teneri batuffoli di pelo quando nascono, schiudendo il loro uovo, poi passano su un bancone dove alcuni operai individuano il loro sesso: i maschi vengono buttati su un altro nastro che li scarica in una coclea, cioè una grossa vite elicoidale che ruota in un cilindro, la quale infine li getta in un vero e proprio tritacarne dove vengono stritolati ancora vivi. Gli animalisti, nel loro sito, ricordano ogni anno più di 30 milioni di pulcini maschi vengono eliminati in questo modo dallo stabilimento di Spencer. Siccome anche questo orrore è conseguenza del cosiddetto progresso, dedico il filmato agli amanti del progresso, a chi è favorevole alle trivelle del petrolio nella valle del Curone perchè "crede nel progresso", a chi si chiede se è peggio l`odore del petrolio o quello della stalla, a chi pensa che la nuova Esselunga di Calco "porterà standard di vita più elevati" (!), al briviese che ci ricorda che le campane "danno solo fastidio". Certo, come danno fastidio i cigni nei laghetti, i fiori nei prati, le rondini nel cielo. A quelli che non sanno che per soddisfare la domanda crescente - è il progresso, bellezza - di patè d`oca esso viene prodotto ingozzando le oche fino a 8 volte al giorno con un tubo di ferro ficcato in gola per ottenere un fegato grosso 10 volte la dimensione normale (link). Pratica questa che ricorda il water boarding degli interrogatori, tortura gli animali e li porta ad una morte prematura. A quelli che non sanno che ogni anno nel mondo si producono 100 milioni di tonnellate di plastica di cui solo il 3% viene riciclato e che impiegano 200 anni per decomporsi. Che nel mezzo dell`Oceano Pacifico galleggia un`enorme isola artificiale del diametro di 2.500 km e profonda 30 metri dove si raccoglie tutta la plastica che non viene riciclata, va a finire in mare e poi viene raccolta dalle correnti marine, come in un gorgo, in questa zona dell`oceano. Che i micro pezzi di plastica di cui è composta questa poltiglia finiscono nello stomaco dei pesci, i quali poi finiscono sulle nostre tavole. Come in una pena del contrappasso, mangiamo ciò che buttiamo allegramente nella pattumiera. Che mezzo secolo fa un padre poteva col suo solo lavoro formare una famiglia e mantenere sei figli, mentre oggi due ragazzi che lavorano, anche a tempo indeterminato (il che è un terno al lotto) a 800 euro non riescono neanche a sposarsi. Poi parlano di denatalità e del generale disimpegno della gioventù. Quando non si possono fare progetti di vita, la prima cosa che scappa è la voglia di fare. Se questo è il progresso, fermate il mondo, voglio scendere. La mia banca è differente.

L.C.

http://www.youtube.com/watch?v=JJ--faib7to
http://www.youtube.com/watch?v=0C0QgfJ484I

Grazie, elleci, anche se non mi leggerai. Tu non sai chi sono io e io non so chi sei tu, ma la tua è una bellissima lettera. Io però i filmati non li ho visti, e almeno per il momento non li voglio vedere (sono già abbastanza giù di corda così)
(e dire che c'è gente che, con tutti i problemi evidenti che ci sono in questo mondo, pensa di fondare un comitato per dare il Nobel a Berlusconi!!! Ci sarà mai fine al peggio?)

martedì 22 settembre 2009

il ballo degli stupidi

Non sono una patita dell'Unità anche perchè leggo i quotidiani solo saltuariamente, ma devo dire che spesso la prima pagina mi colpisce positivamente (Ricordate, la compro tutti i santi giorni per il mio papi) Sarà stata la Concita, a fare il salto di qualità?(anche per il formato: ma perchè gli altri non lo capiscono, che le lenzuola sono difficili da leggere in auto, sul treno, e perfino sul letto matrimoniale?)
Ennesimo appello per l'ambiente, che per l'ennesima volta resterà inascoltato. A volte penso che finiremo come quelli che ballavano, nel titanic, mentre il transatlantico affondava.Quello che mi fa rabbia è che continuiamo a fare finta di niente, anzi, più qualcuno tenta di parlarci di iceberg più noi alziamo la musica per non sentire. Si faranno summit, convegni, vertici, film, e tanti bla bla bla, e poi ci sarà sempre un fottuto comandante che spergiurerà che è tutto sotto controllo e annuncerà: riprendano le danze! (E noi balleremo, stupidi come siamo)

P.S. Questa settimana posterò su questi temi. Ho "nel cassetto" una bellissima lettera di un certo L.C. pubblicata da merate on line e un mio scritto "inedito" del periodo "pozzi"

domenica 20 settembre 2009

come una candela

Entro in chiesa, stamattina, e come al solito scelgo le due sedie vicino alle candele. Amo questi vecchi trabiccoli di ferro con le candele vere, di cera, inserite nelle mollette, candele che liquefacendosi sporcano, che muoiono, che devono essere sostituite, insomma, che danno da fare. Sempre più spesso nelle chiese le candele vere sono sostituite da quelle elettriche, brutte come tutte le cose finte: però non si consumano, non perdono la cera, non danno da fare. Mentre Don Giorgio dice che parlare di incarnazione di Gesù vuol dire parlare degli operai che perdono il lavoro, della giustizia, dell'ambiente, osservo le candele vere. Bianche, lucide, filiformi, quasi anoressiche, più belle di ogni imitazione (candele colorate, candele decorate, candele profumate, mangiafumo, antizanzare, candele regali di Natale.. )
Le candele sono una diversa dall’altra. Alte, basse, a metà, dritte, storte, sporche, pulite, giovani, vecchie, in disfacimento. Alcune hanno un qualche difetto di tiraggio e la cera invece che scorrere via e cadere nel vassoio sottostante si appiccica addosso, formando una antiestetica escrescenza, come quegli alberi affetti da tumore. Altre invece si sciolgono dignitosamente. E mentre Don Giorgio dice che il profeta è un uomo condannato alla solitudine, penso che la candela è come il corpo di un uomo, e che una candela spenta non ha nessun senso: è la fiamma, quello che conta. La fiamma della candela come l’anima nel corpo di un uomo. (Esistono uomini senz’anima? E cos’è, poi, questa benedetta anima? ) E mentre Don Giorgio inizia a scaldarsi, alzare la voce, esagerare (“… la gente non presta ascolto al profeta perché alla gente piace farsi sodomizzare , lo sapete cosa vuol dire sodomizzare? Andate a cercarlo sul vocabolario!!!) penso che le fiamme sono anche loro una diversa dall’altra. Fiamme forti e decise, elevate al cielo, fiamme dritte e vivaci, fiamme deboli, quasi spente, fiamme che si piegano a ogni sospiro e fiamme che resistono, fiamme che bruciano forte e fiamme che bruciano lentamente. Don Giorgio termina l’omelia informando i fedeli che la Curia gli ha fatto togliere un articolo dal sito, che Feltri gli ha dedicato la prima pagina, che stanno privatizzando l’acqua, che lui se ne frega di denunce e querele. Mi accorgo che la candela che all’inizio della funzione era la più alta, dritta e bella, si è paurosamente inclinata ad angolo retto, senza che me ne accorgessi. Deve essere successo quando il Don ha straparlato, definendo mercenari i soldati morti in Afghanistan. Non vedo l’ora che finisca Messa per raddrizzare quella povera candela.
E mentre ricevo la benedizione, arrivo alla conclusione che le candele dotate di fiamma più viva si consumano prima delle altre.

mercoledì 16 settembre 2009

quante bugie

Settimana scorsa Severgnini ha pubblicato questa lettera, intrisa di verità:

martedì 15 settembre 2009

Lucio non può essere qui

Ieri mattina mi sono fermata al cimitero dove è sepolto Lucio Battisti. Ci passo quasi ogni mattina, e non l'avevo mai fatto. L'aria intrisa di pioggia era adatta al luogo e al momento. Ho chiesto a una signora dove fosse la tomba del musicista, me l'ha indicata, era proprio di fianco a noi, sul lato delle cappelle: un parallelepipedo grigio, orribile. Ho chiesto conferma, quasi incredula.. Quella? ... Che brutta, volevo aggiungere, ma mi è sembrato irrispettoso, quindi mi sono limitata a ringraziare e mi sono avvicinata. Un annaffiatoio di plastica verde riempito di fiori sgualciti dall'umidità sostava sulla soglia, insieme a me. Una porta a vetri fumosi mostrava l'interno, ma si vedevano solo fogli bagnati e disordinati sparsi sul pavimento. Mi è sembrata una discarica. Povero Lucio, dove ti hanno messo? Non sono riusita nemmeno a dire una preghiera. Avrei dovuto continuare a passare,ignara, e immaginarlo sepolto in un'aiuola colorata, bella come quelle che ci sono nei cimiteri del nord.

la canzone di stasera: http://www.youtube.com/watch?v=QmNGVdVsZsM

venerdì 11 settembre 2009

alla prima comparsa dei sintomi

Aiutatemi ! Oltre alla depressione che ho in comune con voi amici blogghisti mi è comparso un altro sintomo psicopatologico, il masochismo. L’avevo predetto, in un post, che le persone con un po’ di sale in zucca ne sarebbero uscite pazze. E dire che proprio in seguito alla nausea provocatami da quel post mi ero ripromessa di allontanarmi da certi temi … ma cosa ci posso fare, lui mi provoca! Stasera ho chiesto a google se sapeva qualcosa della zia sfigata del berlu e mi sono sciroppata lo show pazzesco che ieri avevo intravisto su sky …. Mia figlia mi parlava della soddisfazione per aver passato il test di ammissione all’università e io … ascoltavo quel demente, vi rendete conto? (alla fine lei , disperata, ha chiamato la croce bianca)
Lo ascoltavo mentre le sensazioni più sgradevoli mi sommergevano come sabbie mobili: compatimento, incredulità , inquietudine, rabbia … e sopra a tutto , come una glassa, un grande disgusto.
COMPATIMENTO: perché deve sempre buttarla sul ridere (ma poi, che ridere!!! Quelli che ridono sono pagati?) e tentare di ridicolizzare il giornalista che gli fa la domanda, quando l’unico RIDICOLO è lui?
INCREDULITA’: come è possibile che nessuno si accorga che è PASSATO FUORI? Che tutti facciano finta di niente, come si fa con lo zio eccentrico e mezzo pazzo invitato in famiglia per le festività natalizie?
INQUIETUDINE: ci mancava solo la zia che parla con lo specchio, come la matrigna di Biancaneve, come Narciso che si specchia nell’acqua, come Dorian Gray col suo ritratto, come il nipote che se la canta e se la suona: LUI E’ IL PIU’ GRANDE PREMIER DELLA STORIA D’ITALIA. (quando l’ha sentito, mio nipote neonato ha smesso per un attimo di tettare e ha detto le sue prime parole: “per fortuna non ho conosciuto gli altri”) Ah, ecco, con la storia della zia si spiega tutto: la megalomania patologica è di origine ereditaria. Non si può curare.
RABBIA: diamine, lui vuole mangiare solo davanti a donne belle, altrimenti gli si guasta l’appetito! Prima di cena gli portano un menu con una lista di femmine e lui le sceglie con cura (come fa il mio amico Alberto quando compra le vacche): quelle passabili vadano a farsi un ritocco e poi ripassino, quelle mediocri le regala, generoso com’è, a quei poveracci della sinistra, quelle brutte si nascondano in cucina, a fare le sguattere . perché chissà quante sguattere dovranno farsi il c..o, in quelle feste del c…o
DISGUSTO: Vorrei dirgli a quattr’occhi: “Ma chi ti credi di essere? Ti sei guardato allo specchio? Si? Bè, allora cambialo. Se è ancora quello della zia, ha diritto di andare in pensione, riposarsi dalle fatiche. Sei brutto, basso, tozzo, rifatto come un lesso avanzato, patetico, vecchio, ridicolo ... non sai, povero babbeo, che le tue “conquiste”, quando vengono a letto con te, non pagate da te ma da altri, abbassano la tapparella, spengono la luce e immaginano di essere con George Clooney?”

giovedì 3 settembre 2009

c....o, è superman!


Sono ferma al semaforo quando arriva, dalla radio, la voce melliflua del Presidente del Consiglio: solitamente il suono di quella voce mi attiva il riflesso condizionato di cambiare stazione, ma in questo momento ho una mano sul volante e con l’altra sto abbassando il finestrino. “IO SONO SUPERMAN!!” …
La mia reazione è quella di aprire la bocca ed espellere qualcosa, come si fa quando si viene colti da una notizia bomba mentre si ha dell’acqua in bocca … non la si sputa? Solo che io non ho niente, in bocca, e mi trovo a urlare, dal finestrino, a mò di megafono: “Ca..o, E’ SUPERMAN!!!”
Peccato che piove e gli altri automobilisti hanno i finestrini chiusi, perché la notizia è proprio di quelle da urlare a squarciagola: con quella insostituibile parolaccia usata a mò di avverbio, però, altrimenti il mio proclama perde tutto il senso. (“Perbacco, è superman!” non sarebbe minimamente la stessa cosa)
In realtà, che avesse i superpoteri ce ne eravamo già accorti: come avrebbe potuto, altrimenti, rimanere in politica tutti questi anni, sulla cresta dell’onda, e ottenere un consenso direttamente proporzionale alla quantità di cavolate che ha fatto, detto, legiferato? E’ veramente inspiegabile.
Poi google mi ha chiarito il motivo di questo paragone: il Presidente degli Stati Uniti è il protagonista di un filmato che lo paragona all’eroe mascherato. Lui non può essere da meno, essendo evidentemente superiore (non ricordate quando, al momento dell’elezione, gli ha detto che avrebbe potuto dargli tanti bei consigli?) (e Obama ha risposto: “no, you can’t”)
… Su, forza, fategli ‘sto you tube anche a lui. Bisognerà solo ritoccare un po’ la silhouette in volo, che volete che sia.

mercoledì 26 agosto 2009

il gran campanaro


Che mal di piedi. Mi sono abrasata tre dita … Dopo la doccia vi ho spalmato della crema di calendula. Non ho portato le infradito, e sono costretta a mettere quelle brutte ciabatte di gomma chiuse e rigide.
Stamattina abbiamo preso l’ovovia, come da programma. Il cielo, dopo il brutto tempo di ieri, si è sbarazzato di ogni più piccola nuvola. There aren’t any clouds (IN THE SKY). Il biglietto della berghbannen è scontato per la “festa am berg” (festa della montagna): 12 euro invece che 19 ( lo sapevamo già, per quello abbiamo programmato questa gita oggi)
Dalla stazione a monte , l’Adler Loungue, (o Cimarossa?) (o è la stessa cosa?) a 2600 metri, si ha una visuale a 360 gradi di tutte le cime sopra i tremila e dei due ghiacciai più alti dell’Austria, il Grőβglockner (gran campanaro) e il Gross … qualcos’altro. Sulla terrazza del ristorante stanno preparando gli strumenti per il concerto della banda, e sui tavoli aggiunti all’ultimo momento nel prato noto la lista dei prezzi bene in vista: una birra da 0,5 litri costa 3 euro, una coca cola 2… in Italia, prezzi così modici li troviamo forse solo al circolo delle acli. Ieri abbiamo mangiato una grigliata di carne per due persone -ma era talmente abbondante che sarebbe bastata per tre - con 30 euro compreso il bere.

Dopo la classica foto di noi due con sfondo ghiacciaio (bravo, quel tipo, ha fatto delle belle inquadrature, alla faccia della diffidenza di G.) parecchie indecisioni (la costruzione della nuova funivia ha sballato le indicazioni dei sentieri sulla cartina) e la consultazione con stranieri per capire cosa c’è scritto su un cartello posto davanti al sentiero (fare finta di niente è molto rischioso: e se ci fosse scritto: attenzione, toro scatenato nei paraggi?) finalmente imbocchiamo un sentiero in costa, credo sia il “panoramaweg”, perché abbiamo il gran campanaro a destra (sempre più vicino) e l’altro ghiacciaio sulla sinistra. Ha chiamato F., in viaggio di ritorno da Viareggio: “Certo che se non vi chiamo io … dove siete?...” “Stiamo camminando su un sentiero tra i due ghiacciai più alti dell’Austria” “Caspita, allora siete belli lontani”
Arrivati a un rifugio scegliamo una nuova meta, a un’ora e trenta di cammino, un certo “Blauspitze”, tanto per non scendere subito. Titubanti per il fatto che è contrassegnato da un puntino nero, che sospetto voglia dire “sentiero alpinistico”, cerco di estorcere informazioni da una tipa, che capisce l’inglese ma mi risponde in tedesco: mi pare di capire che il sentiero è stretto, quindi chiedo, a gesti, se è a rischio vertigini, se è dangerous (parola inglese, francese o tedesca? E vorrà dire quello che credo, cioè pericoloso? Bho!), e lei mi risponde “no, no” con gesti rassicuranti. Mi pare perfino di capire che concluda, in inglese, “allo blauspitze ci vanno tutti”. Ci accingiamo a salire mentre nuvole sfilacciate salgono da valle e ci vengono incontro, raffreddandoci il sudore. Dopo una mezz’ora di salita appare una croce. E’ la stessa che vediamo dal balcone di casa, posta su quello spuntone di roccia talmente irto che non l’avevamo neanche lontanamente considerata come una possibile meta? Non è molto lontana, ora, e la sua vicinanza ci attira, ma il sentiero per arrivarci è esposto, attrezzato con scalini di pietra e chissà quali altre diavolerie da far sudare le mani al solo pensarci. Le persone che lo stanno percorrendo sembrano appoggiare i piedi sulla lama di un coltello. Via, via, non facciamo gli spiritosi, non è roba per noi: G. soffre di vertigini e io non ho equilibrio. Desistiamo, e altri malcapitati con noi. Chissà se la tipa aveva davvero detto che allo Blauspitze ci vanno tutti, o se aveva in mente di eliminare un paio di italiani dalla faccia della terra. Torniamo a Kals a piedi, non abbiamo voglia di prendere l’ovovia anche se il ritorno è compreso nel prezzo. La discesa è molto ripida, sono mille metri di dislivello. Quando il sentiero entra nel bosco G. sente odore di funghi e vi sparisce. Quando fa così ho sempre paura che si perda nel bosco come Pollicino e sto lì a scrutare nel verde fitto fino a che ricompare, questa volta con un bottino sufficiente per la cena di stasera. Fantastichiamo su come mangiarli , incitati dalla fame (abbiamo mangiato solo un panino per pranzo, perché ci eravamo rimpinzati con il fruhstuck)
Ieri ho preparato il sugo coi pomodori dell’orto portati da casa, ormai troppo maturi per essere portati nel “sacco da montagna”, oggi cucino i funghi e infine mangiamo una pasta alla boscaiola che più fresca di così.

martedì 25 agosto 2009

il sacco da montagna

Ieri siamo andati nella valle dove avremmo dovuto trovarci se non avessi sbagliato posto e abbiamo prenotato un appartamento per altri 4 giorni , perché al Gasthof Edelweiss è scaduto il tempo. Mentre tornavamo a St.Jacob, la macchina ha cominciato a fare le bizze. Chissà se ci riporterà a casa prima di fare kaputt, o se ci lascerà a piedi, dovremo chiamare il carro attrezzi e farla riparare nonostante il suo prossimo destino di rottamazione e spendere tutti i soldi che abbiamo cercato di risparmiare.
Mentre la macchina faceva le bizze è scoppiato un temporale di quelli che ringrazi il cielo di non essere in montagna, su un sentiero che diventa scivoloso, con la prospettiva, magari, di dover attraversare quel tale ruscelletto che al mattino aveva l’aria tanto simpatica ma che il temporale può avere trasformato in un ostacolo invalicabile.
La nuova casa si chiama Haus Charlotte ed è una tipica, bellissima casa tirolese, di cemento fino al primo piano, e poi ricoperta di legno fino al tetto. Noi abiteremo lì, sotto il tetto. Adoro le mansarde.
Davanti alla casa c’è un piccolo e lindo parco, un fazzoletto di prato verde delimitato da alberi, panchine e una fontana. Sopra la fontana c’è un sassone e sopra di esso si erge uno spilungone tutto bianco. Ha un buffo cappello in testa, indossa un lungo pastrano, un braccio impugna il fucile ed è abbassato lungo il fianco, mentre l’altro, alzato al cielo, impugna una bomba a mano. (G. sostiene che è una fiaccola). Si chiama Stefan Groder e non so chi sia, forse un patriota? (c’è un pannello che lo spiega, ma io non so il tedesco)
Il nostro appartamento, pulito e funzionale, ha un grande balcone colorato di gerani dal quale si ha la visuale di tutta la valle: davanti a noi c’è un prato a strisce di verdi diversi a seconda dello stato della falciatura, poi dove termina il prato inizia il bosco, infine le catene di montagne come sfondo e … e quel cielo che sarà ogni giorno di un azzurro incredibile (oggi invece è nuvoloso).
Due comodissime sdraio ti invitano a passare la giornata qui, a leggere scrivere e ascoltare la musica, invece che scarpinare. G. , infatti, si è piazzato lì a sbinocolare e fotografare, mentre il temporale incombe.
Io mi sono preparata una tisana, ho messo la tuta e mi sono messa a leggere, anch’io sul balcone, ben protetto da travi maestose, mentre la pioggia scende furiosa.
Finora non sono riuscita a leggere come speravo: forse ero troppo stanca o forse non avevo una postazione comoda per farlo o forse non ho portato il libro giusto. Mentre camminavo, i giorni scorsi, mi è venuta voglia di rileggere “lessico familiare” di Natalia Ginzburg. (era quello, il libro giusto?) Quando racconta delle vacanze che trascorrevano in montagna, scrive che il padre e i fratelli partivano al mattino, “col sacco da montagna sulle spalle
Domani prenderemo la funivia per avvicinarci al Gran Campanaro, la montagna più alta dell’Austria, col suo bel ghiacciaio. Dalla stazione a monte faremo un sentiero panoramico e poi scenderemo, a piedi, al paese, col “sacco da montagna” sulle spalle.

venerdì 21 agosto 2009

“Il cielo è così azzurro, così calmo…”


Scoprire che hai sbagliato a prenotare il Gasthof, scambiando una località per un’altra, e farci una risata.
Rischiare di marcire nelle segrete austriache, come Silvio Pellico, dopo che G. ha causato un corto circuito nell’appartamento, con delle iniziative azzardate.
Ma dopo si recupera:
- Un’escursione a tre laghetti ingentiliti da delicati eriofori, appena sopra c’è una croce, ci andiamo? Chiacchierare con sconosciuti, in cima a questo “horndle”, che forse vuol dire corno, in un misto di italiano-tedesco-inglese, dopo che un fantomatico cameramen ha accettato di farci una foto … “Another one”?
Al ritorno, vedere un gheppio che fa lo spirito santo, una sagoma immobile, come un crocefisso tra le nuvole e il cielo, e poi giù in picchiata, sul prato, ad artigliare l’ignara preda. Solo tre colori, nella foto: bianco, azzurro, verde. Peccato che tutte le foto di questa gita si bruceranno, il giorno dopo. Per quanto tempo, ci chiediamo, rimarranno dentro di noi? E dire che G. ha rischiato di finire in ammollo, per l’autoscatto sul lago, e il cameramen tedesco l’ho visto per un attimo precipitare dall’horndle, mentre indietreggiava a prendere l’inquadratura…
- Una camminata chilometrica lungo il fiume, che senza badare a te se ne va per i fatti suoi, “ in direzione ostinata e contraria” rispetto alla nostra; osservare le cascate pensando al destino definitivo, obbligato e un po’ angosciante di tutta quell’acqua; prolungare la passeggiata e arrivare in un posto dal vago effetto Alaska, non so neanche io perché. Tornare a casa in autostop (grazie, camperisti biellesi) per arrivare in orario a un appuntamento con amici.
- Un’ escursione a un rifugio dal nome impronunciabile e irricordabile con allungamento non previsto per raggiungere un lago 300 metri più su, (ma non avevamo detto che ci fermavamo qui?) nelle cui acque gelate immergere i piedi stanchi, con immediato effetto rigenerante. Seduti su un sasso, nel lago, accorgersi di quanto sia inconsueto vedere nuvole cumulose emergere dal prato, e correre a prendere la macchina fotografica lasciata sulla riva, prima che il sole riappaia e dia un effetto controluce.
- Salite da sudare e discese da far lamentare le ginocchia.
- L’azzurro del cielo è da morire, il verde scuro del bosco rassicurante, o angosciante, a seconda dello stato d’animo del momento, quello più chiaro dei prati, invitante, da sdraiarcisi, e il bianco delle nuvole, da perdercisi dentro. Il cielo colore azzurro incredibile sarà una costante di tutta la vacanza, ricordandomi, ogni giorno, i versi scritti da un poeta nella cella della prigione: “il cielo è così azzurro, così calmo…”
-Scrivere sul balcone vista prato-bosco-montagna, alle sette di mattina, per una improvvisa crisi di astinenza, mentre G. prepara la colazione.
Il primo dei tre obiettivi della vacanza è raggiunto, complice il bel tempo.
Per gli altri, debacle su tutta la linea. “Le mie prigioni” sono tutte nella mia mente.

sabato 15 agosto 2009

Dura, la vita del blogger

Stanotte alle 4 il mio dormire è stato interrotto dal rientro di mio figlio e l’incazzatura che ne è seguita mi ha fatto perdere il sonno. Non so con quale volo pindarico, a un certo punto mi sono messa a pensare al farmaco RU 486 e alle polemiche che ne sono seguite. Da quando mi sono improvvisata blogger , mi capita di trasformare un pensiero che evapora in un pensiero da scrivere, anche nei momenti più impensati. L’incipit del post mi stava venendo bene: “ Giuliano Ferrara si strappa le vesti per la RU 486. Miseria, non è proprio un Bronzo di Riace! Che qualcuno lo rivesta, per favore.”
Divertente , ma un po’ cattivello. Da scartare. Non sopporto i comici che fanno le battute sui difetti fisici delle persone, dato che è una delle poche cose di cui uno non ha colpa. Lo stesso giornalista, però, pratica l’ autoironia (e la cosa gli fa onore) definendo la sua trasmissione su radio 24 “Parliamo con l’elefante”; ragion per cui potrei anche pensare di non censurare, per il momento, la battuta.
Mio marito, che ha un radar che lo sveglia quando la moglie non dorme, mi pone la fatidica domanda: “A cosa stai pensando?...” “… A Giuliano Ferrara” gli rispondo prontamente.
Peccato che l’effetto esilarante della risposta sia vanificato dal fatto che lui non colleghi subito il nome alla persona, anzi lo scambi per Giuseppe Cruciani, addirittura.
Vabbè, perché vi ho detto questa scemenza? Perchè ho pensato che quando una blogger arriva al punto di pensare al Ferrara, di notte, vuol dire che è esaurita.
Spero, in montagna, di trascorrere la giornata camminando fino a indolenzire i muscoli delle gambe, spero di riuscire ad avere pensieri leggeri e positivi, spero di dimenticare l’amato-odiato blog. La sera dopo una doccia togli-fatica voglio dedicarmi a una buona lettura e per finire sprofondare in un sonno senza idee, come quello di un bambino felice che ha giocato tutto il giorno. Spero di sognare Heidi, Peter, Nebbia, Fiocco di Neve e, al massimo, il buon vecchio nonno.

(il titolo del post l’ho copiato dal titolo di un libro di un autore che amo molto, David Lodge (“dura, la vita dello scrittore”)

giovedì 13 agosto 2009

inizia il conto alla rovescia

Meno uno, infatti.
Il primo giorno di ferie mi sono svegliata presto, verso le sei e trenta, ma sono rimasta a letto a dormivegliare fino alle otto. Colazione, poi in edicola, a comprare il giornale per papà, e poi a portarglielo. Mamma sta cucinando per un battaglione, per festeggiare il compleanno del suo primo nipote. Dopo averla minacciata che se cucina altra roba guai a lei, vado all’ufficio postale, ma senza documenti, perché non mi sono ricordata di riprendere, da mamma, la borsa dimenticata ieri mattina. Ho in mano un cartellino giallo di convocazione e mi dicono di aspettare. Chiedo se per caso servono i documenti, nel qual caso andrei a prenderli . Poco dopo mi informano che occorre anche la presenza del marito, e il tutto viene rimandato a sabato. Torno a casa, chiamo mia sorella che mi aveva cercata, stendo i panni anche se è nuvoloso, infine decido di andare dal medico a “ripetere” le ricette per papà, mamma, marito.
Mi incammino a piedi, senza ombrello nonostante il nuvolo sia diventato minaccioso. Dopo cento metri, comincia a piovigginare, ma non ho nessuna voglia di pentirmi e tornare indietro a prendere l’ombrello: quando si prende una decisione, bisogna portarla a termine, no? Costi quel che costi. Le gocce sono incerte e si fermano, concedendomi il vantaggio che si dà ai perdenti. Affretto il passo, ma poco prima del traguardo la pioggia mi annulla lo sconto e in men che non si dica grosse gocce belle decise mi bagnano i capelli, il terriccio bagnato della strada sconnessa mi entra dai sandali e le bermuda di jeans si riempiono di macchie scure a pois, con immediato e terribile effetto ventosa. Al diavolo la teoria del costi quel che costi, la prossima volta prendi l’ombrello (sussurra una vocina)
Entro nell’ambulatorio bagnata quasi fradicia, affrontando gli sguardi incuriositi dei numerosi pazienti con un inutile quanto necessario: “Piove!”. Con tutta ‘sta gente, farò in tempo ad asciugare.
Mi immergo nella lettura del bellissimo libro portatomi appresso in uno zainetto (“Che tu sia per me il coltello”), ma le chiacchiere non mi permettono di concentrarmi. La mia vicina di sedia sta parlando di controlli e assistenti sociali con la dirimpettaia, e conclude: “Io voglio adottare un figlio, non lo voglio comprare!” (… maccheccavolo….)
Non faccio in tempo a rimettermi dallo choc, che la prima paziente uscita dallo studio si mette a raccontare che le avevano dato sei mesi di vita e invece è ancora qui, e racconta del suo coma, di come è bello di là, del suo rapporto con Dio, di come è cambiata dopo il cancro … Santo cielo! Cosa succede stamattina?
Di solito in questi posti si sente parlare di cose molto più banali, non certo di bambini venduti ed esperienze estreme … Come riprendere la lettura? Anche il PC del medico fa le sue bizze, è lento come una lumaca, ma a mezzogiorno finalmente posso raggiungere casa di mamma. Mi cambio per togliermi l’umidità (ma di chi è questa maglietta? Non mi entra nemmeno un braccio) e pranziamo. Nel frattempo sono arrivati i miei figli e mia sorella, con la famiglia. Mi spupazzo il nipotino nato da poco: un tipino a posto, per niente frignoso, di poche pretese: un po’ di latte della mamma, qualche coccolina e si addormenta nel bel mezzo di una cagnara indescrivibile (sono arrivati altri cuginetti) .
Il festeggiato accende 9 candeline rosa (poco più che mozziconi, reduci di tutti compleanni di tutti i nipoti dei nonni, rigorosamente festeggiati in questo tinello) sulla crostata, anche se compie 21 anni ed è maschio, cantiamo tanti auguri a te, le piccoline soffiano, poi si fa il bis di candele e canzoncina perché deve soffiare anche il festeggiato. Sgrido mio papà perché mangia in continuazione, facciamo una provata di pressione collettiva, offriamo la torta e i pasticcini alla vicina di casa con badante, i bambini escono in giardino e vogliono convincermi a giocare a “ce l’hai” , ma mio figlio mi avverte: “ TU non sai COME È il loro “ce l’hai”
Mi salvo con un provvidenziale: “Servo il caffè e poi arrivo”, naturalmente poi non mantengo la promessa.
Se ne saranno accorti?

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

(è il finale della poesia di ieri, il sabato del villaggio) (Impareggiabile Leopardi)

martedì 11 agosto 2009

Il più gradito giorno

Forse il giorno più bello di tutte le ferie è l’ultimo giorno di lavoro.
Ricordate la poesia “ Il sabato del villaggio”?

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.


Leopardi sosteneva l’affascinante tesi che il sabato fosse meglio della domenica, perché la speranza dell’attesa è meglio di ciò che ci aspetta poi nella realtà. La gioia della domenica, nella quale tanto si è sperato, viene in realtà rovinata dal pensiero dell’indomani.

L’ultimo giorno di lavoro, venerdì 31 luglio, dopo aver sbrigato alcune incombenze ho messo in ordine gli scaffali, buttato quaderni vecchi, fogli inutili, fermagli arrugginiti, gomme morsicchiate, pezzettini di gesso inservibili; ho spolverato, pulito le mensole, lavato e asciugato contenitori: ho cercato di fare cose che mi lasciassero libera la mente, perché l’ultimo giorno di lavoro lo si trascorre con la testa già lontana, salutando i colleghi, chiedendo loro dove trascorreranno le vacanze: insomma, cazzeggiando, se possibile, il più possibile. Al momento della timbratura in uscita, ci si saluta come se non ci si dovesse vedere per chissà quanto tempo.
… E invece, col primo giorno di ferie comincia il conto alla rovescia. E’ il conto alla rovescia più bastardo che ci sia, va veloce come un razzo .



(il mio prof di italiano, il grande Salvatore Giujusa, la declamava 100 volte meglio )

lunedì 10 agosto 2009

Che noia



Ho riletto l'ultimo post e mi è venuta la nausea. Basta parlare di politica, basta. Non ne posso più, forse negli ultimi tempi le ho dato troppa attenzione. Per fortuna lunedì prossimo parto, vado in montagna. Ho bisogno di uscire da questa noia. Ho bisogno di aria pulita, che mi ossigeni il cervello. Il fatto di andare in un paese dove non capisco un’acca della lingua, poi, mi piace troppo. Non sei costretta a fare conversazione con nessuno. Non ti arriva all’orecchio nessuna stupidaggine.Parli solo quando ce n’è effettivo bisogno, poche parole con quel poco inglese che so. Spero non arrivino nemmeno i canali televisivi italiani. Una bella disintossicazione è proprio quello che ci vuole. G. mi ha regalato un notebook e lo porterò, ma senza la chiavetta internet mangiasoldi a tradimento. Il blog è quindi sospeso da lunedi 17 agosto fino al terribile 31 agosto. Durante questa settimana posterò qualcosa di diverso. Cronache di vita quotidiana, poesia, attimi fuggenti, musica, non so. Vi va?

domenica 9 agosto 2009



Home, un film per salvare il nostro pianeta



Negli ultimi cinquant'anni l’uomo ha modificato gli ecosistemi della Terra più rapidamente e profondamente, che in tutta la storia dell’umanità. Prima della fine del secolo, questo sfruttamento smisurato avrà esaurito la quasi totalità delle risorse naturali del pianeta! L'umanità non ha più di 10 anni per invertire la rotta. E’ per lanciare un grido d’allarme e sensibilizzare ognuno di noi, che esce oggi 5 giugno, nella Giornata mondiale dell’ambiente, il film Home di Yann Arthus-Bertrand, prodotto dal noto regista Luc Besson. Il film esce contemporaneamente in tutto il mondo, e su tutti i media: cinema, televisione, Internet, Dvd. Un fatto senza precedente nella storia del cinema. Dopo il successo mondiale del suo libro “La terre vue du ciel” venduto a 3,5 milioni di esemplari, il noto fotografo francese ha girato dall’elicottero, splendidi immagini del nostro pianeta: 54 paesi, 120 siti e 500 ore di girato. I fiumi africani, le cascate amazzoniche, le barriere coralline, contrastano con i grattacieli delle grandi città, e le zone più popolate e povere del pianeta come i bidonville del terzo mondo. La singolarità del film risiede prima di tutto nella sua diffusione massiccia istantanea, e nel fatto che è distribuito gratuitamente, senza copyright. “I profitti di questo film non si conteranno in milioni di dollari, ma in milioni di spettatori” spiega Arthus Bertrand. François-Henri Pinault presidente del gruppo del lusso parigino PPR, che ha sponsorizzato l’operazione, sostiene che “La natura umana non è disposta a rinunciare al suo benessere. Bisogna consumare diversamente, non consumare di meno”. Da vedere il trailer sopra.

Pubblicato da Christian a 21:08 0 commenti


TRATTO DAL SITO FUTURIX

sabato 8 agosto 2009

CHI SARA’ MAI?

E’ un soggetto ambizioso, può ottenere risultati brillanti. Ha un sentimento grandioso di sé, si considera unico e ha un gran bisogno di essere amato e ammirato dagli altri. Si considera speciale, meritevole di ricevere un trattamento diverso e ogni critica appare a lui insopportabile (altre volte invece è del tutto indifferente ai giudizi).
La sua vita affettiva è superficiale e i rapporti che instaura sono fragili. E’incapace di provare empatia, i suoi slanci sono superficiali e suonano falsi. Nei rapporti interpersonali è manipolatore e tende a sfruttare.
E’ invidioso e svaluta gli altri e le loro realizzazioni; il bisogno di approvazione e ammirazione da parte del prossimo è talmente importante da rendere fragile la sua autostima e da portarlo facilmente alla depressione: ogni minima ferita narcisistica è causa di forte stress che affronta con risposte affettive inadeguate (depressione e/o aggressività).
E’ un soggetto che affronta con particolari angosce l’invecchiamento.

Chi sarà mai? No, non è lui. Cosa andate a pensare.
E’ la descrizione di un disturbo della personalità: il disturbo narcisistico. Ma il peggio è il decorso (tende alla cronicizzazione) e la prognosi (sono consigliate le psicoterapie dinamiche anche se i risultati sono davvero modesti)

Miseria! Se il Chi sarà mai cronicizza, e non ci sono cure, che ne sarà di noi? Ci verrà qualche disturbo della personalità anche a noi, vedrete.
Attacchi di panico al momento del tg? La fobia specifica? Disturbi del sonno? Quello schizoide, caratterizzato dal ritiro sociale? La depressione maggiore?
E pensare che non avremo nemmeno i soldi per andare dallo psichiatra!!

venerdì 7 agosto 2009

Chiediamo solo un pò di rispetto

Uff, che iattura, la Lega. Adesso vuole che vicino al tricolore sventolino 20 bandiere regionali. Mi chiedo se ci sia davvero qualcuno a cui frega qualcosa di queste cose.

La Lega è come lo “scassapalle” che c’è in ogni classe: se non dice la sua scemenza e non fa la sua cazzata quotidiana, ha paura di perdere il titolo di buffone della classe.

Ma anche dietro a una cazzata c’è un perché, e io ho formulato due ipotesi:

1. Tattica diversiva: La lega vuole distrarre l’attenzione degli italiani e dei loro elettori dal fiume di soldi che il governo si sta apprestando a elargire a piene mani al Sud. Vi rendete conto: dopo anni di Roma ladrona , partito di protesta e bla bla vari , sono pronti a riversare denaro frutto dei sacrifici di cittadini onesti nel mare dello spreco di cui ogni giorno si sente parlare, con scandali di cui nessuno rende mai conto.

2. Proposta risultante da cazzeggiamento estivo pre-ferie: sono gli ultimi giorni di lavoro per i parlamentari, che volete, mica si può tirare fuori dal cilindro proposte di legge per affrontare un settembre di crisi economica. Mica si può mandare in vacanza gli italiani con certe preoccupazioni. Meglio parlare d’altro. Secondo me, a questo scopo i nostri governanti hanno approvato alla chetichella un decreto legge d’urgenza per non fare uscire il sei a quella lotteria del cavolo. Così durante questo agosto i telegiornali potranno parlare del sei e gli italiani potranno distrarsi parlando di cosa farebbero in caso di vincita. (La lotteria è il nuovo oppio dei popoli?)

Quando volete cazzeggiare, cari parlamentari, fatelo: non dovete chiedere il permesso a nessuno, tra l’altro. Potete andare alla buvette, leggere il giornale, chiacchierare, andare in bagno, usare il telefonino.
Fate tutto quello che volete, ma risparmiateci certe proposte di legge, abbiate un po’ di rispetto per la nostra dignità di cittadini.

giovedì 6 agosto 2009

Un detenuto prodigio

« Da cinque anni torna a casa la sera, dalla moglie e dalla figlia, e di giorno lavora. È un uomo assolutamente tranquillo che fa il marito, il padre e il lavoratore nell’associazione di volontariato "Nessuno tocchi Caino" »
Di chi staranno parlando? Del candidato al Nobel per la pace? Di un personaggio del libro Cuore? Della versione adulta di Pinocchio? E chi è che parla? La fata turchina?
No, sono parole di un avvocato, e il cittadino modello da lui descritto è stato uno dei terroristi più sanguinari nella storia d’Italia, condannato a 8 ergastoli. Una brava persona, direi.
Giuseppe Valerio Fioravanti, detto Giusva, ex bambino prodigio, figlio di papà, a diciotto anni aveva già una fedina penale lunga un chilometro.
A militare sottrae dalla polveriera 144 bombe a mano e viene definito “personalità abnorme” dallo psicologo militare.
A vent’anni spara a Roberto Scialabba, operaio elettricista di 24 anni, mentre è seduto su una panchina, poi lo finisce con un colpo alla testa. E’ il suo primo omicidio, fatto per divertimento, ma poi deve averci preso gusto, perché a breve ne seguono molti altri: un geometra di 24 anni, vittima di uno scambio di persona, un poliziotto di 19 (gli serviva il suo mitra), un magistrato che indagava sui movimenti eversivi di destra … 13 omicidi, ha commesso, senza contare la strage di Bologna, per la quale è stato condannato, anche se lui si proclama innocente. (Ma chi crede a un assassino?)
Quanti anni di vero carcere ha scontato? Venti? E quali segni di ravvedimento e pentimento ci sono stati, per concedergli la libertà condizionata ora diventata definitiva?
Forse, in carcere ha fatto il detenuto-prodigio: è riuscito ad ottenere sconti di pena impensabili per altri detenuti della sua risma. Ma è pur sempre un assassino pluriomicida.
Io non sopporto l’associazione nessuno tocchi Caino, perché non ha nessun rispetto per il diritto alla giustizia di Abele.

domenica 2 agosto 2009

Lettera aperta a un bilòtt

Dopo cena, mentre riordino la cucina, ascolto sempre la trasmissione “la zanzara”, su radio 24. Chiudo la porta della cucina per isolare il resto della famiglia da questo mio spazio privato e per poter alzare il volume della radio, altrimenti il rumore delle stoviglie non mi permette un attento ascolto della trasmissione. Mi piace la conduzione di Cruciani, anche se a volte mi fa incazzare e gli tiro un cucchiaio di legno.
Venerdi sera un politico ospite della trasmissione affermava che si era fatto due palle così ad ascoltare il Dalai Lama, non ho capito in quale occasione, e che quest’ultimo dopo averlo annoiato per due ore gli aveva anche chiesto i soldi; “Ma me lauri, per vech i danè”, è stata la conclusione dell’arguto ragionamento.
Ma adesso gli rispondo io, a questo tizio, con una lettera aperta:
“ Al politico Nonsochisia che l'altra sera ha offeso il Dalai Lama trattandolo alla stregua di un qualunque blateratore in cerca di quattrini, vorrei dire che il giochetto di prendere in giro i PURI DI CUORE è vecchio, volgare e fin troppo facile. Certo, fa audience e fa ridere, rende anche popolari, un menù ghiotto per certi politici di basso carisma. Ma mi ricorda tanto il bullo che diventa leader della classe tormentando il più debole e scatenando l’ilarità generale.
Il Dalai Lama é il capo spirituale del buddismo, una delle religioni più importanti del mondo, ed é in esilio da quando la Cina ha invaso la sua terra, il Tibet, distrutto i suoi monasteri, torturato e ucciso migliaia di tibetani. Non é in giro per affari o per turismo. Da cinquant’ anni cerca sostegno alľ estero per aiutare la sua gente. Di sicuro preferirebbe appoggi politici piuttosto che quattrini, ma nessuno stato si metterà mai contro la Cina.
Cosa vorrebbe, il signor Nonsochisia? Che il Dalai Lama si mettesse a lavare i vetri della sua auto di lusso, come un qualsiasi extracomunitario? O a zappare la terra per guadagnarsi il pane? Cosa penserebbe se il Papa fosse scacciato dal Vaticano e un buddista lo esortasse ad andare a guadagnarsi la pagnotta?
Ci credo, che il tale si sia annoiato ad ascoltare Sua Santità. Una persona che ragiona in questo modo non è all'altezza di recepire discorsi diversi da quelli “da bar”. Ma bar di infima categoria.
E visto che il tipo mandava odore di lega e alla lega piace tanto il dialetto, voglio salutare il signor Nonsochisia con un’ esortazione: "Desmett de fa la cumedia, bilott!!".

P.S. Per chi volesse saperne di più su questo STRAORDINARIO personaggio, ho scelto questi due filmati. Guardateli e poi ditemi se Sua Santità non vi trasmette grande serenità, nonostante la tragicità della questione tibetana.